Una Storia Vera

 

La parola più usata da Warren Winiarski è epifania. Per lui le rivelazioni sono stata molte nella vita. L’incontro con la Napa Valley, la conoscenza di Nathan Fay, colui che piantò per primo il cabernet in California e soprattutto, crediamo, vedere il suo vino, preferito da una giuria internazionale, ai pilastri enologici della terra. Warren è il fondatore dell’azienda Stag’s Leap e a Budapest, dove lo abbiamo incontrato, ha parlato della sua storia personale, di un’epoca in cui la California del vino si è imposta all’attenzione del mondo e di ciò che per lui vuol dire armonia.

 

 

Stag’s Leap fu fondata nel 1970 da Winiarski e sua moglie. Allora non molti scommettevano sul vino americano e soprattutto non si analizzavano i dati di mercato per decidere se fondare un’azienda. Erano la passione e l’istinto a guidare. Dopo aver vissuto in Italia, Warren si innamorò della bellezza naturale, ammirata nelle nostre opere d’arte, e del vino. Il suo modello, come per molti a quell’epoca, era il Bordeaux. Tornato negli Stati Uniti assaggiò il cabernet di Fay, “fu un’epifania”. Fortuna volle che il podere accanto a quello di Fay, fosse libero; Warren decide di compiere il grande passo.

 

 

Sei anni dopo la fondazione dell’azienda, il cabernet sauvignon Stag’s Leap 1973 partecipò a un’epica disfida organizzata dall’inglese Steven Spurrier e passata agli annali come il “Giudizio di Parigi”. La prima annata di Warren Winiarski mise in fila bottiglie del calibro di Château Mouton-Rothschild 1970 e Château Haut-Brion 1970. La giuria era composta da alcuni dei più illustri nomi francesi come Christian Vannequ, capo sommelier alla Tour d’Argent, Pierre Tari, allora proprietario di Château Giscours, Aubert de Villain, co-direttore di Romanée Conti e Odette Kahn, editore della Revue du Vin de France.

 

 

Le foto che sono possibili vedere nel libro “Judgment of Paris: California vs. France and the Historic 1976 Paris Tasting That Revolutionized” di George M.Taber, evocano un’epoca meravigliosa per questo genere di competizioni e appartengono di diritto alla storia del vino mondiale. Oggi Warren è anziano e i suoi ricordi sono densi di emozione per un’epoca che potremmo definire la nouvelle vague del vino americano.

 

 

La sala delle conferenze del Crointhia Grand Hotel Royal di Budapest ascolta rapita il racconto di Warren, mentre i vini di Stag’s Leap vengono versati. Dalla celebre degustazione di Parigi, il comparto enologico americano è stato iniettato da pesanti investimenti economici che ne hanno sostanzialmente trasceso il carattere. Un processo che generalmente intendiamo come omologazione del vino.

 

 

I vini di Stag’s Leap sono eleganti e caratteriali, lontani dallo stereotipato modello di vino definito nuovo mondo. Il Cask 23 2001 è semplicemente splendido. Un cabernet sauvignon pieno di grazia e armonia. Il paradigma bordolese, seguito in pieno, è declinato da profonde note di mora e cioccolato per un palato fresco e digeribile.

 

 

La storia, almeno come la intendiamo noi, si conclude nel 2006, Stag’s Leap Wine Cellar è ceduta alla Marchese Antinori. Warren continua a seguire la parte agronomica ed enologica prestando la sua enorme esperienza. Ma non è più la nouvelle vague.

 

 

P.S.

Dal libro “Judgment of Paris: California vs. France and the Historic 1976 Paris Tasting That Revolutionized” di George M.Taber è stato tratto un film dal titolo Bottle Shock diretto da Randall Miller. Non credo sia stato distribuito in Italia.