I primi meravigliosi 40 anni di Aurora. Parte seconda: il Fiobbo

Sulla storia e le origini della cantina Aurora di Offida abbiamo parlato a lungo in un post precedente a questo, dedicato anche alla lunga degustazione verticale del Barricadiero; se vuoi andare a leggerlo clicca qui.

Qui invece vogliamo concentrarci sulla storia e sulla degustazione dell’altro “vino bandiera” della cantina, ovvero il Pecorino Fiobbo. Un vino che ha fatto la storia del Piceno, che qui vi raccontiamo aiutandoci con i contenuti del libro Il Piceno e il Pecorino, curato dal sottoscritto e pubblicato da Slow Food Editore nel 2016 (clicca qui se vuoi acquistarlo).

Il pecorino è stato “scoperto” grazie alle intuizioni di Teodoro Bugari – storico enotecario di San Benedetto del Tronto – e all’illuminata ostinazione di Guido Cocci Grifoni, che verso la fine degli anni Settanta cominciarono a chiedersi che cosa fosse quell’uva sconosciuta che cresceva nell’alto appennino marchigiano. Nel 1893 Guido Cocci Grifoni prelevò, per la riproduzione, le prime marze di pecorino in un vigneto di Pescara del Tronto, una delle frazioni di Arquata, e le impiantò in alcuni filari sperimentali ad Offida. Dopo di lui, nel 1990, fu l’azienda di Domenico Capecci a prestarsi per le prime sperimentazioni di coltivazione in campo del pecorino da parte dell’Assam.

Ai “ragazzi di Aurora” invece capitò di assaggiare per la prima volta il Pecorino di Cocci Grifoni della vendemmia 1987 e intuirono subito le grandi potenzialità di quella varietà. Federico Pignati (uno dei soci di Aurora) andò da Guido Cocci Grifoni a chiedere se potevano prelevare delle marze dai suoi vigneti: ricevuto il “benestare” impiantarono, nel 1992, il loro primo vigneto di Pecorino, diventando così la terza azienda nel Piceno – e quindi nel mondo! – a coltivare questa varietà.

Gli inizi non furono facili, perché nessuno aveva esperienza su come “domare” in campo questo vitigno così affascinante ma anche così “ribelle” e originale: l’unico confronto era con Cocci Grifoni. In sostanza i “ragazzi di Aurora” hanno seguito fin dagli inizi il pecorino imparando dal vitigno stesso come comportarsi in vigna, provando dapprima a coltivarlo a cordone speronato ma accorgendosi subito che il sistema di potatura a guyot era preferibile per il vitigno.

Fino al 2009 il Fiobbo veniva vinificato con inoculo di lieviti selezionati, dopo quelle data solo fermentazioni spontanee. Agli inizi fermentazioni e maturazioni avvenivano solo in acciaio, poi vennero introdotte piccole quote di vino vinificato in barrique. Dalla vendemmia 2010 invece metà del Fiobbo fermenta e si affina in botti grandi, per venire poi assemblato con la metà lavorata in acciaio, dopo un anno di affinamento di entrambe le partite in cantina.

Qui di seguito riportiamo le impressioni che ci hanno dato le bottiglie aperte qualche giorno fa (nell’ordine di servizio), durante una degustazione che – pur conoscendo bene il vino, avendolo assaggiato con costanza negli ultimi 20 anni… – mi è sembrata incredibilmente fantastica per le emozioni che il vino mi ha dato, e per l’incredibile livello qualitativo complessivo, andato ben oltre ogni più felice aspettativa.

 

 

Fiobbo 2004

Annata mediamente piovosa, di andamento abbastanza normale. Oro brillante alla vista, naso di frutta secca con bel tono ossidativo, poi cresce un frutto maturo integro che si permea di belle sensazioni finali di amaretto e mandorla amara. Bocca di impronta ossidativa con bel nerbo acido che sorregge il sorso e lo allunga. Ritorno di frutto e ottima freschezza.

OSSIDATIVO, SVOLTO

 

Fiobbo 2006

Giallo intenso, brillante. Profumi di incredibile integrità: il frutto è pienamente maturo e al contempo di croccante freschezza. Bocca strepitosamente gustosa e piena, di grande energia e sviluppo; agile e scattante, attraversa il palato con tensione e pienezza gustativa.

SCATTANTE

 

Fiobbo 2007

Dorato più intenso, con tocchi ramati. Naso molto complesso e cangiante, con toni floreali freschi, anice, frutta bianca e finissima nota speziata. Sostando nel bicchiere fa uscire note di zabaione e crema pasticciera. Bocca morbida e piena di frutto in entrata, un frutto cremoso e avvolgente, scorre con agilità e riempie a sazietà il gusto.

AVVOLGENTE

 

Fiobbo 2010

Grande annata, considerata spettacolare. Giallo intenso e brillante alla vista. Naso inizialmente più chiuso degli altri, ma decisamente molto fine ed elegante, quasi sussurrato. Soprattutto fiori e spezie. Bocca di incredibile integrità e freschezza, minore ampiezza del frutto rispetto al 2007 ma grande energia e progressione.

ELEGANTISSIMO

 

 

Fiobbo 2016

Giallo non troppo intenso e brillante alla vista. Leggera chiusura iniziale, poi floreale freschissimo, con tocco di botrytis che aumenta l’eleganza e la complessità. Bocca soffice e incisiva al contempo, vena acido-sapida da manuale che rinfresca continuamente il sorso, con un finale leggermente mentolato che, se possibile, aumenta ancora di più la complessità.

COMPLESSO, IN DIVENIRE

 

Fiobbo 2014

Giallo intenso e brillante alla vista. Si apre con note vegetali leggere, poi frutto dolce e fragrante, leggermente compresso; nel finale crescono note speziate molto fini. In bocca torna tanto frutto maturo, equilibrato e mai invadente, ben sorretto da vena acida, più contenuta che in altre annate ma molto efficace.

CANGIANTE

 

Fiobbo 2012

Oro intenso, quasi arancio, alla vista. Ritorna al naso un’impronta ossidativa, molto sottile, di mandorla, datteri e leggera albicocca disidratata. La bocca invece gioca sull’avvolgenza e sulla morbidezza del frutto maturo, indugiando un po’ sulla grassezza del sorso e chiudendo asciutto e sapido.

TANTO FRUTTO

 

Fiobbo 2013

Giallo intenso e brillante alla vista. Iniziale impronta floreale, fine e complessa, con leggera riduzione che lascia intendere un grande sviluppo olfattivo; e così è stato, in un crescendo di complessità che ha catturato l’olfatto. Bocca di grande souplesse, magari meno incisiva di altre ma lunga e saporita, con chiusura elegante e raffinata.

RAFFINATO