Quattro cose nuove che ho notato, in questi ultimi mesi, nel mondo del vino

Inutile insistere troppo su quanto la pandemia – che da circa un anno a questa parte ha investito tutto il mondo – abbia cambiato, e stia ancora cambiando, le nostre abitudini di vita. Ovviamente anche il mondo del vino ha registrato forti discontinuità, non tanto (evidentemente) nella produzione ma soprattutto negli aspetti commerciali e promozionali.

Mi sembra di aver colto, tra gli altri, quattro punti di riflessione che ho voglia di condividere più che altro per verificare con voi di non aver preso abbagli e di non aver letto erroneamente questi cambiamenti :-).

 

La gente continua a bere vino, anzi forse ne beve un po’ più del solito.

Leggendo i dati sui consumi di vino, in Italia e nel mondo, diffusi da vari osservatori e istituti di ricerca sembra assodato che da un anno a questa parte – da quando cioè si sono inaugurate le varie stagioni di lockdown – non ci sia stato un calo ma una sostanziale tenuta. Anzi, in certi contesti e in alcune nazioni sembra che siano addirittura cresciuti i consumi di vino, in continuità con quanto avveniva negli anni precedenti.

Questo nonostante – e con questo veniamo alle questioni esclusivamente italiane – sia stato chiaro fin da subito che il vino non veniva considerato tra “i beni e i bisogni essenziali”: vi ricordate il primo lockdown, quello della primavera 2020, istituito dal primo Dpcm? La situazione era questa: tabaccai aperti, enoteche e rivendite di vino chiuse. Se volevi acquistare una bottiglia avevi a disposizione solo i supermercati…

 

Sono cresciuti notevolmente gli acquisti online (lo abbiamo visto tutti…).

Conseguenza di quanto appena riportato sopra… Se non volevi cadere nella pochezza dell’offerta di tanti supermercati – che in quest’ultimo anno non hanno cambiato affatto le referenze esposte sui loro scaffali – non ti restava che ordinare il vino online e fartelo recapitare a casa.

Sulle vendite online si è scritto molto, con analisi più o meno condivisibili. Qui mi limito a tre considerazioni. La prima è molto semplice: non ti inventi “venditore online” dall’oggi al domani, per soddisfare il cliente devi essere affidabile e aver “oliato” da tempo una struttura logistica impeccabile. La seconda: mi sembra che abbiano avuto maggiore fortuna quelle piattaforme di vendita online che hanno speso di più in didattica e comunicazione, offrendo non solo bottiglie di vino ma anche (e gratis) cultura vinicola. La terza: dopo le prime settimane di lockdown, in cui sembrava che dovessimo stappare tutte le bottiglie più importanti che avevamo in cantina (o che avevamo appena acquistato online), si è passati progressivamente a un consumo di vino “più quotidiano”, “più normale”; in sostanza alla buona bottiglia, di prezzo abbastanza contenuto, prodotta da una cantina ben conosciuta che negli anni “non ti ha mai tradito”.

 

Si beve quasi esclusivamente a casa, e questo ha cambiato i rapporti tra le tipologie di vino.

Che si sia portati a bere vino quasi esclusivamente a casa lo sappiamo tutti; se ne sono accorti anche le forze dell’ordine, disperate perché non c’è più nessuno in giro a cui fare l’alcool test :-).

Quello che non ci si aspettava, invece, è il rimescolamento dei rapporti numerici tra le varie tipologie di vino, causato da un fatto molto banale, a cui però non si era posta mai grande attenzione: in casa non si beve come al ristorante, all’osteria o al wine bar. In casa si privilegiano alcune tipologie di vino mentre quando esci a cena (o meglio, quando uscivi…) ti concedi tranquillamente qualche assoluta novità o qualche vino “curioso”.

Il dato più significativo in questo senso ce lo mostra la contrazione, piuttosto evidente, del consumo di bollicine in questi ultimi 12 mesi: prima i tappi a fungo saltavano con progressione inarrestabile, da un anno a questa parte siamo tornati con decisione al cavatappi e al “tappo raso” dei vini fermi.

La spiegazione più semplice e immediata è questa: non c’è un bel nulla da festeggiare (basta ascoltare un qualsiasi telegiornale…) e quindi per “la frenesia da bolle” aspettiamo tempi migliori. Ma, secondo me, non c’è solo questo, ci dev’essere qualche altro aspetto… Non ho altre motivazioni convincenti da proporre; se qualcuno di voi le ha lo prego gentilmente di farmele sapere.

 

Cresce la domanda di “contenitori alternativi”, i bag in box prima di tutto, soprattutto per i vini bio e/o naturali.

Il fatto di bere vino perlopiù a casa probabilmente ha rimesso in gioco anche certe formalità: la bottiglia di vino da 0,75 gioca un indubbio ruolo simbolico sulla tavola del ristorante, che non si estende però al tavolo di casa. Tra le mura domestiche si bada più alla sostanza che alla forma e quindi conquistano terreno altri contenitori adatti al vino. Per questo nell’ultimo anno è evidente la domanda crescente (e conseguentemente le vendite) di bag in box di vino di qualità, non destinato all’Horeca ma al consumo casalingo.

L’ho scritto varie volte, quindi non faccio altro che ripetermi: sono un grande sostenitore del bag in box, contenitore efficace, comodo e impareggiabile per conservare al meglio un vino di consumo casalingo e quotidiano. Meglio ancora se è un biologico o naturale, in genere più sensibile ad una cattiva conservazione: nel bag in box puoi tenere il tuo vino (che ha dosi bassissime di solforosa) anche per un mese senza che si ossidi o che perda la freschezza iniziale.

 

Quindi ben venga anche quest’ultima novità nei consumi di vino!