Connessioni autentiche per un cambiamento reale

L’Assemblea dei partecipanti Slow Food è uno dei momenti più importanti nella vita del movimento. Riunendo circa 800 delegati con diritto di voto provenienti da oltre 120 Paesi, rappresenta lo spazio in cui la rete globale di Slow Food contribuisce a definire l’indirizzo politico e strategico della Fondazione e partecipa alle principali decisioni di governance per il prossimo mandato.

Sperando possa ispirare tutte e tutti a percorrere il cambiamento ormai necessario, riportiamo di seguito il documento politico realizzato in occasione dell’incontro che si è tenuto a Torino nei giorni di Terra Madre Salone del Gusto 2026.

Ci riuniamo in Assemblea per la prima volta senza il nostro fondatore e guida, Carlo Petrini — la voce che ha fatto comprendere a milioni di persone che il cibo non è mai solo cibo, ma anche cultura, dignità, piacere, giustizia ed ecologia.

La sua visione ha superato confini, unito mondi diversi e trasformato un piccolo movimento in una comunità globale capace di cambiare l’immaginario prima ancora dei sistemi.

Carlo, tuttavia, non ha costruito un movimento autoreferenziale. Ha costruito comunità in grado di camminare insieme. Ci ha insegnato che leadership vuol dire piantare semi di futuro che altri faranno crescere. Ha creato un movimento che appartiene alle comunità, ai contadini, ai pescatori, ai cuochi, ai giovani, ai popoli indigeni, agli artigiani e agli attivisti che lo animano ogni giorno in tutto il mondo.

E ci ha preparati per questo momento. La transizione che aveva immaginato è iniziata quattro anni fa, quando ha lasciato la presidenza passando il testimone a Edie Mukiibi, avviando un percorso che aveva preparato con attenzione. La sua scomparsa non ci fa sentire smarriti, ma ci ricorda le nostre responsabilità.

Oggi siamo all’inizio di un nuovo capitolo collettivo.

Una visione radicata nel passato, proiettata verso il futuro

Ci riuniamo in un momento in cui il mondo appare sempre più fragile e frammentato. Tensioni geopolitiche, crisi climatica, disuguaglianze, polarizzazione sociale e isolamento stanno
trasformando vite e paesaggi a ogni latitudine. I sistemi alimentari sono al crocevia di queste crisi interconnesse.

Eppure – ovunque, le persone resistono. I contadini rigenerano la terra. I pescatori proteggono gli ecosistemi. Le comunità indigene custodiscono saperi ancestrali. Cuochi, artigiani, attivisti e comunità costruiscono il proprio futuro basato su solidarietà, cura e cooperazione. Insieme, recuperiamo il gesto del condividere il cibo come atto politico.

Rifiutiamo il diffondersi di individualismo, autoritarismo e nazionalismo che dividono, isolano ed escludono. Scegliamo il nostro cammino: dignità, giustizia, biodiversità e pace. Non può esserci giustizia alimentare senza pace. E non può esserci pace senza giustizia.

La diversità è la nostra forza collettiva

Le monocolture — di piante, di pensieri e di identità — rendono fragili gli ecosistemi e le società. L’uniformità indebolisce la vita. La diversità la rende resiliente.

La diversità biologica sostiene la vita. La diversità culturale sostiene la libertà. La diversità umana sostiene la democrazia. Le culture del cibo hanno avuto origine dallo scambio, dall’incontro e dalla libera circolazione delle persone.

Eppure, oggi la migrazione viene troppo spesso vista come una minaccia, e non come fonte di ricchezza e rinnovamento culturale. Mentre i confini si irrigidiscono e sorgono muri, molti
continuano a rischiare — e talvolta a perdere — la vita in cerca di dignità e speranza. Il cibo racconta un’altra storia: parla di connessione invece che di separazione, di culture modellate dall’incontro e dallo scambio. Supera i confini, crea ponti tra le comunità e ci ricorda che le nostre storie, come le nostre tavole, sono sempre state condivise.

La diversità non è una minaccia.
La diversità è resilienza.
La diversità è dignità.
La diversità è speranza.

I popoli indigeni, le persone afrodiscendenti e le comunità locali custodiscono i saperi ecologici essenziali, il patrimonio alimentare e la memoria culturale, fondamentali per il futuro dell’umanità. I loro diritti, le loro terre e le loro culture devono essere tutelati e rispettati. Scegliamo il nostro cammino: difendere la diversità alimentare significa difendere la convivenza e la resilienza culturale.

