Dove va l’agricoltura biologica?

Salute, produttività, lavoro. A Terra Madre Salone del Gusto il mondo del bio si interroga sulle prospettive e i problemi dell’agricoltura pulita.

«Il tema del biologico – sostiene Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità –  è diventato molto ricorrente e si trova in un momento particolarmente delicato, specialmente per ciò che concerne gli interrogativi inerenti al suo sviluppo futuro».

Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità

Secondo Frédéric Denhez, scrittore e giornalista francese, autore del libro “Le bio, au risque de se perdre”: «Il biologico è una filosofia e un modo di agire che rispetta tutta la filiera alimentare, dal produttore fino al consumatore, la natura e animali. È importante che tutti si battano contro l’utilizzo di pesticidi e glifosato e che gli agricoltori facciano attenzione a cosa e a come producono. Il bio rappresenta così una grande promessa per cambiare il mondo dell’agricoltura».

Numerosi Paesi hanno adottato da molto tempo le tecniche per completare le transizioni da un’agricoltura convenzionale a una biologica e organica, mentre altri si sono impegnati su questo fronte solo da pochi anni. Tra questi c’è l’Argentina, dove l’agricoltura bio non ha una tradizione molto antica.

Marcela Biglia, ingegnere agronomo presso il ministero dell’Agroindustria argentino, interviene così: «L’Argentina si è adattata al biologico per commerciare con l’Europa. È il secondo Paese, dopo l’Australia, per superficie coltivabile con il biologico e presenta una grande varietà di prodotti. Di tutte le produzioni bio, però, solo l’1,2% è destinato al mercato interno. Il rimanente 98,8% viene esportato, principalmente in Europa e Stati Uniti».

Leidy Casimiro Rodriguez con un gruppo di bambini a Cuba

Il biologico è stato ed è tutt’oggi un potente vettore di sviluppo locale e di sensibilizzazione dei consumatori. Lo sostiene Leidy Casimiro Rodriguez, agroecologa cubana e insegnante presso l’Universidad de Sancti Spíritus: «L’avvento del biologico a Cuba ha generato grandi effetti positivi sia per l’ambiente sia per le popolazioni. L’utilizzo dei combustibili fossili in agricoltura è stato notevolmente ridotto».

Nel Paese, continua la docente, l’agricoltura bio ha permesso sia di salvaguardare una grande biodiversità che di raggiungere migliori risultati produttivi: «I terreni sono più fertili e il consumo energetico si è ridotto del 60% rispetto al passato. Ora è necessario continuare a sostenere una filiera corta e incoraggiare le famiglie a portare avanti le loro attività presso le aziende agricole».

In Italia il 15% dei terreni è coltivato con metodi biologici e le normative, in quest’ambito, sono molto restrittive. «Bisogna chiedersi quale sia il futuro degli agricoltori in Italia – aggiunge Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica -, dal momento che solo il 7% delle produzioni biologiche rimane ai produttori, mentre la parte rimanente diventa materia prima per l’industria. Attraverso il bio, possiamo ridurre la dipendenza dell’agricoltura dalla grande distribuzione».

Maurizio Gily, enologo, agronomo e giornalista

Il tema del biologico riguarda anche un elemento molto rilevante nel campo agricolo e, in particolare, vitivinicolo: l’utilizzo del rame. Maurizio Gily, enologo, agronomo e giornalista, sostiene che le alternative al rame, per chi opera in biologico, non siano molte: «Chi fa agricoltura convenzionale può contare su altre sostanze, derivanti dalla chimica di sintesi. Chi produce biologico invece ha poca se non nessuna scelta. Conviene dunque investire in ricerca, al fine di trovare metodi che possano sostituire l’utilizzo del rame».

Eduardo Cuoco, direttore di Ifoam, la Federazione Italiana dei Movimenti per l’Agricoltura Biologica, conclude così: «Il vero punto focale del biologico, comune a Slow Food e a molte organizzazioni, è il cambiamento climatico. La trasformazione dei modelli alimentari è diventata una necessità, a fronte di un’agricoltura convenzionale che ha impatti notevoli non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello sociale».

Nell’ultimo anno, in Europa, sono stati persi 325.000 posti di lavoro nel comparto agricolo. Una sfida da gestire anche sul fronte della salute e del benessere dei cittadini: «Il numero dei decessi sul lavoro e degli avvelenamenti da sostanze inquinanti è notevole. Anche per questo motivo, il mercato del bio è cresciuto del 120% negli ultimi anni. Il biologico ha dunque una duplice funzione. La prima è la prevenzione dei rischi legati alla salute delle popolazioni e dell’ambiente. La seconda riguarda la giustizia nei rapporti tra gli attori delle catene di approvvigionamento alimentare e il suo equilibrio».

 

Elisa Teppa

e.teppa@slowfood.it

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