Nutrirsi, vivere, star bene: il sistema alimentare dovrebbe rispondere a queste necessità

Nel mondo all’incontrario che abbiamo costruito, quando arriva la tempesta perfetta – con una guerra alle porte, la crisi energetica, la siccità, l’inflazione e una pandemia non ancora risolta – succede che la frutta rimanga a marcire sugli alberi, perché costerebbe di più raccoglierla.

E che addirittura ci si debba armare di motosega per abbattere interi frutteti, perché quelle susine ben mature, dolci e succose, verrebbero pagate ai contadini pochi centesimi al kg. Intanto, sugli scaffali i prezzi schizzano verso l’alto e i consumi delle famiglie si adeguano, tagliando la spesa anche per cibi di base e andando alla frenetica ricerca del discount più economico.

Giornata mondiale dell'alimentazione 2022

Nella giornata mondiale dell’alimentazione, possiamo partire proprio di qui. E farci delle domande.

Abbiamo un sistema alimentare che, all’apice della crisi, non protegge le sue fondamenta (la terra e chi la lavora) ma annienta gli agricoltori, genera sprechi intollerabili (quasi un terzo del cibo prodotto viene gettato via) e specula sulla pelle delle famiglie. Per quale ragione?

I sistemi di produzione intensivi non hanno sfamato il mondo

Sarà che in questi ultimi decenni non abbiamo messo bene a fuoco la questione? Forse il tema centrale non era e non è solo aumentare le rese, produrre e immettere sul mercato sempre più cibo, con la scusa di dover sfamare una popolazione mondiale in costante crescita. Il dubbio è lecito, se si guarda ai risultati. I sistemi di produzione intensivi non hanno sfamato il mondo. I dati sulla denutrizione e la malnutrizione continuano a essere drammatici: 821 milioni di persone soffrono la fame, tra cui 50 milioni di bambini; miliardi di persone hanno altre forme di carenze nutrizionali.

Giornata mondiale dell'alimentazione 2022
Fagioli di Carrazzo dei Nebrodi © Oliver Migliore

L’agricoltura è sempre più slegata dalla terra e dai cicli naturali e dalla sua funzione originaria: nutrire. Trasformata in industria, non produce cibo, ma commodities.

Oggi una manciata di gruppi finanziari e di multinazionali controlla gran parte della produzione alimentare industriale: i semi (ogm e ibridi), i fertilizzanti, i pesticidi, la genetica delle razze animali, la trasformazione delle materie prime, la distribuzione. In Brasile, un’area grande come la Germania è coltivata interamente a soia, un vero e proprio deserto artificiale, imbevuto di pesticidi (il Brasile consuma il 25% dei pesticidi prodotti nel mondo), destinato a produrre materie prime che saranno quotate in borsa ed esportate sui mercati internazionali.

Ecco perché questo sistema – di fronte a una crisi drammatica come quella di oggi – non sceglie la parsimonia e la cura, ma acuisce lo spreco e la speculazione; non protegge la terra, non protegge chi la coltiva e non protegge la nostra salute.

Giornata mondiale dell’alimentazione 2022: ridiamo valore al cibo

Perché ormai è diventato qualcos’altro. Qualcosa di distante, indefinito, a cui non sappiamo più collegare nomi, volti, luoghi. Qualcosa che produce il 35% delle emissioni di gas-serra e che consuma il 70% dell’acqua dolce disponibile sul pianeta.

Allora se provassimo a spostare l’obiettivo dalle rese produttive alla cura? Per il suolo, l’acqua, la biodiversità?

Se riorganizzassimo il sistema alimentare partendo dalle vere esigenze delle comunità? Nutrirsi, vivere, star bene.

Se provassimo a ridare valore al cibo, a considerarlo in tutta la sua meraviglia, come nutrimento, cultura, piacere, convivialità, economia reale e sana, paesaggio, sapere, lavoro?

È un’utopia?

Ma siamo sicuri che l’utopia non sia quella di chi continua, cieco e sordo, a portare avanti un sistema che rischia di portare al collasso l’umanità nel giro di pochi anni?

Serena Milano
s.milano@slowfood.it

Da il manifesto del 13 ottobre 2022