Il mercato italiano e mondiale dei vini rosa

Il vino rosa non possiede una definizione specifica all’interno del vasto mondo della produzione vitivinicola; non esiste cioè una legislazione precisa che lo descriva in maniera puntuale e inequivocabile.

Basti pensare che la vigente legislazione europea del settore non riconosce il vino di colore rosa ma fa solamente una distinzione tra vino bianco e vino “non bianco”; anche la nomenclatura combinata NC – la codificazione a 8 cifre dell’Unione Europea, che riporta il codice del sistema armonizzato SA – attribuisce 6 cifre comuni a tutti i vini men- tre le ultime 2 differenziano e consentono l’identificazione dei bianchi e di quelli non bianchi.

Anche a livello mondiale non esiste specificazione precisa per i vini rosa: l’Oiv, Organizzazione internazionale della vigna e del vino – che parla del vino come della bevanda risultante dalla fermentazione alcolica totale o parziale dell’uva fresca, pigiata o meno, o del mosto d’uva – non stabilisce norme analitiche specifiche che distinguano i vini in funzione del loro colore.

Non esiste pertanto un modo esatto e comunemente riconosciuto per identificare il vino rosa; ne consegue che è piuttosto difficile avere dati precisi e affidabili sulla produzione e sul consumo mondiale. Nonostante ciò alcuni studi accurati hanno disegnato una mappa ben delineata di quanto conti, in termini sia di produzione sia di consumo, il vino rosa nel panorama complessivo della produzione mondiale.

Va subito detto che la Francia risulta il principale produttore (con quasi 7 milioni di ettolitri all’anno), consumatore (poco più di 8 milioni di ettolitri all’anno), esportatore e importatore; se a questo aggiungiamo che in nessun luogo al mondo, come nelle regioni d’Oltralpe, si fa ricerca, si sperimenta, ci si organizza a livello di promozione e si investe in termini di comunicazione,

possiamo concludere tranquillamente che il mondo dei vini rosa è sostanzialmente una faccenda francese. Peraltro, la produzione e il consumo di vini rosa in Francia sono, anno dopo anno, leggermente ma progressivamente in crescita, tanto che questa nazione rappresenta anche il mercato che ne importa più al mondo (oltre il 20% delle quote), per soddisfare la crescente do- manda interna.

Esistono tuttavia una produzione e un mercato dei vini rosa anche oltre questi confini. L’Italia è il quarto Paese produttore al mondo, con circa 2,5 milioni di ettolitri all’anno; è il secondo per valore delle esportazioni (dopo la Francia) e il terzo per volume delle esportazioni (dopo la Francia e la Spagna). Ciò che in Italia rimane a un livello molto basso, se paragonato a quello di altri Paesi, è il consumo interno di vini rosa: sul totale delle bottiglie acquistate e consumate nel nostro Paese il vino rosa rappresenta a fatica il 4% (in Francia, per esempio, arriva a circa il 30%).

Il consumo mondiale di vino rosa è in crescita costante, con valori di incremento annuo di circa il 3%. Un mercato trainato principalmente dall’aumento della richiesta di questi vini in Francia, ma anche dall’emergere di nuovi Paesi consumatori. Gli Stati Uniti d’America vengono subito dopo la Francia con circa 3,4 milioni di ettolitri e con una crescita annua che si aggira attorno al 4%.

Nella vecchia Europa si registra una richiesta crescente di vini rosa nel Regno Unito (quarto Paese al mondo per consumo), mentre da qualche anno il mercato è piuttosto stagnante, fermo su posizioni consolidate almeno un lustro fa, in Germania, in Spagna e in Portogallo. Nel resto del mondo cresce il numero di Paesi che iniziano ad acquistare sempre più vini rosa, anche con numeri significativi, come nel caso della maggior parte di quelli del Nord Europa – Svezia in particolare – oppure come il Canada e Hong Kong.

 

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