Un mese senza Oto Tortorella, degustatore e gastronomo gentile

Il ricordo di Oto resterà per sempre legato a quel suo modo di guardare al cibo, e al vino in particolare, che univa l’approccio classico fatto di studio, libri, approfondimento insaziabile a una visione sognatrice della produzione agricola, fatta di storie di uomini che amava visitare, conoscere e ascoltare con attenzione. Convinto sostenitore della sostenibilità in tutte le fasi produttive e della biodiversità, si era finanche speso in prima persona per il recupero di un antico vitigno Irpino, l’aglianico lasco.

Il suo motore è stato sempre una sete inesauribile di conoscenza: ascoltava tutti con grande rispetto, ma non rinunciava mai ad esternare il proprio pensiero in maniera chiara e senza troppi giri di parole.

Un ragazzo per bene, estremamente diligente, che negli ultimi anni si era dedicato al sogno di scandagliare ogni aspetto della viticoltura. Lo faceva attraverso un approfondimento meticoloso, di cui amava rendere partecipi tutte le persone che frequentavano il suo studio, pur se di mestiere faceva l’informatico, occupandosi della creazione di siti internet e piattaforme per il commercio elettronico.

L’avvicinamento a Slow Food risale a circa 15 anni fa, con la partecipazione insieme ad un gruppo di amici alla prima edizione della “Disfida del Soffritto”. Da sempre convinto sostenitore della bontà del messaggio Buono, Pulito e Giusto, ha sviluppato una piena collaborazione nei progetti della Condotta Irpinia Colline dell’Ufita e Taurasi e nel progetto Slow Planet di Slow Food Campania. Per la Condotta è sempre stato un riferimento, innanzitutto come volontario nei vari eventi, ma poi anche curando il sito, i vari account e tutti i progetti sul vino. Sua anche l’idea del progetto MondoAglianico, format che da anni sviluppa laboratori in tutto il territorio nazionale costruiti a partire dai tre Aglianico del Sud Italia: Vulture, Taburno e Taurasi.

Formatore carismatico per i distillati e curatore appassionato fin dall’inizio del progetto della guida Slow Wine, per il quale ha raccontato le aziende della provincia di Avellino, sapeva trasmettere con passione tutto il suo sapere in fatto di vino. Lo faceva senza protagonismo, raccontando produttori, vitigni, terroir sempre con il sorriso, con grande competenza e chiarezza di linguaggio, ma senza pedanterie, riuscendo a fare appassionare gli altri, anche quando introduceva concetti più complessi legati alla “potatura morbida”, alla pedologia dei suoli dei vigneti, alle caratteristiche chimico/fisiche dell’acino, al complesso mondo della fermentazione, delle fecce sottili, delle anfore…

La sua visione “crapulona” del mondo e delle cose si basava sulla condivisione. La stessa vendemmia è sempre stata per lui una festa. Così pure gli incontri con gli amici di sempre, che organizzava al solito in maniera veloce, con il metodo che tutti noi abbiamo poi ribattezzato “Metodo Tortorella”: ognuno porta qualcosa da qualche parte parte, ché il posto non è mai stato importante. Lo era invece stare insieme, chiacchierare di cibo, di politica, cavolo se non lo appassionava, e soprattutto di vino….da bere, mica da girare soltanto nel bicchiere.

Ci mancherai, Oto. Ma ti ricorderemo per sempre.