Riconoscimenti Slow Wine 2020: Lazio

bianco frascatiIl Lazio come Godot. Lo aspettiamo da 10 anni, un’altalena di emozioni lunga tutte le edizioni della guida: dalla speranza più accesa al pessimismo più cupo. Oggi ci troviamo a tirare le somme di una regione che rischia di rimanere impantanata tra un passato invocato per reclamare un’effettiva vocazione, e visioni ferme a decenni fa, legate a doppio filo con il presunto miglioramento offerto dai vitigni internazionali.

Certo, di passi avanti ce ne sono stati, e probabilmente mai come quest’anno abbiamo trovato una qualità media così elevata. Manca però la costanza, l’affidabilità nel tempo, e quella non dipende certo solo dalla vendemmia e dal meteo, totem utilizzati alla bisogna per giustificare risultati non esaltanti. Ben venga il turnover quando non è sintomo di inaffidabilità, ben vengano i nuovi ingressi quando non sono sinonimo di occasionalità.

Partiamo dalle certezze, che oggi rispondono a un solo nome: cesanese. È sempre più fortemente cesanese über alles. Un percorso virtuoso che abbiamo seguito con interesse in questi anni e che abbraccia trasversalmente Olevano Romano e la Docg del Piglio, fino a giungere ad Affile. Se dal punto di vista della personalità del vitigno non avevamo mai avuto dubbi, è la ricerca di uno stile identitario e di una sempre più evidente chiarezza espressiva a rendere entusiasmante la panoramica offerta.

Diversa la situazione nell’area del Frascati, ancora in una fase di stallo nella ricerca di identità e qualità: certamente un’annata come la 2018, complicata per la varietà malvasia, non ha aiutato il processo di crescita, ma non può essere questo il solo alibi. Non si può più prescindere dall’espressività territoriale, dal riscontro del millesimo e delle sue peculiarità, anche a discapito dell’ipertecnicismo distaccato e freddo: il tecnicamente ben fatto come base di partenza e non come punto di arrivo. In questo il colosso castellano compie passi ancora fin troppo cauti, che sicuramente non andrebbero mossi verso ipotesi di modifica del disciplinare, aspirando all’ingresso massiccio di vitigni che poco hanno a che fare con il territorio.

Ancora in tema bianco, nella Tuscia la parte del leone la fa sempre il grechetto. Manca però a tutt’oggi una massa critica in grado innescare un effetto domino qualitativo, che pare ancora frenato dall’ossessiva ricerca di vini dal prezzo contenuto e, in parte, dall’equivoco della denominazione orvietana che riunisce, sotto un unico cielo, vini di confine sospesi in un limbo comunicativo.

Delude ancora il Lazio della costa a sud di Roma, che per anni aveva creato interesse intorno a bianchi profumati e sapidi, e che vede oggi una fase più di ombre che di luci, trovando solo un parziale riscatto a Ponza.

L’entroterra pontino al contrario si sta affermando sempre più come zona di bianchi da seguire: bellone a parte, la malvasia del Lazio sembra aver trovato nell’area espressioni in grado di mettere in ombra i Castelli Romani e, soprattutto, la Doc Roma, che ancora non riesce a fornire elementi attrattivi, nome a parte.

Cenni di ottimismo vengono dalla bassa Ciociaria, grazie a un manipolo di viticoltori che sta sperimentando vitigni autoctoni dai nomi insoliti: maturano, lecinaro e olivella sono fonte di ispirazione, con alterne fortune è il caso di sottolinearlo, per vinificazioni coraggiose, in qualche caso fin troppo ardite.

La chiusura la merita una considerazione territorialmente trasversale: le realtà biologiche, biodinamiche e naturali emergono con risultati interessanti da nord a sud, a dimostrazione che la voglia di una viticoltura attenta al territorio può essere davvero una contagiosa base di partenza per il rilancio. Non è la panacea di tutti i mali e nemmeno l’ultima moda a cui guardare con interesse, ma si può creare un circolo virtuoso a tinte verdi. E, francamente, sarebbe pure ora, caro Godot.

 

Vigneto lazio

 

VINO SLOW

Cesanese del Piglio Priore Ju Quarto 2017, La Visciola
Cesanese del Piglio Sup. Lepanto Ris. 2016, Alberto Giacobbe
Cesanese di Affile Nemora 2017, Raimondo
Cesanese Di Olevano Romano Cirsium Ris. 2015, Damiano Ciolli
Frascati Sup. Abelos 2018, De Sanctis

 

GRANDE VINO

Cesanese del Piglio Sup. Hernicus 2017, Coletti Conti

 

VINO QUOTIDIANO

Cardito 2018, Donato Giangirolami
Cesanese del Piglio Sup. Tenuta della Ioria 2017, Casale della Ioria
Miadimia 2018, Tenuta La Pazzaglia
Puntinata 2018, Cincinnato

 

 

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