Santa Maddalena: il fascino delle vecchie schiave

Anche solo dieci anni fa sarebbe stato inutile scrivere qualcosa sull’assaggio di una bottiglia di Schiava altoatesina invecchiata per qualche anno in bottiglia.

Sarebbe stato inutile primo perché capitava rarissimamente un’occasione del genere; secondo, e più importante, perché nessuno ci avrebbe creduto, vista la scarsa considerazione che i vini a base di schiava – fossero essi Santa Maddalena o Lago di Caldaro, le due Doc storiche che utilizzano questo vitigno, o “semplici” Sudtirol Vernatsch – trovavano tra i consumatori e anche tra i produttori altoatesini (tranne ovviamente alcune illuminate e avvedute eccezioni…).

Da qualche anno a questa parte invece – PER FORTUNA – con nostra grande soddisfazione si assiste a una revanche della Schiava, in tutte le sue versioni: una sorta di “Schiava Pride” che ha contagiato parecchi produttori altoatesini e molti consumatori in ogni regione d’Italia. Un numero sempre maggiore di etichette di Santa Maddalena, di Lago di Caldaro o di Schiava Igt sta progressivamente conquistando il palato e la fiducia degli amanti del vino.

Quindi è possibile concedersi anche qualche felice incursione nel campo – finora semisconosciuto e “carbonaro” – delle Schiave con qualche anno di affinamento in bottiglia: un mondo sempre più affascinante, che anche di recente mi ha lasciato a bocca aperta.

L’occasione è stata possibile grazie alla generosità di due produttori di Santa Maddalena – Johannes Pfeifer di Pfannenstielhof e Josephus Mayr di Erbhof Unterganzner – che mi hanno “prestato” due magnum vecchiotte per una degustazione didattica sulla loro denominazione.

Ho assaggiato i due vini subito dopo l’apertura della bottiglia e poi anche il giorno successivo, dopo che le due magnum semivuote sono state chiuse “alla buona”, con il tappo appena inserito nel collo della bottiglia.

Ecco che cosa mi hanno raccontato.

 

Pfannenstielhof, Santa Maddalena Classico 2013

Una incredibile freschezza di frutto, al servizio dell’impeccabile evoluzione speziata e della fine complessità. È una magnum felice: un’altra aperta qualche mese prima era piuttosto ossidata, colpa di un tappo bastardo. Questa invece mostra una leggerezza e una profondità di beva impagabili.

IL GIORNO DOPO. Nessuna differenza. Forse un filo stanco nel frutto rispetto alla fragranza del giorno prima, ma rimane comunque molto fresco, forse solo un po’ meno croccante. Bocca solida, compassata, perfettamente asciutta nel finale e ancora tanto gustosa. Beva immutatamente incredibile.

(Questo vino di Johannes Pfeifer vinse il Vernatsch Cup 2014 e divenne Vino Quotidiano in Slow Wine 2014).

 

Erbhof Unterganzner, Santa Maddalena Classico 2009

Mostra subito lo stile rigoroso e austero che contraddistingue i vini di Josephus Mayr. Grafite, liquirizia, spezie e ancora tanto frutto rosso e nero, vivo e pimpante. Bocca solida, composta, senza cedimenti, che alla fine rilascia un’avvolgenza di frutto incredibile, senza zuccheri residui e con la tipica e perfetta asciuttezza che propongono le migliori schiave nel finale di bocca.

IL GIORNO DOPO. L’espressione del frutto è ancora più intensa e permeante, mette in secondo piano spezie e grafite. Profilo olfattivo senza sbavature e cedimenti, con un’espressione vivissima. La bocca è appena un po’ più larga, avvolgente e vellutata per l’ampiezza del frutto, ma mantiene sempre quella drittezza e austerità che è il “marchio di fabbrica” della cantina. Vorresti berne ancora, più di quanto una magnum può contenere.

 

Al termine del secondo assaggio, quello del giorno dopo, la freschezza e l’integrità dei due vini mi ha lasciato di stucco, letteralmente stupito: un po’ come Lando Buzzanca in una scena (vedi foto) del “memorabile” film del 1973 La Schiava io ce l’ho e tu no, di cui abbiamo il gusto di riproporvi anche la meravigliosa locandina 🙂