Il cibo è un diritto

Il cibo buono, pulito e giusto non è un privilegio. È un diritto umano universale e non negoziabile. Per trasformare i sistemi alimentari dobbiamo affrontare il potere di chi controlla semi, terra, acqua, conoscenza, tecnologie e mercati.

Rifiutiamo sistemi alimentari che sacrificano biodiversità, giustizia ambientale, salute e dignità umana per il profitto. Rifiutiamo sistemi economici basati su sfruttamento e invisibilità.
Rifiutiamo sistemi politici che escludono le comunità dalle decisioni sul proprio futuro. La tecnologia da sola non ci salverà.

L’innovazione deve servire il bene comune. Le comunità devono mantenere il controllo sui dati, le conoscenze e le tecnologie che plasmano in modo sempre più invadente i sistemi alimentari. L’intelligenza artificiale e gli strumenti digitali devono essere uno strumento che rafforza le comunità, la trasparenza e la biodiversità — non devono sostituire i saperi tradizionali, l’autonomia e le relazioni umane. Il progresso tecnologico non può basarsi sulla spoliazione delle comunità, private delle proprie terre, delle proprie risorse e delle prospettive per il futuro.
Scegliamo il nostro cammino: agroecologia, sovranità alimentare, economie rigenerative, beni comuni, risorse condivise e partecipazione reale.

Non siamo qui per migliorare un sistema che non funziona. Siamo qui per trasformarlo.

Cura, comunità e gioia

Slow Food crede nel potere trasformativo della convivialità, della solidarietà e della gioia collettiva. Intorno alle tavole, negli orti, nei mercati e nelle cucine, le persone riscoprono la fiducia, il senso di appartenenza e la responsabilità reciproca. Le comunità sono il cuore e l’anima del nostro movimento. Festeggiare non è qualcosa di futile. La convivialità è resistenza culturale. La gioia è politica.

In un’epoca di paura e disconnessione, le comunità diventano spazi di guarigione e appartenenza. Diventano anche luoghi dove ogni giorno si pratica convivenza, dialogo e pace. Dove i sistemi falliscono, le comunità resistono. Dove la paura separa, le comunità ristabiliscono legami. Dove le istituzioni si ritirano, le comunità si organizzano.

Scegliamo il nostro cammino: essere comunità contro l’isolamento, prendersi cura contro la paura.

Futuri rurali e urbani

La giustizia alimentare deve essere una realtà ovunque. Dalle aree rurali ai centri urbani, le comunità difendono terra, biodiversità e saperi ancestrali dall’abbandono, dallo spopolamento, dalla speculazione e dallo sfruttamento. Eppure, milioni di persone patiscono ancora fame, insicurezza alimentare, diete malsane e isolamento.

Crediamo che trasformare i sistemi alimentari significhi ristabilire il legame tra città e campagne, tra cittadini e produttori, tra le persone e gli ecosistemi che le sostengono. Il futuro del cibo
dipende dal ripristino delle relazioni che i sistemi industriali hanno spezzato.

Crediamo che i Comuni debbano diventare laboratori di democrazia del cibo: luoghi dove politiche pubbliche alimentari, mense scolastiche, orti urbani, mercati locali e iniziative dal basso possano ricostruire il tessuto sociale, rafforzare la resilienza ecologica e garantire a tutti il diritto a un’alimentazione sana e sostenibile.

Scegliamo il nostro cammino: ristabilire il legame tra persone, cibo e territorio. Scegliamo il nostro cammino: riavvicinare campagna e città, persone e cibo, comunità e territorio.

Facciamo tutti parte della prossima generazione

Il futuro del cibo dipende dal presente delle giovani generazioni. In tutto il mondo, giovani contadini, attivisti e lavoratori del settore alimentare affrontano ostacoli nell’accesso alla terra, al lavoro dignitoso, alla partecipazione e alle opportunità. Ciononostante, una nuova generazione sta ridefinendo il concetto di agricoltura, comunità e attivismo. Ci impegniamo a sostenere la leadership giovanile, promuovere l’educazione agroecologica, ampliare l’accesso alla terra, alla conoscenza e a mezzi di sostentamento dignitosi, esigere una giusta remunerazione per tutti e favorire il dialogo intergenerazionale.

