Perché il vino a 3 euro a bicchiere non va? Siamo tutti milionari o solo un po’ ottusi?

È da qualche tempo che frequento un winebar molto carino qui a Bra (con intelligente e oculata selezione), Zero, che ha aperto da poco e riscuote un ottimo successo e se lo merita. Essendo un po’ genovese di estrazione mentale e anche monetaria ho chiesto a Maurizio Damilano, il protagonista della nuova avventura enoica, come mai i vini al bicchiere partissero da 5 euro al bicchiere.

Mi aspettavo una risposta di questo tipo: «Noi trattiamo solo vini di artigiani i cui prezzi ci impongono politiche che non mi fanno andare sotto questo valore». Io avevo già pronta la replica: «Perché non ti rivolgi alle bottiglie da litro che ora tanti piccoli produttori stanno mettendo in commercio (ne aveva parlato qui Fabio Pracchia)? Tra i quali cito: La Felce in Liguria, il Completo di Carussin, il Viscà di Cascina Fornace, il Vindabeive di Valfaccenda, il Nu di Segni di Langa e tanti altri ancora… Insomma, bottiglie quasi tutte sotto i 7/8 euro + IVA che permettono di applicare ricarichi molto ragionevoli e di bere alla grande!».

La sua risposta mi ha colto di sorpresa: «Ci ho provato a mettere il bicchiere a 3 euro o 3,5, ma nessuno lo prendeva, chi beve in mescita desidera provare qualcosa di diverso e sfizioso».

La mia logica “sparagnina” è andata in frantumi di fronte a questa verità commerciale. Siccome sono “testone” ho chiesto lumi anche ad altri enotecari di fiducia e tutti mi hanno confermato la medesima cosa. E allora qui mi rivolgo a voi cari lettori, ma siamo tutti figli di Abramovich o Bezos che schifiamo la possibilità di assaggiare cose davvero notevoli senza doverci svenare?

È la stessa logica del Vino Quotidiano (leggi i migliori di sempre per la guida Slow Wine), progetto che Slow Food spinge da almeno 20 anni e che ha sempre stentato a decollare, perché da troppi considerato come un vino low cost. Invece, è per me l’opposto, riuscire in modo intelligente a godere di un vino fatto bene, che tra le sue caratteristiche ha la piacevolezza e la territorialità.

Insomma, propongo una piccola rivoluzione della beva con richieste compulsive agli enotecari di fiducia di vini di questo tipo. Meno brand e più sostanza, questo il mio nuovo grido di battaglia.