I primi meravigliosi 40 anni di Aurora. Parte prima: il Barricadiero

Alla fine degli anni Settanta nasceva Aurora, “l’avventura agricola” di un gruppo di ragazzi che voleva attuare la propria rivoluzione culturale lasciando le fabbriche e i lavori in cui erano occupati per dedicarsi ad una occupazione che appagasse i loro ideali di socialità e di vita comune.

Fu scelta l’agricoltura, seguendo con ironia questo pensiero: “male che vada mangeremo ciò che produrremo”. In principio la volontà era quella di lavorare insieme, creare una comunità di sussistenza, con vendita diretta dei prodotti e poco più. Ben presto arrivò la specializzazione nel vino, con le decisioni – assolutamente inusuali e innovative per questo territorio, dove si produceva vino convenzionale che veniva venduto sfuso – di abbracciare una rigorosa viticoltura biologica certificata e imbottigliare il vino prodotto.

Aurora è stato un progetto di vita comune prima ancora che agricolo e vinicolo. Un viaggio alla ricerca di prospettive di libertà, fatto di solidarietà nel lavoro, senso di accoglienza e rispetto integrale della natura.

Nulla è cambiato nel tempo e ancora oggi i soci – assieme ai nuovi “innesti”, di amici e figli – mantengono salde le radici e gli ideali originari, nonostante la cantina sia diventata uno dei riferimenti più chiari e virtuosi della vitivinicoltura marchigiana.

Per festeggiare le quaranta vendemmie (a dire il vero l’anniversario cadeva l’anno scorso, ma il lockdown ha consigliato il posticipo…) “i ragazzi” di Aurora hanno organizzato due degustazioni verticali dei loro vini più rappresentativi e noti: il rosso Barricadiero e il Pecorino Fiobbo, di cui parleremo in un prossimo post.

Iniziamo con il Barricadiero perché è senza dubbio il vino più identitario della cantina (anche se la “gara” per questo titolo con il Fiobbo è aperta da sempre…). Sveliamo la scelta del nome, suggerito ai soci di Aurora dall’amico Pino: lo spunto è stato, senza dubbio, l’utilizzo in cantina delle barriques, cosa decisamente inusuale all’epoca, soprattutto nel Piceno; poi il termine barriques si è fuso e trasformato, mutuando al contempo lo spirito ribelle e anticonformista dei soci e amici di Aurora. Quindi Barricadiero!

Primo anno di produzione 1997, poi 1998, mentre il 1999 non venne prodotto. Delle prime due annate non è rimasto nulla in cantina, dati i modesti numeri di produzione. In sostanza la prima annata prodotta in numeri consistenti è stata la 2000, con cui si è aperta la degustazione.

Nelle prime annate Barricadiero era un blend di montepulciano (almeno 85%) con un piccolo saldo di sangiovese. Poi, per seguire un po’ una tendenza istillata dai riconoscimenti internazionali raggiunti dal Pelago di Umani Ronchi verso la fine degli anni Novanta, si prese a sostituire il sangiovese con il cabernet e/o il merlot (a seconda delle annate), che erano stati impiantati nel 1996. L’idea di fondo comunque era quella di privilegiare senza dubbio il montepulciano, cosa che diventa “totale” quando, nel 2009, si decide di abbandonare il blend con altre varietà.

Le fermentazioni inizialmente avvenivano in acciaio e poi la maturazione, come detto, in barriques nuove ed usate. In seguito (ma nessuno ricorda l’annata di primo utilizzo…) le fermentazioni sono state condotte in botti in tronco-coniche,  e poi il “solito” affinamento in barriques. Fino al 2009 si vinificava con inoculo di lieviti selezionati, dopo solo fermentazioni spontanee. Dal 2013 in avanti si sono accorciati volutamente i tempi di macerazione delle uve: prima superavano il mese, poi un paio di settimane.

La “base” del Barricadiero è sempre arrivata da una vigna di montepulciano – esposta a sud, in forte pendenza, con tanta argilla, faticosa da lavorare – chiamata “la vigna di Fiorina”, perché sta sotto la casa di questa signora. Poi ad ogni vendemmia si è unita sempre qualche piccola partita di vino proveniente da altri corpi di vigna, ma tutta l’uva della “vigna di Fiorina” è sempre stata utilizzata per il Barricadiero; è sempre stata la prima uva di montepulciano a venire raccolta in azienda.

