Federica Quattrocolo coltiva frutta e la vende al mercato: mirtilli, pere, mele e kiwi. Non è certo l’unica in Piemonte a farlo, eppure qualcosa di speciale nel suo modo di lavorare c’è.
Non tanto perché produce in biologico, e nemmeno perché nei circa tre ettari di frutteto della sua azienda agricola, Cascina Bonetto a Lusernetta in val Pellice, nel Torinese, coltiva anche antiche varietà di mele piemontesi, quelle per cui Slow Food anni fa ha lanciato un Presidio. Ma perché non si rassegna all’idea (sbagliata, eppure diffusa) che campagna e città siano due mondi distinti, lontani, che non si possono parlare.
La sua convinzione l’ha portata a diventare una delle anime del Mercato della Terra di Torino, che fa parte della rete internazionale di mercati contadini di Slow Food: un luogo dove, oltre a fare compere, clienti e consumatori possono prendersi il tempo di parlare, conoscersi, far domande e dar spazio alle curiosità. Prima ancora che la compravendita di alimenti, nei Mercati della Terra si fa infatti educazione alimentare.

«I negozi di prossimità stanno sparendo, e con loro la capacità di dare consigli e informazioni sui prodotti e su come consumarli – sostiene –. In questo, stanno venendo parzialmente sostituiti dai mercati. Ma c’è un problema: in alcuni mercati alimentari “normali”, ci sono espositori che acquistano loro stessi parte della merce da rivendere ai clienti. Si riforniscono di ciò che non hanno, e così allestiscono banchi strepitosi, dove la gente trova di tutto, sempre. Ma così il cliente, che spesso ha già poco chiara la stagionalità di frutta e verdura, finisce per essere ancora più disorientato». Secondo Quattrocolo, il lavoro da fare è tanto: «In alcuni mercati che frequento, vedo colleghi che propongono le mele fino a luglio, mentre io le ho solo fino a marzo o aprile: la frutta non è eterna… Oppure le pere: quelle nostrane, che maturano ad agosto, si conservano fino a dicembre. Se sui banchi del mercato se ne trovano in primavera, significa che arrivano dall’altra parte del mondo. Ma il cliente, di norma, questo non lo sa. Io provo a fare la mia parte e, quando i consumatori mi chiedono qualcosa, colgo l’occasione per raccontare che cosa sta succedendo in campo in quel preciso periodo».
Federica, che la strada della campagna l’ha imboccata quando è diventata madre, in fondo resta anche «cittadina: nata e cresciuta a Torino. Ma fin da piccola ho avuto la fortuna di stare a lungo a contatto con la campagna, grazie alla casa che i miei genitori avevano qua in valle: ho sempre visto fare il fieno e coltivato l’orto. Mi rendo però conto che chi non ha avuto questa fortuna arriva ad approcciarsi al cibo totalmente al buio. Ecco perché ha ragione Carlo Petrini: bisogna far entrare l’educazione alimentare nelle scuole».
Firma l’appello per l’educazione alimentare nelle scuole
Il progetto di Slow Food dei mercati contadini – in vent’anni ne sono nati un centinaio in tutto il mondo, dal Canada alla Tanzania, dall’Argentina alla Turchia, dal Ghana all’Australia – vuole proprio rispondere al bisogno di avvicinare chi produce il cibo a chi lo consuma, ricollegando la campagna e la città. Al mercato, assicura Quattrocolo, si combatte anche lo spreco: «A chi mi chiede tre chili di pere dico di no, perché poi non hanno il frigo adatto per conservarle. Le William, se le lasci a quattro gradi, nel giro di pochi giorni diventano gialle e non sono più buone». Parola di produttrice.
Serena Milano, direttrice Slow Food Italia,
da Corriere Torino del 21 settembre 2024