Buone nuove da Slow Meat

Un evento internazionale che ha accolto le voci di allevatori, attivisti, cuochi, politici; nuovi paesi che sposano la campagna dedicata ai consumi di carne e la nuova edizione della guida Diamoci un taglio

Schermata-06-2457178-alle-13.53.47La seconda edizione di Slow Meat, evento internazionale dedicato alla carne buona, pulita e giusta che dal 4 al 6 giugno si è svolto a Denver in Colorado, si è da poco conclusa. Da una parte gli addetti ai lavori – allevatori, attivisti, cuochi, politici – hanno partecipato al Symposium finalizzato a esaminare lo stato attuale del consumo di carne e a lavorare per costruire una rete che si faccia promotrice della necessità di superare l’assurdità della produzione industriale; dall’altra il pubblico ha potuto acquistare presso gli stand prodotti legati alla campagna Slow Meat, partecipare a conferenze sulle innovazioni e le sfide che ci attendono, prendere parte a laboratori guidati da esperti e assaggiare molte ricette realizzate con carne di qualità.

Ma la campagna Slow Meat, lentamente, sta diventando globale. Presto vi racconteremo più nel dettaglio come sia stata ripresa dalla rete di Slow Food in Sudafrica e quali azioni siano state intraprese al riguardo. Con questa news, invece, vogliamo condividere con voi la nuova edizione aggiornata del libricino Diamoci un taglio, uno strumento utilissimo per attivare stili di consumo più consapevoli e ricordarti che, ogni volta che fai la spesa, le tue scelte individuali possono determinare un cambiamento in positivo nel sistema alimentare globale.

L’esigenza di riproporre questa guidina, in un’ottica più internazionale rispetto alle edizioni precedenti, nasce dalla constatazione che le cifre dei consumi di carne attuali continuano a essere inesorabili e i livelli di consumo insostenibili. Ogni cittadino statunitense consuma oggi circa 125 chili di carne, un europeo 74 e in oriente si registrano aumenti importanti dei consumi pro capite all’anno. È stato calcolato, pertanto, che di qui al 2050 il trend del consumo globale di carne è destinato a raddoppiare, comportando notevoli pressioni sull’ambiente e incidendo pesantemente sul benessere animale. Gli allevamenti industriali standard, infatti, hanno come unico obiettivo la massimizzazione della produzione, considerando gli animali come beni commerciali, unità produttive, piuttosto che come esseri viventi e senzienti, che possono soffrire, essere stressati, provare paura. Consumi eccessivi di carne costituiscono inoltre un problema per la nostra salute, a maggior ragione se i nostri acquisti si orientano su carni provenienti da allevamenti intensivi, dove agli animali sono somministrati antibiotici in quantità per prevenire le malattie, frequenti a causa degli ambienti angusti.

diamoci_un_taglio_coverContemporaneamente, oltre che per evidenziare quanto un certo tipo di produzione sia nociva e dannosa, questa guidina nasce anche per proporre la ricetta di Slow Food, che è un invito a mangiare meno carne, di migliore qualità; ad allentare le pressioni sulle solite specie, sulle stesse razze; a variare i nostri acquisti riscoprendo i tagli alternativi e meno noti dell’animale. E che va legata, come molte altre campagne che Slow Food sta portando avanti, all’obiettivo di tutelare la biodiversità delle razze tradizionali. Farlo, privilegia spesso allevamenti di piccola scala e implica una valorizzazione delle produzioni animali di qualità: ad esempio, benché i bovini autoctoni producano quantità minori di latte rispetto alle razze commerciali, questo è spesso più ricco dal punto di vista nutrizionale e ha un elevato tenore di grassi e caseina, importanti per produrre formaggi di qualità.

Questa la nostra ricetta. Se volete leggerla per intero, scaricate il librino Diamoci un taglio, cliccando sul link o sulla copertina qui a fianco, e aiutateci a portare avanti la nostra campagna!

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