La storia dei vini rosa in Italia

E se il primo vino prodotto al mondo millenni fa fosse stato un rosa?
In realtà non abbiamo notizie certe su quando siano apparsi i primi vini rosa ma l’ipotesi che siano tra i più antichi trova molte conferme. Prima del Neolitico è certo che chi produceva vino era completamente all’oscuro di qualsiasi base di tecnica enologica, anche primordiale: è molto facile, quindi, che i vini avessero colorazioni scariche, visto che di solito erano realizzati mescolando ogni genere di uva, a bacca bianca o scura, per cui è molto probabile che risultassero di tonalità rosa.

È possibile anche che gli antichi “vignaioli” di epoche successive, stanchi di pestare con i piedi le uve rosse nelle rudimentali vasche di pietra (o di altro materiale), si siano accontentati di un mosto rosa o comunque poco colorato. È vero che una più decisa intensità di colore poteva suggerire un lavoro enologico di maggiore qualità, ma è anche indubbio che, vista la mancanza di qualsiasi conoscenza tecnica sulla fissazione dei tannini, i vini più scuri soffrivano nel tempo della precipitazione delle sostanze coloranti, apparendo alla fine meno appetibili visivamente e da un punto di vista organolettico.

Una fonte inesauribile di rimandi al vino è senza dubbio la Bibbia, in cui tuttavia non troviamo mai informazioni precise sul colore. Se però, entrando nel Museo dell’Opera del Duomo di Siena, ci mettiamo a osservare attentamente il celebre dipinto delle Nozze di Cana, realizzato da Duccio di Buoninsegna tra il 1308 e il 1311, possiamo notare che il vino all’interno dei bicchieri in primo piano sulla tavola ha un colore decisamente più rosa che rosso. Forse si deve alla consuetudine di quei tempi di annacquarlo prima del consumo ma, in ogni caso, la tonalità che possiamo vedere lascia spazio a pochi dubbi.

In tutto ciò, dove sono stati prodotti i primi vini rosa? Al conoscitore meno navigato verrebbe da rispondere in Provenza, mentre in realtà è verosimile che siano originari del Caucaso.

La Provenza è una delle zone della Francia in cui la coltivazione della vite e la produzione di vino hanno preso avvio già in tempi antichi. Il periodo in cui si è sviluppato questo settore non è tuttavia facilmente databile. È però certo che quando, nel 600 a. C., sulle coste provenzali arrivarono via mare i Focesi, antico popolo greco della Ionia fondatore della cittadina di Phokaia, che più tardi prese prima il nome di Massilia, poi quello odierno di Marsiglia, la vite non era ancora presente. Anche se alcune cronache testimoniano il consumo di vino a Massilia, verosimilmente si trattava di produzioni importate dalla Magna Grecia. Per trovare notizie certe sulla coltivazione della vite, sulla produzione e sul consumo di vino locale dobbiamo aspettare i Galli, senza dubbio istruiti nell’alveo della tradizione enologica degli antichi Romani.

E l’Italia?

Qui da noi circola da sempre una leggenda, simpatica ma priva di appigli temporali. Si dice che un giorno un prete, che viveva sulle rive del lago di Garda, si accorse di non avere più vino per officiare la messa. Cominciò a chiedere ai compaesani di dargliene un po’ del loro ma tutti gli interpellati, stanchi delle continue richieste e probabilmente anche un po’ indignati dal suo grande consumo, glielo negarono. Il prete non si diede per vinto e nottetempo entrò di nascosto in una cantina del paese, dove spillò del liquido da una botte contenente mosto in cui le bucce erano in macerazione solo da poche ore. Era un vino di colore rosa, che il prete ebbe l’avventatezza di sfoggiare sull’altare, tradendosi così davanti agli abitanti del posto, avvertiti del furto. Non si sa se venne punito, è certo che il vino rosa del prete incuriosì e piacque a molti viticoltori locali, che iniziarono a produrne, abbandonando i lunghi tempi di permanenza delle bucce a contatto con il mosto.

Leggende a parte, è proprio nel territorio veronese del Garda che troviamo il primo documento storico che riporta il termine Chiaretto, con riferimento alla produzione vinicola del territorio: è l’edizione 1806 del Vocabolario degli Accademici della Crusca.

 

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