Mica siamo in Francia

 

Una mia amica, in visita all’Enoteca Regionale del Barolo presso il Castello Falletti di Barolo ha chiesto gentilmente la carta geografica dei cru di Barolo, pensando che non esistesse luogo più adatto a tale richiesta. La risposta è stata «Cru? Mica siamo in Francia».

 

ll termine cru, nato in Francia e sempre in Francia diventato norma, evoca subito l’eccellenza e il gesto del vignaiolo che con la propria capacità riesce a imprimere le sfumature dell’annata sulle uve provenienti dal medesimo pezzo di terra. Che sia indicativo di un singolo vigneto come in Borgogna, di un comune come Champagne o che faccia parte di una classificazione di aziende prestigiose come a Bordeaux, il cru è la misura della qualità sulla quale viene stimato il valore di un vino.

 

In casa nostra i concetti di grande vigna e di territorio vocato stanno, con fatica, cercando di rincorrere un passato dalla generosa politica delle denominazione di origine. Ma il vino è geografia e storia, di politica, quando si tratta di bere, ne facciamo volentieri a meno. È storia antica quella che narra delle generazioni di agricoltori che piantavano la vite solo nei luoghi più opportuni.

 

In Italia, le Langhe rappresentano un grande luna park per gli appassionati di vigna e di vini indelebili. La codificazione dei migliori appezzamenti di terra vanta una tradizione non paragonabile a nessun altro luogo in Italia. Il prestigio di alcuni vigneti non ha solo un valore agricolo ma attorno a una collina si intrecciano storie generazionali di viticoltori che amplificano il fascino della viticoltura incatenandola al romanzo storico.

 

Come in Borgogna, Barolo e Barbaresco esaltano l’esclusività del luogo di origine attraverso un solo vitigno. In nessun’altra regione italiana un legame siffatto esprime tale consolidata qualità. Qualcosa sta cambiando anche nel resto dello stivale, ma se, a esempio, nei vini da aglianico in Irpinia o da nerello mascalese sull’Etna, possiamo riconoscere i prodromi di un matrimonio virtuoso; in altre zone eccellenti come la Toscana, ragioni aliene da un reale valore viticolo osano separare ciò che il terroir ha unito, il caso di Montalcino è in questi giorni sotto gli occhi di tutti.

 

D’altronde, a pensarci bene, mica siamo in Francia.