Le maglie larghe dell’Europa su salute pubblica e ambiente

Ci risiamo, ancora una volta un’autorevole rivista internazionale pubblica un articolo (Pesticides and public health: an analysis of the regulatory approach to assessing the carcinogenicity of glyphosate in the European Union) che mette in discussione l’approccio scientifico impiegato in Europa per classificare la pericolosità del glifosato per la salute pubblica.

Quello che hanno fatto i tre autori – ricercatori appartenenti ad altrettante Ong di Germania, Regno Unito e Austria – è stato esaminare il metodo con cui l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) hanno analizzato i dati su questo pesticida, utilizzando come punto di riferimento gli stessi loro criteri di ricerca e le stesse linee guida per la valutazione del rischio previste dal Regolamento europeo 1272/2008.

È la cronaca a ricordarci che un anno fa il comitato per la valutazione dei rischi dell’Echa aveva dichiarato il glifosato non cancerogeno, confermando le conclusioni a cui era giunta l’Efsa a novembre 2015. La posizione delle due istituzioni è tuttavia opposta a quella cui era giunta l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) classificando il glifosato come “probabile cancerogeno”. Informazioni divergenti che gettano noi comuni cittadini in una nebbia difficile da dissolvere.

Potremmo essere tentati di pensare che si tratti di questioni di lana caprina, battaglie sul metodo che agguerriti camici bianchi combattono tra i corridori dei laboratori di ricerca di mezzo mondo. Peccato che le agenzie al centro dello studio sono nate per tutelare la salute pubblica di noi cittadini europei e dell’ambiente in cui viviamo.

Crediamo sia inaccettabile che possa esistere anche solo il sospetto di una certa timidezza da parte loro nel pubblicare dati che possano danneggiare gli interessi delle multinazionali. Siamo convinti invece che a fronte di questo studio debba essere data al più presto una risposta ufficiale e chiara, che smentisca queste affermazioni o dia l’avvio a un processo di revisione di meccanismi che al momento suscitano più di un mal di pancia. Perché ciò che viene messa in dubbio è l’autorevolezza stessa delle istituzioni.

 

Gaetano Pascale
presidente di Slow Food Italia

da La Stampa del 8 aprile 2018

Leggi l’approfondimento: l’intervista al professor Carlo Modonesi, dell’Università di Parma e membro del Comitato Scientifico dell’Associazione medici per l’Ambiente (Isde Italia), che ci ha aiutato a capire meglio il contenuto di questa pubblicazione.

 

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