Una transizione giusta avrà successo solo se ai giovani saranno riconosciuti dignità, significato e opportunità nel lavoro legato al cibo. Scegliamo il nostro cammino: siamo la prossima generazione.

Siamo la moltitudine

Siamo un movimento globale, radicato nell’azione locale e unito da uno scopo condiviso. Una moltitudine di comunità diverse, che abitano ecosistemi, culture e contesti politici differenti,
ma unite dall’impegno comune per un cibo buono, pulito e giusto per tutti. Oggi il nostro movimento comprende:

— Oltre 8.000 orti agroecologici
— Oltre 500.000 persone coinvolte negli orti Slow Food in Africa
— Oltre 10.000 contadini e artigiani del cibo aderenti ai Presìdi, alle Slow Food Farms e ai Mercati della Terra
— Oltre 2.000 cuochi attivi nell’Alleanza Slow Food dei Cuochi
— Oltre 6.700 prodotti salvaguardati tramite l’Arca del Gusto
— Oltre 1 milione di persone raggiunte con attività di educazione, advocacy e mobilitazione collettiva.

Ma questo è solo l’inizio.

Il nostro movimento appartiene a tutti coloro che coltivano, pescano, trasformano, distribuiscono, cucinano o condividono responsabilmente un cibo buono, pulito e giusto. Il nostro movimento appartiene a chiunque alimenti la vita. Tutti ne fanno parte. Tutti contano. Tutti possono essere leader. Slow Food è un organismo vivente: decentrato, vario, interconnesso e inarrestabile. Scegliamo il nostro cammino: una moltitudine in movimento, che parla all’unisono.

Dalla visione all’azione

Scegliamo il nostro cammino: Il futuro non si costruisce solo con le dichiarazioni. Si costruisce con il lavoro quotidiano di milioni di persone che agiscono insieme. I nostri impegni per i prossimi quattro anni sono chiari:

1. Costruiamo comunità del prendersi cura
Invitando le persone a ritrovarsi intorno a tavole, mercati, cucine e orti, trasformando il cibo condiviso in nuovi gruppi locali radicati nella partecipazione, nella cura e nell’azione collettiva. Creando spazi per la partecipazione, la formazione e il sostegno reciproco. Condividendo il cibo come atto radicale di connessione. Il nostro impegno: raddoppiare i gruppi locali di Slow Food nel mondo.

2. Difendiamo la biodiversità
Proteggendo semi, paesaggi, oceani, aziende agricole e culture alimentari. Lavorando insieme a contadini e produttori per promuovere l’agroecologia, rigenerare ecosistemi, trasmettere saperi e mantenere viva la memoria collettiva. Il nostro impegno: coinvolgere 5.000 aziende agricole come avanguardie globali dell’agroecologia, della biodiversità e della giustizia.

3. Facciamo educazione su consapevolezza e cambiamento
Aumentando la consapevolezza sul cibo e la comprensione critica di come le nostre scelte alimentari influenzino persone, biodiversità, clima e salute. Trasformando la conoscenza in azione, per rendere le comunità capaci di scegliere e cambiare i sistemi alimentari. Il nostro impegno: raggiungere 1 milione di persone nel mondo grazie a attraverso iniziative di educazione e sensibilizzazione.

4. Coltiviamo il cambiamento politico
Influenzando istituzioni pubbliche e imprese private, politiche pubbliche e sistemi economici. Contrastando sistemi che antepongono il profitto alla vita. Promuovendo la sovranità alimentare, l’agroecologia, i beni comuni e la giustizia alimentare. Il nostro impegno: rafforzare Slow Food come forza politica globale per la trasformazione dei sistemi alimentari.

Un appello alla mobilitazione

Un mondo diviso ci porta ad avere timore l’uno dell’altro. Noi rispondiamo con la cooperazione. Un sistema alimentare in frantumi ci dice che il profitto conta più della vita. Noi rispondiamo con il senso di giustizia. Una cultura dell’individualismo ci invita a pensare solo a noi stessi. Noi rispondiamo con la comunità. Arriviamo da tanti mondi diversi. Parliamo molte lingue. Viviamo in ecosistemi, culture e realtà differenti.

Scegliamo il nostro cammino: per progredire insieme, perché il cibo può trasformare il mondo.

Il futuro non è qualcosa che aspettiamo. È qualcosa che coltiviamo, insieme.

La tavola è apparecchiata. Il movimento sta crescendo. Il momento è arrivato.