«Sobrietà non vuol dire rinuncia, ma distanza dall’eccesso»

repubblica ideeGrande partecipazione di pubblico all’incontro nell’ambito di Repubblica delle Idee tenuto questo fine settimana a Reggio Emilia tra Carlo Petrini, presidente di Slow Food, ed Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose dal titolo “Da’ loro il nostro pane quotidiano”. Un dibattito densissimo, durante il quale si sono affrontati temi quali lo spreco, il valore del cibo, futuro della terra, sistemi alimentare e fame nel mondo. «La piaga della fame si può vincere; il costo calcolato dalla Fao è inferiore alle spese sostenute per sostenere le banche durante la recente crisi finanziaria – evidenzia Petrini –. Ma non c’è la volontà politica perché fa comodo tenere le popolazioni sotto il gioco della dipendenza».

Petrini ci porta subito in Africa «qui oltretutto sfruttando governi deboli e corrotti, diversi Stati e grandi imprese acquistano a prezzi irrisori terreni fertili. Questo è il nuovo colonialismo del land grabbing che compila ancora di più la già fragile situazione di morte per fame e malnutrizione. E questo il quadro che dovremmo avere ben chiaro nella nostra coscienza, specialmente quando vediamo questa moltitudine di popoli che scappano perché non hanno un’alternativa e con i barconi arrivano sulle nostre coste. I più fortunati. Perché nel Mediterraneo molti trovano la morte, e molti la trovano attraversando il deserto. Nello stesso mare dove all’inizio del secolo scorso morivano i nostri connazionali. E nessuno si indigna più».

È un problema che coinvolge tutti noi come sottolinea Enzo Bianchi «Siamo parte del problema. Non c’è indignazione, ma prima ancora il problema è di educazione. Quando si parla di sobrietà come qualcosa che deve essere insegnato a chi si affaccia alla vita del mondo, non siamo capaci di dire che sobrietà non è rinuncia ma presa di distanza dall’eccesso». E qui Bianchi propone alcuni dati sullo spreco, una distorsione forte del nostro sistema distributivo della nostra società dove convive morte per malnutrizione e cibo in discarica. Nel mondo oggi un terzo del cibo prodotto finisce sprecato ogni anno lungo la filiera alimentare, mentre allo stesso tempo 805 milioni di persone sono “cronicamente sottonutrite”. Lo spreco annuo di cibo sul pianeta vale una volta e un terzo l’intero PIL italiano, ovvero 2060 miliardi € (Pil 2013: 1560 miliardi €) inclusi i costi sociali, ambientali ed economico-produttivi (studio Fao – Food Wastage footprint 2014). Ma le percentuali sono ben diverse: se in Africa e nel Sud-Est Asiatico si sprecano fra 6 e 11 kg di cibo all’anno, in Europa e Nord America si arriva a 95/115 kg di cibo sprecato. Nella sola Europa, dati 2014 attestano che ogni anno si sprecano oltre 100 milioni di tonnellate di cibo.

«Questo sistema ha creato una situazione in cui si è perso il valore del cibo – aggiunge Petrini -. Si parla solo di costo, ogni prodotto è mera merce, incluso il cibo. Non si vede che cosa c’è dietro un prodotto. Ci interessa solo il prezzo, che deve essere basso. E allora più produzione, più sfruttamento della terra, più uso della chimica, rendendo i nostri terreni sempre meno fertili. E a ciò si aggiunge il continuo consumo di suolo agricolo. Dobbiamo dire basta altrimenti parlare di Made in Italy è una truffa».

Ecco perché, sostiene Petrini, bisogna ripartire dall’educazione alimentare a cominciare dalle scuole. «In latino le parole coltura e cultura hanno la stessa radice – ci ricorda Enzo Bianchi -. Coltivare la terra e coltivare l’intelletto avevano per i nostri antenati pari dignità. C’è infatti un legame profondo tra ciò che noi scegliamo di mangiare e la nostra cultura». E dai nostri antenati dovremmo recuperare anche la cultura del dono: «Una forza senza fine» ci ricorda Bianchi: «una cultura che necessita di essere diffusa nella nostra società, ma non per ricevere qualche cosa in cambio, ma per l’importanza della condivisione. Una pratica che dovremo estendere a livello planetario con il “dono del debito” e cancellando il debito per i Paesi in via di sviluppo». Un messaggio che i relatori vorrebbero che l’Expo facesse proprio, affinché non diventi (nella migliore delle ipotesi) una vetrina espositiva e basta.

Guarda il video dell’incontro di Reggio Emilia www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/reggioemilia2014/

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