Vignaioli o acrobati

 

Secondo The Indipendent il 2010 è stato un anno estremo dove la morsa del ghiaccio ha tenuto in scacco gran parte dell’Europa centro settentrionale. In Russia invece si è verificata un’ondata di caldo senza precedenti. Il clima è impazzito si potrebbe dire.

 

Non è proprio così. L’idea che abbiamo del cambiamento climatico si fonda fin troppo sulla nostra personale esperienza. Chi studia il clima si basa su flussi molto più approfonditi e estesi nel tempo.

Questo vuol dire che se anche abbiamo sofferto il freddo quest’anno non vuol dire che il clima sta tornando quello di una volta.

 

“Il 2010, scrive The Indipendent- è stato l’anno più caldo e umido mai registrato. Per il 34° anno di fila le temperature sono state superiori alla media del ventesimo secolo”. E ancora “ delle dieci annate più calde mai registrate, nove appartengono al decennio appena finito”.

 

C’è da preoccuparsi. La viticoltura si è sviluppata in latitudini particolari dove la pianta, pur nella variabilità delle annate, aveva un comportamento costante o almeno facilmente interpretabile dall’uomo. Con questa tendenza, il vignaiolo dovrà fare i conti con l’estrema schizofrenia climatica delle stagioni e una nuova identità delle proprie uve, sempre più calde. Già nello scorso anno molti vignaioli si sono trovati a intervenire, in molti casi nell’unico momento possibile, sulle problematiche improvvise delle vigne. Un lavoro da acrobata.

 

Il problema principale rimane l’emissione di anidride carbonica nell’aria, anche se non c’è una prova diretta tra CO2 e riscaldamento globale. Speriamo non sia tardi.