 

In passato (2016) avevamo già raccontato una lunga degustazione verticale di Barricadiero, tenutasi ad Ascoli Piceno, in occasione della manifestazione Terroir Marche (se vuoi leggere e saperne di più clicca qui). Qui sotto riportiamo invece le impressioni che ci hanno dato le bottiglie aperte qualche giorno fa.

 

 

Barricadiero 2000

Frutto maturo, belle spezie in evidenza, tabacco dolce che prevale nel finale, quando sorge con intensità e persistenza un’elegante nota balsamica che rinfresca il naso, e poi il sorso. Bocca solida ma pacata, sorso rilassato ma dotato di buona energia, progressivo e ficcante, che si allarga per bene al palato lasciando “palpare” la bella polpa fruttata.

EVOLUTA SOLIDITÀ

 

Barricadiero 2002

L’annata fredda ha preservato l’evoluzione dei profumi, molto fini, freschi e con strada davanti. Nessuna nota terziaria ma grande integrità e freschezza del frutto; in finale sottile eucalipto e leggero pepe. Vino di grande compostezza, olfattiva e gustativa. Bocca più matura del naso, ma ugualmente fine e sottile. Meno polpa fruttata ma maggiore incisività della vena acido-sapida, vibrante ed energica.

ENERGIA E INTEGRITÀ

 

Barricadiero 2006

Profilo che occhieggia alla tradizione bordolese, con sottili tratti di verdura cotta e prugna secca; ha una bella impronta terrosa e speziata, elegante e ben calibrata. Il frutto – perfettamente maturo, mai decadente o stanco – occupa tutta la parte gustativa iniziale, lasciando solo nel finale un ritorno di spezie e grafite. Il tannino è ancora vivo e vibrante, elettrizzante, e riesce a dare grande tono ed energia al sorso; ottimo il ricercato e pienamente raggiunto equilibrio tra solidità, agilità e freschezza.

PROFILO BORDOLESE

 

Barricadiero 2007

Grande integrità olfattiva, con frutto rosso vivo e croccante, qualche accenno speziato e leggero goudron. Non mostra minimamente l’età che ha, il profilo olfattivo è austero e freschissimo. La bocca segue l’olfatto, sembra giovanissima, nella sua evidente finezza ed eleganza (che per un montepulciano è “tanta robba”…). Succoso, sapido, progressivo, oltremodo appagante. Figlio di un grande lavoro di vigna, in cui i ragazzi sono sempre stati “avanti”, bravissimi.

INCREDIBILE ED ELEGANTE GIOVINEZZA

 

Rosso Piceno Superiore 2009

Inserito a sorpresa in degustazione. Bel naso complesso, giustamente maturo, terroso e austero, con note di radice di genziana e di liquirizia che “alleggeriscono” l’olfatto nel finale. Bocca più fresca, di primo impatto, del profilo olfattivo; succosa e pimpante, con toni speziati e terrosi che si rincorrono nel finale; grande integrità del frutto ed energica progressione gustativa. Un “intruso” di grande interesse.

FIGO

 

Barricadiero 2011

Naso intensamente fruttato, con frutti rossi dolci in evidenza; tratto balsamico insistente nel finale, di menta-liquirizia; profilo meno austero e più avvolgente, che acquista finezza con la permanenza nel calice. Bocca compatta e armonica, ben modulata, con bel timbro tannico perfettamente risolto e ottima dolcezza di frutto nel finale; il sorso è sempre sorretto da una viva vena acido-sapida.

AVVOLGENZA DI FRUTTO

 

Barricadiero 2013

Si apre con note di carne cruda evidenti, che poi virano su spezie fini e tocchi floreali, lasciando spazio infine ad un frutto che, esile all’inizio, si fa poi sempre prorompente con il passare del tempo. Leggero ritorno di liquirizia dolce nel finale. Bocca solida e progressiva, di grande misura. Tannino leggermente (e piacevolmente) nervoso che da nerbo e carattere al sorso, agile e ritmato, di bella chiusura asciutta e sapida.

AGILITÀ E PROGRESSIONE

 

Barricadiero 2016

Restio ad aprirsi, un po’ burbero all’inizio. Poi frutto leggero, note floreali, tocchi di grafite finali. Bocca solida e granitica, di grande compattezza, ancora in piena evoluzione, tannino ben presente e risolto, con grande vena acida. Si intuisce che sta aspettando il momento per “rilassarsi” un po’ in bottiglia e rendere più disteso il sorso. L’aspettativa è grande, perché lui ha carattere da vendere.

COMPATTEZZA E AUSTERITÀ