La Liguria per Slow Wine 2022

INTRODUZIONE

 

Nel fotografare la vitivinicoltura ligure ci affidiamo allo strumento del viaggio. Non può che essere così di fronte a una regione che fa del turismo uno dei suoi più solidi motori economici. Il turismo, appunto, è il traino di un sistema che alimenta le produzioni da Ponente e Levante, ne condiziona i risultati – in primis quelli commerciali, con picchi di consumo e vendita concentrati nel periodo estivo –, senza tuttavia influenzare l’identità sempre più definita e riconoscibile.

A proposito di identità, il nostro viaggio non può avere inizio senza prima una doverosa considerazione circa il limite, la forzatura di voler delineare un profilo regionale comune sul fronte vitivinicolo. È ancora giusto parlare di vino ligure? La viticoltura regionale si sostiene grazie alla presenza di areali indipendenti e felicemente disconnessi per geografia, storia, vitigni e, sempre di più, stile di vinificazione. Se da una parte esistono punti di appiglio comuni, uno su tutti la presenza del Vermentino, dall’altra la Liguria che ci piace e che cerchiamo di raccontare nelle pagine che seguono è il risultato di un frastagliato e divergente mosaico di microdistretti in cui perdersi e ritrovarsi.

Il viaggio ha inizio nell’estremo Levante, zona di confine con la Toscana afferente come denominazione di riferimento ai Colli di Luni, o più genericamente al Sarzanese. Tratto comune che caratterizza il territorio è il vitigno vermentino, e con esso l’influsso positivo generato dalle libere scelte interpretative che, qui più che in altre aree delle regione, danno vita a vini originali, che vanno oltre i rigidi canoni del varietale. Piace in particolare riscontrare la coesistenza, in un clima di generale armonia e di equiparabile riconoscibilità territoriale e piacevolezza, tra vini rigorosi e di meticolosa definizione tecnica, ed etichette più libere e spigliate.

Con la tappa successiva arriviamo nelle Cinque Terre, meta di turismo di massa (al netto dell’inevitabile flessione di questo biennio), che in quanto tale si porta dietro gli effetti di una generale trascuratezza e poca consapevolezza del turista mordi fuggi del ruolo che l’agricoltura ha nel caratterizzare la bellezza e la salute del paesaggio. La distrazione del forestiero è compensata, a detta dei produttori e delle produttrici, da un crescendo di appassionati e tecnici specializzati distribuiti in giro per la penisola che ritrovano nei vini di questa straordinaria zona terrazzata a picco sul mare un appiglio di distintività, carattere e splendore davvero sorprendente. E così è anche per noi. Negli assaggi ne abbiamo trovato conferma con vini bianchi di rara finezza, sfaccettati, mediterranei al punto giusto.

Spostandoci verso il Genovese, tra Bonassola e l’entroterra di Sestri Levante entriamo in un territorio che possiamo definire più diradato, alla presenza di più o meno consolidate realtà che nuotano alla ricerca di una propria impronta di stile. Apprezzabile il diffuso impegno di alcuni nella riqualificazione della Bianchetta.

Entriamo nel Ponente rivolgendo un primo omaggio alla lumassina, vitigno storico poco considerato a cui teniamo molto e che apre le porte del Savonese e della sua profonda cultura rurale. Qui il Pigato si conferma un vino in forma sul piano espressivo rispetto alla generale performance offerta dai diversi produttori. Crediamo altresì che questa importante uva possa far emergere ancora più grazia se meno protetta da quell’eccesso di generale interventismo tecnico che, specie sui vini troppo giovani, ne nasconde il potenziale. La ricchezza del Ponente è anche nella distribuzione variegata della viticoltura, che spazia dalla costa al profondo entroterra appenninico. Tale diversità contribuisce ad arricchire di sfumature e variabili il quadro regionale con vini spesso in ombra; uno su tutti l’Ormeasco, icona dei territori di Pornassio e Pieve di Teco.

Tutt’altro che in ombra e su una meritata cresta dell’onda è il Rossese di Dolceacqua, a cui la nostra guida dona ampio spazio e visibilità. Su questo grande rosso possiamo dire che si trova al posto giusto nel momento giusto, in quanto raccoglie intorno a sé elementi di grande attualità: è un vino complesso ma non complicato, è fortemente radicato nel proprio territorio, enfatizzato dall’impegno comune di esaltazione delle nomeranze (nome locale dei cru), è figlio di un luogo estremo di alto valore paesaggistico, ed è sfaccettato e articolato nei profumi, ma sostenuto da una vibrante delicatezza e facilità di beva.

 

I RICONOSCIMENTI ALLE CANTINE

 

LA LISTA DEI TOP WINES DELLA REGIONE

 

 

Potrete incontrare le cantine premiate e assaggiare i TOP WINES della Liguria nelle 2 giornate di degustazione a Milano il 9 e il 10 ottobre prossimo!

Guardate che i biglietti stanno andando a ruba e quindi vi conviene assicurarvi il posto in Paradiso con una certa velocità!!!! Slow sì, ma non esagerate.

Per maggiori info sull’evento cliccate qui sopra.