I territori dei vini rosa in Italia #4: Salento Rosato e Salice Salentino Rosato

I principali territori, per storia e tradizione, di produzione di vini rosa in Italia sono essenzialmente quattro: la zona del Bardolino (versante veneto del lago di Garda), la Valtènesi (sponda lombarda dello stesso lago), l’Abruzzo e il Salento.

Oltre a questi – a cui dedicheremo un post specifico – una produzione significativa di vini rosa si registra anche in Calabria (con la produzione di Cirò Rosato), ancora in Puglia ma nella zona di Castel del Monte, sulle pendici dell’Etna e in Trentino Alto Adige, con la produzione dei Kretzer.

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Salento Rosato e Salice Salentino Rosato – la storia

Per storia e tradizione il Salento può essere considerato una delle culle della viticoltura mondiale. La coltivazione della vite, attestata qui già intorno al 2000 a.C., è parte integrante della tradizione e dell’economia di questi territori tanto da connotarne, già all’epoca, il particolare paesaggio.

Questo fortissimo legame di lunga data tra il Salento e il vino si rintraccia ancora oggi nel dialetto pugliese, dove per indicare il vino si utilizzano – a seconda di ogni campanile – i termini mjier, mjiere o mieru, che si rifanno alla parola merum e non al termine romano vinum. Questo perché il vino pugliese veniva prodotto e considerato molto buono ben prima che i Greci e poi i Romani approdassero in Puglia: i nativi pertanto utilizzarono il lemma mir – che in illirico significa buono, bello, ben fatto – per indicare il loro vino.

In epoca romana in Salento si producevano vini noti e apprezzati in tutto l’impero: Orazio, per esempio, accomunò per qualità i mera tarantina al più famoso ed eccellente dei vini romani, il Falerno campano. Brindisi era uno dei porti vinicoli più importanti dell’età classica, un punto nodale del commercio enologico mondiale.

La produzione di vino non conobbe mai soste – dalla Magna Grecia fino al Medioevo – anche se la prima grande trasforma- zione colturale delle campagne pugliesi si verificò intorno al 1870 e si protrasse con straordinaria intensità sino ai primi del Novecento: in quegli anni l’area vitata in Puglia passò da 90 a circa 300.000 ettari.

Una trasformazione del paesaggio agricolo repentina e radicale conseguente alla consistente domanda di vino proveniente dalla Francia, in difficoltà per la distruzione dei suoi vigneti a causa della fillossera. Attorno agli anni Venti però l’epidemia cominciò a manifestarsi anche in Puglia, in maniera devastante: nel giro di pochi anni la produzione passò da 12 milioni di ettolitri ad appena 2.

I vigneti ne uscirono distrutti e occorsero decenni ai viticoltori per ripristinare l’antico patrimonio viticolo. La successiva ricostruzione offrì però la possibilità di apportare modifiche sostanziali alla viticoltura pugliese: nei nuovi impianti, più razionali e produttivi, si piantò prevalentemente negroamaro e primitivo, le due varietà capaci di dare vini intensamente colorati e di gradazione alcolica sostenuta, che venivano venduti sfusi in altre regioni come ottimi prodotti da taglio.

Negli ultimi venti anni questa produzione ha visto una drastica contrazione mentre è cresciuta notevolmente quella di ottimi vini Doc in bottiglia: attualmente la regione dispone di ben 26 zone a Denominazione di origine, e tra le più pregiate va sicuramente annotata la Doc Sa- lice Salentino, riconosciuta già nel 1976.

 

La tradizione del Salice Salentino Rosato nel territorio ha origini antiche, anche se è stato un preciso accadimento storico a farla conoscere universalmente. Si racconta che nel 1943 il generale americano Charles Poletti, commissario per gli approvvigionamenti delle Forze Alleate in Italia, fosse alla ricerca di una cospicua fornitura di vino per i propri soldati.

Venne a conoscenza del vino rosa prodotto dalla storica azienda della famiglia De Castris, che possedeva estesi e bellissimi vigneti di negroamaro in una contrada di Salice Salentino chiamata Cinque Rose, in onore della tradizione della famiglia di avere cinque figli per ogni generazione.

Lo assaggiò, ne rimase estasiato e lo volle comprare, anche se c’erano due problemi da risolvere: il nome del vino doveva essere rigorosamente inglese – ma venne facile e immediato chiamarlo Five Roses – e poi si doveva trovare il modo di metterlo in bottiglia, in un periodo bellico in cui le vetrerie al Sud Italia non erano più produttive.

Fu così che il primo vino rosa etichettato d’Italia fu messo in bottiglie di birra riciclate!

 

Per tutte le altre notizie – riguardanti le caratteristiche del territorio in questione, le varietà di uve che qui vengono coltivate, le modalità di vinificazione e le tipologie di vino prodotte – vi toccherà consultare la nuova edizione della guida, acquistabile online attraverso lo store di Slow Food Editore (clicca qui per accedere) oppure normalmente nelle migliori librerie d’Italia.

 

Qui di seguito, in ordine alfabetico, la nostra selezione dei migliori vini rosa prodotti in Puglia e nel Salento attualmente in commercio:

Antica Enotria – Contessa Staffa 2019

Alessandro Bonsegna – Nardò Rosato Danze della Contessa 2019

Michele Calò & Figli – Cerasa 2019

Michele Calò & Figli – Mjere Rosato 2019

Francesco Candido – Salice Salentino Rosato Le Pozzelle 2019

Cantina Ariano – Sogno di Volpe Rosato 2019

Cantine Carpentiere – Castel del Monte Bombino Nero Primaluce 2019

Castello Monaci – Kreos 2019

Giancarlo Ceci – Castel del Monte Bombino Nero Parchitello 2019

Conti Zecca – Venus 2019

Cupertinum-Cooperativa di Copertino – Spinello dei Falconi 2019

Leone de Castris – Five Roses 2019

Severino Garofano Vigneti e Cantine – Girofle 2019

Masciullo – Negroamaro Rosato 2019

Palamà – Metiusco Rosato 2019

Pietraventosa – EstRosa 2019

Rivera – Castel del Monte Bombino Nero Pungirosa 2019

Rosa del Golfo – Mazzì 2018

Rosa del Golfo – Rosa del Golfo 2019

Vallone – Brindisi Rosato Vigna Flaminio 2019