Trent’anni di Verduno Pelaverga, il rosso pepato che piace ai giovani

Il 9 settembre 2025, l’Associazione Verduno è Uno ha organizzato una giornata di formazione per festeggiare il trentennale della Doc Verduno Pelaverga, alla presenza di produttori, giornalisti, operatori di settore, con Sandro Minella e Ian D’Agata relatori di eccezione.

Tanta strada è stata fatta dal giorno in cui 6 produttori di Langa – Gabriella Burlotto del Castello di Verduno, Gian Battista Alessandria dei Fratelli Alessandria, Marina Burlotto per l’azienda Commendator G.B. Burlotto, Gian Carlo Burlotto di Cantina Massara, Giuseppe Priola di Bel Colle e Antonio Brero di Vinandolo – si sono riuniti, convinti che il pelaverga piccolo avesse caratteristiche uniche che meritavano di essere valorizzate e fatte conoscere.

Il Verduno Pelaverga oggi rispecchia le richieste del mercato dei nuovi consumatori che, pur apprezzando i classici, cercano vini facili da approcciare: delicati, vibranti, profumati, versatili con un’ampia varietà di piatti.

La storia

Negli anni Cinquanta e Sessanta l’azienda Comm. G.B. Burlotto portava avanti la tradizione di vinificare il pelaverga piccolo in purezza, anche se la produzione era divenuta esigua e difficilmente superava le 1.000 bottiglie all’anno. Erano pochi i filari di pelaverga piccolo ancora presenti: nebbiolo, barbera e dolcetto rappresentavano il grosso della produzione.

Con grande lungimiranza nel 1972 l’azienda Castello di Verduno piantò alcuni vigneti interamente a pelaverga piccolo: recuperare il vitigno era diventata una priorità, una nuova sfida da affrontare. In breve tempo altre 5 aziende ne seguirono l’esempio, e non solo, insieme iniziarono ad aiutarsi. Già dagli anni Ottanta si stavano mettendo i primi mattoni che, nel Duemila, hanno portato alla costituzione ufficiale dell’associazione dei produttori di Verduno.

«È nata un po’ per gioco l’associazione! Pensavamo che questo vitigno per noi potesse essere importante. E così, con l’aiuto della sindaca Renata Salvano, siamo riusciti a creare una piccola associazione di sei produttori. Con tenacia e credendo nel progetto siamo arrivati ai 30 anni della Doc. All’inizio non avevamo un nome, ma avevamo uno statuto. Per fortuna, i nostri figli hanno seguito le nostre orme», racconta Gabriella Burlotto del Castello di Verduno.

«Oggi si festeggiano i 30 anni della Denominazione Verduno Pelaverga! Sono quelle cose che ti fanno venire la pelle d’oca: con tutto il lavoro che abbiamo fatto prima, adesso si vedono i risultati, e non saranno gli ultimi, perché altri ne verranno». Molte persone si entusiasmarono per il loro progetto: in primis la sindaca di allora, Renata Salvano, il giornalista e consulente Giancarlo Montaldo e un folto gruppo di tecnici e vinificatori (Francesco Arrigoni, Carlo Arnulfo, Lorenzo Corino, Franco Mannini, Paola Oberto, Andrea Schubert, Leonardo Valenti, Luigi Veronelli).

Gian Battista Alessandria ricorda con affetto quei giorni: «L’associazione è nata parlando tra di noi, poi abbiamo trovato in Montaldo un aiuto prezioso. Avevamo la convinzione di fare un vino piacevole. Siamo andati avanti e oggi, lo vendiamo qui e nel mondo».

Il Comune di Verduno mise a disposizione un terreno di proprietà nel cru Monvigliero per la creazione di una vigna sperimentale. Furono coinvolte nelle attività di ricerca le Facoltà di Agraria e gli Istituti di Coltivazioni Arboree delle Università di Torino e Milano, l’Istituto Sperimentale per la viticoltura di Asti e il Seminario Permanente di Luigi Veronelli. Grazie al lavoro di squadra, nel 1994, il vitigno pelaverga piccolo fu iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite (codice 330).

Nel 1995 nasceva ufficialmente la denominazione Verduno Pelaverga, riconoscendo e tutelando un vino che già da secoli faceva parte dell’identità agricola e culturale delle Langhe, in una piccola area che, partendo dal comune di Verduno, si estende verso La Morra da un lato e verso Roddi dall’altro. Da quel momento in avanti vino e vitigno sono stati custoditi e promossi grazie all’impegno e alla caparbietà di vignaioli, famiglie, tecnici e comunicatori, ma anche di ristoratori, sommelier, giornalisti e professionisti del settore che, in vario modo e a vario titolo, hanno sempre creduto nel suo potenziale.

«Tutto è filato liscio perché nessuno ha ostacolato il percorso», ha dichiarato Renata Salvano.

Gabriella Burlotto racconta: «Il paese di Verduno e la Doc Verduno Pelaverga sono cresciute insieme, l’una grazie all’altra». Marcella Bianco del Castello di Verduno, figlia di Gabriella Burlotto, ha raccolto insieme alle nuove generazioni il testimone dei genitori con vigore rinnovato: «Amiamo la nostra terra e il nostro lavoro. La giornata del 9 settembre 2025 resterà nei nostri cuori e nella nostra memoria non solo per il trentennale della Doc, ma perché è stata condivisa con persone che amano, studiano e bevono vino».

La Doc Verduno Pelaverga nel 2025

Il disciplinare del Verduno Pelaverga (o Verduno), approvato con Decreto Ministeriale il 20/10/1995, delimita l’areale di produzione al territorio del comune di Verduno e a una porzione sita nei comuni contigui di Roddi e La Morra. Nel 2025 la superficie idonea a produrre Verduno Pelaverga supera di poco i 34 ettari. Il vino, di una sola tipologia, è fermo-secco, ottenuto da uve pelaverga piccolo per almeno l’85%, anche se – come hanno raccontato Sandro Minella e Ian D’Agata durante l’incontro del 9 settembre – quasi tutti i vini della denominazione sono ottenuti da pelaverga piccolo in purezza. Non sono specificati nel disciplinare i tempi minimi di affinamento e il tipo di contenitore da utilizzare per la maturazione.

La prima bottiglia istituzionale, vestita con la fascetta, è frutto di un lavoro corale, con etichetta realizzata ad hoc dall’artista svizzero Henri Spaeti.

Il presidente dell’Associazione è il produttore Diego Morra, terza generazione di viticoltori, che per primo in famiglia ha iniziato a vinificare.

«Verduno è Uno è gestita da persone che dedicano tempo nell’interesse di tutti. Marcella Bianco, Diego Morra con la moglie Francesca Garbaccio sono ragazzi splendidi», commenta il produttore Gian Luca Colombo. «La denominazione è una perla rara per la zona, monovitigno coltivato solo in questo piccolo areale. Pochi produttori, vino estremamente identitario e riproducibile tra le varie aziende. Grande la sua linearità di gusto a prescindere dall’azienda che si sceglie».

Gianluca Roggero dell’azienda San Biagio aggiunge: «Un vino che nasce dalla forza di pochissime persone che ci mettono l’anima. C’è un rapporto di fiducia e di amicizia tra noi, e con tutti quelli che sono i promotori della denominazione. Oggi vogliamo ringraziare tutti: i ristoratori, il nostro araldo Ian D’Agata e tutti quelli che portano avanti il Verduno Pelaverga. Penso sia proprio un collettivo unico e forte».

[ph credits iShock]