Rive di Conegliano, storia di Prosecco: Biancavigna

Tra le colline discese tra Conegliano e Pieve di Soligo, in perfetta armonia con la natura che li circonda nasce l’azienda Biancavigna.

Per il penultimo appuntamento di In the Mood for Wine, Luca Cuzziol incontra Enrico ed Elena Moschetta. Da 17 anni cercano di mantenere la tradizione del loro territorio, con un continuo sguardo al futuro.

Spesso demonizzato, considerato un vino dalla scarsa qualità, un sostituito delle bollicine Metodo Classico, il Prosecco in realtà è molto di più. È la storia di un territorio e delle sue colline. Di colline relegate in passato alla coltivazione di uva, per lasciare alla pianura i prodotti utili alla sopravvivenza. Di quelle colline in cui la glera riesce a esprimersi in maniera insuperabile.

vigneti biancavigna

L’obiettivo di questa azienda è proprio questo: rafforzare lo statuto di vino del Prosecco e affermare la sua realtà come naturale e culturale. Il mondo del Prosecco è ampio, difficile e variegato. È facile generalizzare. La glera è un vitigno che dà grandi soddisfazioni.

È molto duttile, generoso e con ottime potenzialità. In terreni poco fertili non ha una grande resa dal punto di vista quantitativo, ma è eccellente per il suo profilo qualitativo. È vigoroso e ha bisogno di molto spazio.

Per questo motivo è fondamentale il lavoro in vigna: gli impianti non devono essere troppo fitti per permettere la migliore resa qualitativa. Il controllo delle azioni in campo è la base per la creazione di un buon vino. L’azienda si impegna nel controllo di tutta la filiera. Possedere le proprie vigne, scendere in campo e agire in maniera diretta e consapevole su ogni fase produttiva, permette di ottenere uve eccellenti.

«È arrivato il momento di fare un passo avanti: quanto un produttore possiede le proprie vigne è giusto che venga indicato in etichetta. Ha un senso rafforzativo perché permette di identificare le aziende che hanno una filiera corta. Il consumatore è sempre più attento, e fornire degli strumenti per la corretta comprensione del prodotto è un nostro dovere».

biancavigna gleraLa sostenibilità è alla base della loro filosofia. Quando è stata creata l’azienda, si è cercato di ridurre al minimo l’impatto sul pianeta. L’armonia con la natura è fondamentale. La ricerca continua ha portato alla recente conversione di parte dei loro vigneti al biologico. La coltivazione è molto più difficile. Richiede tempo, dedizione e lavoro in campo.

I trattamenti sono ridotti al minimo ma questo non significa che le vigne possono essere trascurate. Senza l’utilizzo di pesticidi e sostanze chimiche, bisogna coccolare le piante. Le piogge, molto ricorrenti nella zona, potrebbero essere causa di malattie fungine. Non è solamente una questione di marketing, questo passo è fondamentale per dare maggiore credibilità alla filosofia produttiva.

 

Ma quanto incide il Terroir sui prodotti?

È proprio il terreno peculiare a conferire le caratteristiche uniche. La parola Riva, tradotta dal dialetto locale indica un territorio ripido e impervio. Esse hanno una pendenza che può arrivare fino al 70%, sono ventilate ed esposte al sole. Questo permette una maggiore protezione, che aiuta a preservare le uve dalle malattie.

Ogni riva ha un particolare territorio, esposizione e microclima che creano delle aree uniche. Il disciplinare che regola la denominazione Rive è molto più restrittivo: la produzione per ettaro deve essere ridotta, la raccolta avvenire esclusivamente a mano e ogni parcella deve essere vinificata singolarmente.

Il segreto è il tempo: i loro vini presentano un grado zuccherino molto basso e una fermentazione prolungata. Questa scelta si riflette in vini più strutturati ed equilibrati.

 

biancavigna vendemmiaTuttavia, è importante cercare sempre qualcosa di nuovo per mettersi in gioco…

«Alcuni anni fa, da un viaggio in Armenia, ci è venuta un’idea folle. All’inizio le speranze erano poche. Misurarsi con l’utilizzo dell’anfora, sconosciuto alla tradizione vitivinicola delle nostre zone, è stato quasi un gioco. Abbiamo approfittato di un’annata molto generosa per iniziare questa sfida.
Abbiamo raccolto una glera a fine vendemmia, effettuato una fermentazione “in rosso” con macerazione e fatto maturare il prodotto per 4 mesi in anfora. Dopo la rifermentazione in bottiglia abbiamo scelto di effettuare una sboccatura a mano. È un processo lungo e molto lento, ma il risultato è inaspettato. Sentori di mela cotta, crosta di pane e frutta secca. Buona struttura e equilibrio».

Diverse sfumature, ma un solo vigneto. Si pensa spesso che il metodo Martinotti, usato per la produzione del Prosecco, sia la versione economica del Metodo Classico. Tuttavia, è la scelta migliore per preservare l’aromaticità di quest’uva. È il metodo giusto, per il vitigno giusto.

Permette di mantenere l’ampia gamma di aromi primari, fondamentali per l’espressione del prodotto. Disdegnarli sarebbe riduttivo. È un modo elegante di bere.

 

 

 

 

Immagini da Facebook_Biancavigna