L’urlo dei grandi Bordolesi del Veneto

Nel corso della settima edizione di Slow Wine Treviso, organizzata con la consueta maestria da Slow Food Treviso, quelli della Marca Gioiosa, oltre a confermare un indiscutibile successo di pubblico ammaliato dai vini di più di un centinaio di produttori del Triveneto e della Slovenia, è avvenuto il battesimo del fuoco della proposta lanciata da Slow Wine Veneto, della giusta necessaria valorizzazione dei vini veneti che nascono dai vitigni di origine bordolese.

Il Veneto vanta, su questo tema, una tradizione di oltre 150 anni, tanto da potersene definire la culla italiana, in virtù anche dell’ampiezza delle aree produttive. Venticinque vignaioli con le loro espressioni migliori hanno dimostrato la multiformità e l’alto livello del fenomeno, suffragato da un’entusiasmante degustazione alla cieca, alla quale hanno partecipato ottanta appassionati, di dodici di questi vini, selezionati sulla base dei risultati conseguiti lungo i dieci anni di Slow Wine.

Poco prima della degustazione il Canzian dei Pooh è passato a salutarci, potevamo rinunciare a Red in una giornata come questa?

Poiché il fine primo erano la divulgazione, la conoscenza e il confronto, nominiamo in una logica di “primus inter pares” i primi tre che il pubblico presente ha decretato, nell’ordine: Breganze Cabernet Vigneto Due Santi 2015 di Vigneto Due Santi Zonta, Montello e Colli Asolani Rosso San Carlo 2015 di Case Paolin, Colli Euganei Cabernet Borgo delle Casette Ris. 2015 di Il Filò delle Vigne.

Riteniamo importante sottolineare che, non casualmente, si tratta di aziende che si fregiano della nostra chiocciola :-).

Ispirati da una domanda posta dal nostro grande amico Franco Zanovello, nel corso della degustazione che si era tenuta l’anno scorso, quest’anno abbiamo istituito un punto in più da attribuire al vino che in qualche modo fosse riuscito a muovere qualche corda emozionale diversa. Non necessariamente il vino tecnicamente più allineato ma quello più emozionale. Il caro Franco infatti aveva messo in evidenza il valore dell’espressività rispetto alla tecnica esecutiva.

Possiamo sacrificare parte della perfezione a favore di un’espressione più credibile?

Un punto che può fare la differenza e che noi abbiamo dedicato tutto a lui.