I territori dei vini rosa in Italia #3: Cerasuolo d’Abruzzo

I principali territori, per storia e tradizione, di produzione di vini rosa in Italia sono essenzialmente quattro: la zona del Bardolino (versante veneto del lago di Garda), la Valtènesi (sponda lombarda dello stesso lago), l’Abruzzo e il Salento.

Oltre a questi – a cui dedicheremo un post specifico – una produzione significativa di vini rosa si registra anche in Calabria (con la produzione di Cirò Rosato), ancora in Puglia ma nella zona di Castel del Monte, sulle pendici dell’Etna e in Trentino Alto Adige, con la produzione dei Kretzer.

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Cerasuolo d’Abruzzo – la storia

Come si riscontra in tutte le regioni della costa adriatica, anche in Abruzzo la presenza della vite e le testimonianze di produzione del vino hanno origine antiche. Una delle prime rilevanze storiche la dobbiamo allo scrittore greco Polibio e alla sua narrazione delle gesta di Annibale in seguito alla vittoria di Canne (216 a.C.): racconta come Annibale fosse solito lodare i vini di questo territorio per la loro straordinaria proprietà di guarire i feriti e rimettere in forze gli uomini.

Possiamo dire che la storia recente del Cerasuolo d’Abruzzo prenda avvio verso la fine dell’Ottocento, quando il montepulciano oltrepassa le gole di Popoli – scendendo dalle zone di alta collina e di montagna verso l’Adriatico – e comincia a essere coltivato in maniera più significativa nelle medie colline e nei territori pianeggianti più vicini al mare.

Un altro momento storico di grande importanza per questo vino è collocabile alla metà degli anni Sessanta, quando i viticoltori abruzzesi iniziarono a raccogliere la documentazione necessaria per presentare la richiesta di riconoscimento della Doc Montepulciano d’Abruzzo. Infatti nel libro Il vino in Abruzzo edito nel 1975, Guido Giuliani ricorda che «perplessità furono espresse circa la possibilità di presentare o meno un’unica documentazione per il riconoscimento della Denominazione di origine controllata del “Montepulciano d’Abruzzo” e del “Cerasuolo d’Abruzzo”, dato che i due pregiati vini provenivano soltanto e unicamente dall’uva del medesimo vitigno, variando soltanto le pratiche enologiche».

Contestualmente all’epoca nacque anche una curiosa disputa circa il nome da dare alla nascente denominazione, visto che il termine Cerasuolo d’Abruzzo non aveva un comprovato riferimento storico. Alcuni sostenevano che questo vino meno concentrato, con il colore delle ciliegie in primavera, era da sempre indicato con il termine dialettale Roscioletto, richiamante quella determinata tinta rosseggiante. Altri invece affermavano che, se il riferimento doveva essere alle ciliegie di primavera, sarebbe stato più giusto chiamarlo, in italiano, Ciliegiuolo: quest’ultima convinzione fece poca breccia, perché si scontrava in maniera netta con il nome di un antico vitigno autoctono – il ciliegiolo coltivato in Toscana (prevalentemente in provincia di Lucca, nel Chianti e in Maremma), in Umbria e in Liguria e con i vini rossi prodotti con tale varietà, che ne portavano il nome.

Alla fine furono abbandonati i termini Roscioletto e Ciliegiuolo e prevalse il termine Cerasuolo, all’origine semantica del quale richiamano evidentemente le ceráse che crescono sulle colline abruzzesi, dalla tonalità di rosso non molto intensa. Nel suo libro Giuliani aggiunge poi che «… esperita la fase preliminare, la Camera di Commercio di Chieti presentò all’Ispettorato Compartimentale Agrario di Pescara la domanda di riconoscimento delle denominazioni di origine del “Montepulciano d’Abruzzo” e del “Cerasuolo d’Abruzzo” il 18 settembre 1965 ma che alla fine del marzo 1966 le quattro province presentarono congiuntamente la richiesta di riconosci- mento della denominazione del vino “Montepulciano d’Abruzzo” che includeva anche la tipologia “Cerasuolo”», che arrivò nel lu- glio del 1968.

Dopo oltre quarant’anni in cui il Cerasuolo si è affermato come tipologia della Doc Montepulciano d’Abruzzo, i produttori hanno ritenuto opportuno dare a questo vino una propria specifica identità richiedendo il riconoscimento della Doc Cerasuolo d’Abruzzo, giunta con la vendemmia 2010.

È stata la prima Denominazione di origine esclusivamente riservata a un vino rosa.

 

Per tutte le altre notizie – riguardanti le caratteristiche del territorio in questione, le varietà di uve che qui vengono coltivate, le modalità di vinificazione e le tipologie di vino prodotte – vi toccherà consultare la nuova edizione della guida, acquistabile online attraverso lo store di Slow Food Editore (clicca qui per accedere) oppure normalmente nelle migliori librerie d’Italia.

 

Qui di seguito, in ordine alfabetico, la nostra selezione dei migliori Cerasuolo d’Abruzzo attualmente in commercio:

Cataldi Madonna – Cerasuolo d’Abruzzo 2019
Cirelli – Cerasuolo d’Abruzzo Anfora 2019
Fattoria La Valentina – Cerasuolo d’Abruzzo Sup. Spelt 2019
Masciarelli – Cerasuolo d’Abruzzo Gianni Masciarelli 2019
De Fermo – Cerasuolo d’Abruzzo Sup. Le Cince 2018

Emidio Pepe – Cerasuolo d’Abruzzo 2019

Praesidium – Cerasuolo d’Abruzzo Sup. 2019
Tenuta I Fauri – Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2019
Tenuta De Melis – Cerasuolo d’Abruzzo Bardasce 2019
Tenuta Terraviva – Cerasuolo d’Abruzzo Giusi 2019
Tiberio – Cerasuolo d’Abruzzo 2019

Torre dei Beati – Cerasuolo d’Abruzzo Rosa-ae 2019

Valentini – Cerasuolo d’Abruzzo 2018