Rock the Carso, la vitovska e i vini di 3 grandi vignaioli

I viticoltori del Carso – Kras in sloveno – sono stati accolti da un pubblico numeroso nella serata del 19 marzo alla Banca del Vino. Tre grandi vignaioli – Rado Kocjančič, Matej Skerlj e Benjamin Zidarich – hanno presentato quella che ormai è una realtà vitivinicola ben consolidata.

Ma proviamo innanzitutto a dare una definizione del Carso. Da sempre una zona di confine, di guerre e di grandi imperi. Trieste, la città principale, è una città portuale, di mare e di vento. Eppure, come sottolineato da Robi Jakomin, collaboratore degli ospiti della serata da diversi anni e principale responsabile dell’evento Vitovska&Morje, prima del 1719 (anno della nascita del porto cittadino) Trieste era una città di viticoltura. La grande Piazza Unità che dà sul mare era tutta una vigna e proprio qui si effettuava la viticoltura urbana.  

Ma il Carso dov’è?

Ci troviamo nel nord-est d’Italia, in Friuli Venezia Giulia, più precisamente tra la provincia di Trieste e Gorizia. La zona si estende anche oltre confine, nella vicina Slovenia, dove – anche se le regole cambiano – la cultura e lingua riunisce tutti i viticoltori. Il terreno è roccioso e calcareo, con presenza di terra rossa (il colore rosso è dato dalla presenza di un’elevata percentuale di ossido ferrico, o in altre parole ferro), che regala un gusto particolarmente minerale ai vini. 

La Doc Carso è delimitata similmente a quella geografica, includendo tutta la provincia di Trieste e 2 comuni della provincia di Gorizia. Parliamo del 2% della viticoltura totale della regione e di circa 800 mila bottiglie annue prodotte. Tra i vitigni che fanno parte della Doc, c’è la vitovska, protagonista della serata a Pollenzo, uva a bacca bianca onnipresente nel territorio insieme alla malvasia istriana, il refosco (Terrano) e la glera.  

La vitovska, regina del Carso

A determinare l’importanza di questo vitigno è stato un lavoro di gruppo dell’Associazione dei viticoltori del Carso, ma ancora più è stato fondamentale l’aver saputo collegare con successo il vino al territorio e alla sua cultura, sottolineando come la preservazione di questi vitigni sia alla base di tutto. La viticoltura è da sempre stata presente nel territorio, insieme alla vitovska, che è perciò definita vitigno autoctono del Carso. Insieme a grandi produttori, come Lupinc (che è stato il primo ad imbottigliare la Vitovska al 100% nel lontano 1978) e Kante (che ha portato innovazione e novità enologiche come la creazione dei primi tini di pietra carsica, ma anche rendendo famosa la vitovska a livello globale), oggi i viticoltori godono di una fama che poche realtà vitivinicole così piccole hanno.  

D’altro canto, come anche accennato dai produttori, la vitovska è l’uva che si è meglio adattata al suolo carsolino. Con il gelido vento chiamato bora, che spesso spezza i primi germogli della vite, e con estati aride, solo i vitigni che hanno radici ben interrate e grande resistenza riescono a sopravvivere.  

I vini degustati nella serata sono partiti dalle annate più giovani in commercio oggi, fino a bottiglie con più di 10 anni di età. Definirli vini facili da capire non è la designazione corretta. Austeri, sapidi, ossidati, acidi… molti aggettivi sono stati utilizzati nel tempo della serata. Sicuramente la parola chiave è mineralità, un aggettivo che nessuno ama usare con tanta leggerezza, ma che si sposa alla perfezione con la vitovska.  

I vini dei 3 vignaioli del Carso presenti alla serata

Rado Kocjančič si trova nell’est del Carso definito “Breg”, dove non troviamo terra rossa, bensì il cosiddetto flysch (letteralmente “terreno che scivola”), caratterizzato da una successione ripetuta di differenti litologie quali arenarie, silt e argille. Lo stile preferito da Rado è di gran lunga diverso dai suoi vicini. La 2022 è fresca, con appena 2 giorni di macerazione sulle bucce, maturata in acciaio per mantenere la vivacità e leggerezza della Vitovska. Un’etichetta che potrebbe essere definita erroneamente “vino da ogni giorno”, ma che invece in bocca dona grande rotondità e corpo, dimostrando la maestria del produttore. Di Rado assaggiamo anche una 2019 che regala sentori di fiori bianchi e frutti ben maturi in bocca.  

Matej Skerlj lavora su terreni rocciosi tipici del posto insieme a un misto di terra rossa ricca di ferro. L’annata attualmente in commercio è la 2021 che viene macerata per tutto il periodo di fermentazione, fino a 4 settimane, per poi rimanere sulle proprie fecce per un intero anno in tini di pietra del Carso regalando al vino grande sapidità e mineralità. Assaggiamo anche la 2016, che è invecchiata in botti grandi di legno, usate, sempre per un anno. Qui si riesce a sentire il grande lavoro fatto sia in vigna che in cantina: la salinità è ancora molto presente in bocca, insieme a profumi di miele e mandorla, con una leggera parte ossidativa molto piacevole. L’acidità e i tannini sono ancora molto alti, facendoci capire che è un vino che si può bere anche tra 10 anni.  

Benjamin Zidarich è sicuramente un nome già ben conosciuto nel mondo del vino. Anche lui lavora su terreni molto simili a quelli di Matej, con un’unica differenza, l’esposizione. Molte delle sue vigne sono affacciate direttamente sul mare. Questa influenza marina regala all’annata 2021 molta freschezza e acidità, insieme alla sempre presente salinità nei vini. Benjamin ci regala una chicca, la Vitovska Collection 2009, sfatando un mito per cui i vini bianchi non possano invecchiare. Questa ne è una prova vivente. Sentori di pesca matura, mandorle e miele, in bocca è presente ancora grande freschezza, lasciandoci in bocca un finale lungo e piacevole. 

Quello che ci sorprende è il lavoro di squadra e la grande fratellanza che si sente tra i produttori. «La collaborazione tra di noi è fondamentale – dice Matej Skerlj – per poter raggiungere la qualità nei vini e la consapevolezza che la Vitovska è un vino di grande spessore».

Certamente questa collaborazione si allunga anche alla vicina Slovenia, dove i produttori del Kras lavorano con un approccio molto simile a quelli del Carso, ben oltre le barriere imposte da confini e legislazioni differenti.

Detto ciò, Rock the Carso!