Il miracolo Ogm santificato solo dalla stampa italiana

Notiziona: «Gli Ogm sono sicuri per la salute umana». A metà febbraio titoIoni e chilate di byte strillavano la notizia: Scientific Report pubblica lo studio italiano – a cura di un gruppo della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (Impact of genetically engineered maize on agronomic, environmental and toxicological traits: a meta-analysis of 21 years of field data di Pellegrino et al., 2018) che scagiona le colture transgeniche.

Abbiamo sentito gli echi dei tappi e il tintinnare dei bicchieri, grandi sospiri di sollievo e minacce di cause allo Stato. Par di vederli i sostenitori di questa tecnologia vetusta dollari negli occhi e sguardo rivolto all’orizzonte, al largo dell’oceano delle monocolture Gm.

Peccato che qualcuno è arrivato (finalmente) a rovinare la festa e a mettere in evidenza i punti di debolezza degli annunci dei media e anche dello studio.

Manca qui lo spazio per elencarli tutti, ma una cosa è certa: quanto analizzato da Pellegrino et al. non avrebbe dovuto far gridare alla stampa italiana (poco risalto alla ricerca è stato dato da quella internazionale) che gli Ogm sono esenti da rischi per la salute umana.

In primo luogo, nonostante l’annuncio che il report analizzasse seimila studi, la realtà è che solo 76 sono stati davvero presi in considerazione, un numero che rende la ricerca molto più debole. Non solo.

Molti di questi studi sono compromessi da conflitto di interesse, perché gli autori lavorano o per un`azienda produttrice di semi Gm o per un laboratorio che collabora con aziende che li commerciano. Addirittura, alcuni dati arrivano da ricerche finanziate direttamente da produttori di semi transgenici. Non proprio indipendenti ecco.

Ci sono dubbi inoltre sui metodi comparativi adottati che non tengono conto delle diverse caratteristiche delle modificazioni indotte.

Per di più, lo studio del Sant’Anna non tiene in considerazione le colture Gm resistenti agli erbicidi, nonostante sia stato dimostrato che questo tipo di Ogm resiste accumulando l’erbicida, tanto che il fitofarmaco si trova anche nei tessuti della parte edule. Con i conseguenti problemi per la salute pubblica che non sono ancora stati affrontati.

I punti controversi non finiscono qui, ma per concludere possiamo affermare che la stampa italiana ha perso l’occasione di affrontare il tema con serietà, mentre ci dispiace constatare che gli autori dello studio non si sono preoccupati di correggere i titoli.

Finora, quanto è certo è che gli Ogm non rappresentano la svolta per l’agricoltura mondiale, né per la salvezza del pianeta: è provato che non abbiano risolto il problema della fame, ridotto l’uso di pesticidi né arricchito i contadini, mentre impoveriscono suolo e biodiversità, alimentando un sistema alimentare ingordo e che poco si preoccupa degli ecosistemi.

E come non ci stanchiamo di ripetere, la questione Ogm è una questione politica, di democrazia, che chiama In causa la sovranità alimentare nel senso più ampio: la libertà di scegliere ciò che coltiviamo.

 

Michela Marchi

m.marchi@slowfood.it

da Il Manifesto del 19 aprile 2018

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