Slow Wine Guide USA 2024: intervista a Deborah Parker Wong

Il 3 dicembre scorso – ve lo avevamo anticipato – è stata presentata Slow Wine Guide USA 2024.

Abbiamo intervistato Deborah Parker Wong, editor nazionale della guida americana giunta ormai alla settima edizione: un’edizione ricchissima, con più di 400 aziende recensite (tra California, Oregon, Washington e New York) e oltre 4.080 vini valutati.Deborah Parker Wong

D: Come raccogliete i dati di gestione agronomica delle aziende?

R: Quando noi tutti che contribuiamo alla guida (i coordinatori territoriali, il caporedattore Pam Strayer ed io) contattiamo inizialmente l’azienda vinicola, la prima cosa che facciamo è sottoporre alla loro attenzione un elenco di domande per verificare il soddisfacimento dei nostri criteri relativi agli erbicidi non sintetici. Questo richiede spesso ulteriori ricerche sul campo: programmiamo dunque una visita alla tenuta per incontrare l’enologo e/o il gestore del vigneto e completare l’audit agricolo (così chiamiamo i nostri dati di gestione agronomica), che prende in esame diverse categorie: fertilizzanti, fitofarmaci, diserbo, lieviti e certificazioni.

D: Quali sono nel dettaglio i criteri per l’inclusione nella guida?

R: Abbiamo due criteri che devono essere soddisfatti ogni anno per essere inclusi nella guida: l’azienda vinicola deve coltivare i propri vigneti di proprietà senza l’uso di erbicidi sintetici, e così pure quelli da cui provengono eventualmente le uve acquistate; i vini, poi, devono essere di buona o eccellente qualità secondo la valutazione del nostro panel di degustazione, che segue l’Approccio Sistematico alla Degustazione (SAT) dell’Educazione al vino e agli alcolici. Una volta che un’azienda vinicola soddisfa i nostri criteri, il campo coordinatore raccoglie tutti i dati richiesti e li inserisce nei nostri banca dati proprietaria. Quando assegniamo i riconoscimenti, il Manifesto del vino buono, pulito e giusto funge da criterio fondamentale nell’attribuzione della Chiocciola.

D: Parliamo dell’aumento del numero di aziende recensite quest’anno: questo è un segno che la questione ambientale e sociale la sostenibilità è davvero sentita dai produttori di vino statunitensi?

R: Assolutamente sì, ogni anno sono sempre più le cantine che si qualificano per la guida. Consideriamo il 2024 un punto di svolta per il cambiamento nelle pratiche agricole viticoltori soprattutto in California che hanno abbandonato l’uso di erbicidi sintetici e trovato metodi alternativi ed economicamente convenienti per controllare le infestanti. Teniamo alla salute del suolo e alla salute delle persone che lavorano e vivono su di esso come fondamento della gestione del territorio e di tutto ciò che è sostenibile nelle pratiche agricole: tutte le aziende vinicole elencate nelle pagine della Guida la pensano allo stesso modo.

D: Che dire dei vini americani oggi in relazione all’ampia opinione europea che li riguarda? Qualcosa è cambiato?

R: La percezione sta cambiando e ho potuto verificarlo in prima persona. Ho di recente presentato una masterclass con una delegazione di viticoltori californiani a un folto gruppo di sommelier a Parigi (link all’articolo qui). Per la prima volta nella storia, l’Union de la sommellerie française (UDSF) ha collaborato con il Wine Institute per “aprire nuovi orizzonti ai sommelier e permettere loro di scoprire una delle principali regioni del Nuovo Mondo che produce vini eccezionali. Dobbiamo aprirci al mondo più che mai e assaporare ciò che si fa altrove. È anche un modo di far conoscere meglio il know-how del sommelier francese ai viticoltori californiani”. Il che segnala un cambiamento decisamente radicale. Due dei quattro produttori – Corison e Littorai – sono presenti nella guida già da molti anni. Tra gli altri c’è Promontory, azienda che potrà essere inserita nell’edizione 2025 a cui abbiamo già iniziato a lavorare. Dopo Parigi, abbiamo trascorso tre giorni in Piemonte per uno scambio che prevedeva una serie di masterclass e una conferenza sulla sostenibilità incentrata sulla salute del suolo e sulla conservazione dell’acqua tra i produttori della Strada del Barolo e la stampa nazionale e internazionale. Il fatto che questi i produttori siano stati selezionati per rappresentare la California sia per i professionisti francesi del vino sia per quelli italiani la dice lunga sulla qualità dei vini, la loro capacità di trasmettere il luogo e le pratiche agricole pulite.

[ph credits Paige Comrie e Daniela Porro]


Questo articolo è apparso nel Numero #6 della nuova Newsletter Slow Wine, per chi ama il vino buono pulito e giusto.
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