Clima, è il momento dell’agricoltura

Cop23 (organo della Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici) si è chiusa a Bonn venerdì scorso dopo aver proceduto a fari spenti per quasi due settimane, quasi ignorata dalla stampa nonostante l’allarme sulle emissioni globali di CO2, tornate a crescere dopo tre anni.

Con un governo Usa ostile e un’opinione pubblica distratta, c’erano tutte le premesse per replicare il fallimento di Copenhagen 2009 e altri poco illustri precedenti. E invece da Bonn arrivano due note positive.

La prima buona notizia, sottolineata dalla Fao, è che finalmente si apre la strada per l’adozione di misure forti nell’agricoltura. Il settore primario finora era rimasto confinato in un limbo, a dispetto della sua assoluta centralità. Agricoltura e allevamento, responsabili del 21% delle emissioni gas serra, rappresentano infatti il secondo comparto più inquinante dopo l’energia, ma anche il più danneggiato dal cambiamento climatico.

Un quarto delle perdite causate da fenomeni meteorologici estremi come inondazioni e tempeste colpisce proprio questo settore, e il tasso arriva addirittura all’80% se consideriamo gli effetti più lenti come le siccità.

L’altra eredità è la neonata alleanza contro il carbone, fonte di energia inquinante che soddisfa tuttora circa il 40% dei consumi elettrici mondiali. Tra i pionieri mancano Usa, Cina, India, Germania, ma ci sono l’Italia e il Regno Unito.

Abbiamo molti strumenti per cambiare e anche noi cittadini possiamo essere protagonisti nel nostro quotidiano, ad esempio facendo la raccolta differenziata con cura o quando portiamo il cibo in tavola (Slow Food ha lanciato la campagna Menu for Change). Ma la risorsa tempo è sempre più scarsa.

Tra il 2008 e il 2016, secondo Oxfam, una media di 21,8 milioni di migranti climatici hanno lasciato le loro case ogni anno. Basti questo a ricordarci che lotta ai cambiamenti climatici, fame e immigrazione sono ormai tre aspetti dello stesso, inderogabile problema.

 

Gaetano Pascale

presidente di Slow Food Italia

da La Stampa del 19 novembre 2017

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