Slow Wine 2011 – Prima Puntata

È vero non ci siamo fatti sentire per molto, troppo tempo…

 

Ma avevamo le nostre buone ragioni. Da marzo ad oggi abbiamo nell’ordine visitato 2.100 cantine. Ne abbiamo raccontate e selezionate 1.850… Abbiamo degustato 21.000 bottiglie e recensite 8.400.

 

Le etichette che troverete in Guida saranno esclusivamente quelle che secondo noi valeva la pena consigliare ai propri amici. Quindi una selezione dura e complessa.

 

Nel frattempo abbiamo anche dato la caccia a una maledetta Talpa, che dopo la cattura, è stata cucinata alla griglia nel cortile di Via mendicità Istruita, 45. Luogo delle nostre vacanze estive.

 

Come ampiamente anticipato non pubblicheremo classifiche, punteggi, simboli (ma state tranquilli vi segnaleremo quali sono i vini boni… questo lo dico per i polemici che ci faranno le pulci!). Però uno sfizio ce lo vogliamo proprio togliere.

 

Vi vogliamo raccontare quale è stato il vino più buono delle nostre degustazioni. Il vino che se facessimo un altro tipo di Guida avremmo proposto di incoronare come Vino dell’Anno.

 

L’etichetta in questione è il frutto di una sfida che molti ritenevano una pazzia. Un vino visionario, di quelli che nascono prima nella testa del produttore e poi si trasformano in una solida realtà.

 

Stiamo parlando di una Barolo (dateci dei provinciali e piemontecentrici… tanto siamo abituati…) e di un’annata in particolare… la 2002.

Avete capito ormai di che vino stiamo parlando, del Monfortino Riserva 2002. Vogliamo tributare il giusto onore a Roberto Conterno, figlio del grande Giovanni e nipote di quel Giacomo che ha dato il nome a questa celebre maison di Monforte d’Alba.

 

La 2002 è stata un’annata terribile in Langa e per il Barolo in particolare. Una terribile grandinata ha decimato i raccolti di La Morra, Barolo e Monforte (lato Bussia). In più un agosto con piogge frequentissime ha dato la botta finale.

 

 

Molti produttori sono stati obbligati a non produrre il Barolo o a dar vita a dei “base”.

 

Serralunga ha fatto storia a sé, soprattutto i cru più alti e meglio esposti. Francia e Rionda su tutti. Non per nulla due grandi produttori hanno deciso di sfidare la sorte, ben consapevoli delle uve che avevano raccolto, e si sono cimentati con la produzione di una Riserva. Prima i Massolino ci avevano impressionato con una splendida versione della Rionda e poi quest’anno è avvenuto un miracolo che non ha pari. A giugno ero andato in visita per la Guida da Roberto Conterno che mi aveva fatto assaggiare dalle vasche il suo Monfortino. La prima annata dal 1978 che aveva soggiornato un anno in più in botte rispetto ai 7 anni canonici. Un tributo riservato esclusivamente ai millesimi da leggenda.

 

Qualcuno avrà dato del pazzo a Roberto? Forse. Non accadrà quando avrà nel bicchiere il risultato di questo sogno… Un Barolo di rara finezza, fattura, gusto, sapidità. Un vino ancora più emozionante perché racchiude un messaggio di amore per la propria terra.

 

 

Un vino indomito, un Invictus.

 

Oltre questo luogo di collera e lacrime

incombe solo l’Orrore delle ombre,

eppure la minaccia degli anni

mi trova, e mi troverà, senza paura.

 

Non importa quanto sia stretta la porta,

quanto piena di castighi la vita.

Io sono il padrone del mio destino:

io sono il capitano della mia anima.

 

 

Un Barolo che ha sfidato gli elementi e ha vinto la sua battaglia. Onore a Roberto Conterno, alla Langa e al vino che è in grado di emozionarci e di farci volare alto con la fantasia e i sogni.