Quali sono i migliori vini rosa in Italia?

La risposta la trovate nella Guida ai vini rosa, che ha avuto un grande successo in termini di vendite, tanto che si è deciso di pubblicare quest’anno la seconda edizione. Qualche vino consigliato da Slow Wine lo trovate però anche in questo articolo.

Avrete già letto qui della presentazione dell’edizione 2020 (qui potete guardare il video della presentazione) che c’è stata qualche giorno fa alla Banca del Vino di Pollenzo. Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, i due curatori della Guida, hanno parlato della nuova edizione, presentato i vini in degustazione e parlato con i quattro rappresentati dei quattro Consorzi storici italiani.

migliori vini rosa italia

Avrete notato che Slow Wine sta cercando di correggere l’inadeguatezza insita nell’espressione “vino rosato”, su cui molto è già stato scritto e che pone anche una questione nella comunicazione digitale del vino.

A complicare la situazione c’è anche la mancanza di una precisa legislazione in ambito italiano/europeo, che chiarisca come chiamare in etichetta questa tipologia di vino. Ad esempio la legislazione europea fa una distinzione solamente tra vino bianco e vino non bianco. Quest’ultimo comprende anche i vini rosa e i vini orange.

La tipologia vino rosa

I vini rosa sono una delle 3 tipologie di vino: ci sono i vini rossi, rosa e bianchi. Credo che sarebbe corretto introdurne anche una quarta, quella dei vini bianchi macerati o orange wines, ma su questo viene ancora discusso.

La Guida non vuole solamente indicare al consumatore alcuni dei migliori vini rosa italiani, bensì introdurre anche questa tipologia sin troppo bistrattata. Si offrono dunque risposte a questioni come quali siano i colori dei vini rosa, come sono prodotti, quale sia il loro mercato, quando si bevono e se essi possano invecchiare. Infine un capitolo è dedicato alla storia e ai territori dei vini rosa italiani.

Durante la presentazione i curatori hanno sottolineato il diverso consumo dei vini rosa tra Italia ed estero. Se all’estero hanno un grandissimo successo (soprattutto negli Stati Uniti), il loro consumo in Italia invece è ancora limitato (pari al 4%). I vini rosa si consumano nel nostro paese soprattutto nelle zone tradizionali di produzione, mentre la maggior parte del mercato è dominato dalle altre due tipologie.

Gariglio afferma che i vini rosa hanno subito grandi miglioramenti qualitativi negli ultimi anni, come si è potuto verificare nelle degustazioni degli ultimi anni. Ciò agisce, benché lentamente, anche sulla percezione di questa tipologia di vino (come dimostrano anche le buone vendite della Guida e che si è arrivati alla seconda edizione).

D’altronde si deve tenere presente che i vini rosa

“stanno bene con il 90 per cento, e oltre, delle ricette che arrivano sulle nostre tavole, e questo non solo durante l’estate, perché il loro consumo va assolutamente destagionalizzato.” (Introduzione alla Guida)

La biodiversità, la chiave del nostro patrimonio vitivinicolo

“L’Italia ha una grande fortuna nella produzione dei vini rosa”, dice Gariglio, che dipende principalmente dai molteplici territori di provenienza. Egli nomina tre fattori in cui si possiamo vedere la nostra fortuna:

  • La biodiversità dei colori
  • La biodiversità dei vitigni
  • La molteplicità dei territori di produzione, alcuni di essi tradizionalmente legati a questa tipologia

Partiamo dalla biodiversità di colori dei vini rosa italiani, che racconta e integra il lato estetico nel concetto biologico/agronomico di biodiversità. Nei vini rosa francesi, che dominano la produzione mondiale dei vini rosa (la Provenza su tutti), predomina un certo tipo di rosa, quello pallido e tenue.

Come invece abbiamo visto alla presentazione della Guida, i vini rosa italiani presentano il rosa nelle più varie sfaccettature cromatiche. Abbiamo bevuto:

  • Pasini San Giovanni – Valtènesi Riviera del Garda Cl. Il Chiaretto 2019
  • Guerrieri Rizzardi – Bardolino Chiaretto Cl. Keya 2019
  • Le Cinciole – Rosato 2019
  • I Custodi delle Vigne dell’Etna – Etna Rosato Alnus 2019
  • Francesco Candido – Salice Salentino Rosato Le Pozzelle 2019
  • Tenuta De Melis – Cerasuolo d’Abruzzo Bardasce 2019

Se in Francia i vini appartenenti a questa tipologia sono prodotti soprattutto con uve Grenache Noir, Cinsaut, Cabernet Sauvignon e Syrah, in Italia invece abbiamo “un pozzo di vitigni, di biodiversità dei vitigni che vengono trasformati per fare (anche) i vini rosa”, dice Gariglio.

Qualche esempio? Basti vedere i vitigni predominanti nei sei vini proposti, provenienti da sei regioni italiane: il Groppello nel Valtènesi Chiaretto, uve Corvina e Corvinone nel Chiaretto di Bardolino, il Sangiovese nel Rosato toscano, il Nerello Mascalese nell’Etna Rosato, il Negroamaro nel Salice Salentino e il Montepulciano d’Abruzzo nel Cerasuolo d’Abruzzo.

La lista dei vini presentati in degustazione è emblematica anche della molteplicità dei territori di produzione dei suddetti vini. Quattro di essi provengono dai quattro territori con una forte tradizione nella produzione dei rosati: Valtènesi Chiaretto (leggi qui), Chiaretto di Bardolino (approfondisci), Salice Salentino (leggi qui) e Cerasuolo d’Abruzzo (approfondisci qui).

degustazione vini rosa

Durante la presentazione sono intervenuti brevemente i rappresentati dei quattro Consorzi storici italiani: Alessandro Luzzago (presidente del Consorzio Valtènesi, Lombardia, con zona di produzione sulla sponda occidentale del Lago di Garda), Franco Cristoforetti (presidente del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino, Veneto, con zona di produzione sulla sponda orientale del Lago di Garda), Damiano Reale (presidente del Consorzio di Tutela Vini DOP Salice Salentino) e Valentino Di Campli (presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo).

 

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