Naturale o convenzionale: questo è il problema!

 

La frattura tra le due parti è chiara: l’uso della chimica nelle diverse fasi dello sviluppo della pianta. In questi anni di numerose visite aziendali non sono riuscito a chiarirmi le idee, anzi, il suono delle diverse campane ha generato in me una maggiore e confusa curiosità. Ammetto l’inclinazione personale verso la gestione bio di un vigneto; detto questo però rimango sempre interdetto quando un produttore o un agronomo, cosiddetti convenzionali, mi incalzano sul seguente argomento: una condotta esclusivamente bio del vigneto è impossibile se vogliamo garantire la sostenibilità economica dell’azienda. Classico esempio portato a suffragio di questa tesi è l’annata 2008 che vide un virulento attacco parassitario nel periodo primaverile che compromise non di poco il raccolto. Secondo loro senza una prevenzione, sempre più attenta all’ecosistema, gestita in alcuni casi dalle Regioni (programma integrato), è impossibile poter creare economia con il vino. Addirittura, ed è argomento recente, i cosiddetti naturali sarebbero costretti, sempre in annate cattive, a immettere dosi maggiori di zolfo e rame e, soprattutto, un’emissione esagerata di anidride carbonica. Vi basta? Roba da mettere in crisi il più ingenuo dei figli dei fiori. Dall’altra parte però chi ha abbracciato le tesi biologiche e biodinamiche parla di equilibrio del vigneto e soprattutto di una prevenzione, riguardante il suolo e l’ambiente circostante, che scongiurerebbe molti dei pericoli paventati da ogni viticultore. Inoltre per i naturali, ogni intervento chimico rappresenta un duro colpo per l’espressione del territorio attraverso il prodotto agricolo. La mia personale opinione è che la dimensione aziendale, dato per scontato il clima favorevole, sia il fattore chiave. La rapidità di intervento contro la patologia, spesso, ne determina l’efficacia. È chiaro come aziende piccole in questo possano avere un vantaggio derivato dal controllo diretto e quindi un atteggiamento attendista, mentre aziende più grandi siano “costrette” a intervenire preventivamente ogni possibile attacco delle malattie, con prodotti di sintesi, ma, va detto, sempre meno invasivi dal punto di vista ecologico. È vero mi arrampico sugli specchi: a voi la parola!