Salviamo i semi! L’impegno di Slow Food e dei genetisti

Con grande piacere abbiamo assistito in questi anni al ritorno di un tipo di agricoltura più naturale, con tanti agricoltori e ricercatori che hanno attivato filiere produttive alternative alla mono-coltura dell’agrochimica. Un fenomeno che come Slow Food cerchiamo di sostenere e diffondere.

Con Slow Mays in particolare è nata una rete di custodi del seme che, grazie alla collaborazione con l’Unità di Ricerca per la Maiscoltura di Bergamo (Crea), ha selezionato varietà locali a impollinazione libera. L’obiettivo? Conservare e far conoscere la nostra agrobiodiversità e, soprattutto, produrre granella da semina e granturco per l’alimentazione umana che fronteggi la proliferazione inarrestabile e proterva dei mais ibridi da zootecnia, voraci consumatori di acqua ed energia fossile.

Gli agricoltori della rete di Slow Mays condividono le varietà e, insieme a mugnai, artigiani del cibo, chef e pasticceri, curano la trasformazione e la vendita. Un tentativo concreto di rilanciare l’agricoltura di piccola scala a cui afferiscono decine di realtà da tutta la penisola.

Il 24 e 25 febbraio 2018 si terrà ad Arcevia (An) l’Incontro Nazionale dei Custodi di Mais Locali. Sabato 24, la giornata è dedicata all’incontro della rete. Mentre domenica 25 siete tutti invitati alla sessione pubblica (dalle 10 alle 12.30), presso il Centro Culturale San Francesco, dove si terrà la presentazione del libro Agricoltura Slow con gli autori Francesco Sottile e Cristiana Peano.

Da segnalare anche il progetto campano Sementia, che raggruppa agricoltori e ricercatori per ripristinare la disponibilità e la condivisione delle antiche varietà di cereali adatti alla panificazione e alla produzione della pasta. Un progetto centrato sull’uscita dalla marginalità a cui il mercato vorrebbe condannare territori e comunità che rappresentano, invece, la resilienza ambientale e sociale su cui costruire un futuro sostenibile.

La rete Slow Beans / Leguminosa è un altro progetto targato Slow Food che alla difesa della biodiversità associa la promozione di un maggior consumo di legumi, ricchi di proteine ottenibili a bassissimo impatto ambientale. I legumi di pregio coniugano valore gastronomico e nutrizionale alla sobrietà nel consumo di suolo e risorse: sono quindi a buon diritto protagonisti di un’alimentazione responsabile.

Esistono inoltre esperimenti di miglioramento genetico partecipativo. Si tratta di selezioni di varietà locali e tradizionali che partono da collezioni pubbliche o da varietà conservate dagli agricoltori e che riportano in campo semi non protetti da brevetti commerciali.

Il punto chiave è che il processo di selezione avviene direttamente nei terreni degli agricoltori coinvolti e non in un’azienda sperimentale, e viene gestito da agronomi e agricoltori insieme, in modo da ridurre il rischio che una varietà selezionata in laboratorio non sia gradita e adottata dagli agricoltori.

Salvatore Ceccarelli, agronomo e genetista di fama internazionale, ne è un convinto propugnatore. Spingendosi oltre, negli ultimi anni, sono stati avviati progetti di miglioramento evolutivo di popolazioni miste; una strategia che fa della diversità, e non dell’uniformità, il suo punto di forza.

Quella della semina di un’intera popolazione, piuttosto che di una varietà uniforme, è un’idea che Ceccarelli ha maturato nella quarantennale esperienza in Siria, Etiopia e India.

Il suo obiettivo è ottenere in tempi ragionevolmente brevi varietà adatte alla coltivazione in un dato terreno e in determinate condizioni. Indubbiamente interessante vista anche l’evoluzione climatica che ci fa presagire, in prospettiva, la necessità di una diffusa pratica dell’arido-coltura.

Questo approccio ha riscosso l’interesse anche del Crea – ente ministeriale di ricerca che certifica le sementi – che si è reso disponibile a certificare, per la prima volta, una popolazione di grano. Nelle Marche lo stesso Ceccarelli sta collaborando con il Crea-Ora e con Arcoiris per la produzione di miscugli di varietà di zucchine e di pomodori. In Sardegna intanto il Centro Sperimentazione Autosviluppo e l’Agenzia Regionale Agris contribuisce a studiare e moltiplicare vecchie varietà e popolazioni miste di frumento, sia tenero che duro.

 

Lorenzo Berlendis

l.berlendis@slow

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