Lunga vita al Bardolino! Una serata con Matilde Poggi

Quando si pensa al Veneto enoico, nella maggior parte dei casi, la prima cosa che viene in mente sono le bollicine di Conegliano Valdobbiadene o i rossi strutturati della Valpolicella, ma la realtà veneta è assai più sfaccettata e regala alternative meno conosciute, ma estremamente interessanti e con altrettanta storia.

In questa categoria rientra, senza alcun dubbio, la denominazione Bardolino, famosa tanto per il Chiaretto quanto per il suo rosso frutto dell’assemblaggio di corvina e rondinella, le uve tipiche di tutto il veronese.

La Banca del Vino di Pollenzo ha dedicato al Bardolino una serata di degustazione e per parlare di questa regione vitivinicola non poteva scegliere alfiere migliore di Matilde Poggi, presidente della FIVI al terzo mandato e, soprattutto, vignaiola a capo dell’azienda Le Fraghe che, con l’aiuto del moderatore Gianpaolo Giacobbo, collaboratore Slow Wine, ha raccontato la storia e il potenziale di questo territorio.

 

le Fraghe

 

La storia del bardolino ha vissuto fasi alterne: se infatti tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso questo vino veniva annoverato tra i grandi prodotti dell’enologia italiana, il boom di turismo straniero, che ha investito il lago di Garda dagli anni Ottanta, ha “impigrito” i produttori della zona, che non necessitavano un costante e continuo miglioramento per poter vendere il proprio vino.

Oggi la tendenza è cambiata e molte aziende di questa zona lacustre, Le Fraghe su tutti, stanno investendo energie e risorse per recuperare quel blasone da troppo tempo offuscato.

Anche se per Matilde quella del 2020 è stata ben la trentaseiesima vendemmia, il suo percorso è ancora in divenire; nonostante sia sempre stata più fedele alla tradizione piuttosto che ai trend di mercato, la filosofia di Matilde è stata per molti aspetti pionieristica, come ad esempio per l’introduzione, già nel 2008, del tappo a vite per il bianco e il chiaretto.

In vigna l’approccio biologico è ormai certificato da anni e anche in cantina si cerca di ridurre gli interventi al minimo.

 

bardolino le FragheLa degustazione si è aperta con due Chiaretti; il Bardolino Chairetto Ròdon 2019 figlio di un’annata fresca che ne giustifica l’acidità sostenuta, con note speziate e fruttate al naso e un sorso dritto e minerale.

Il Bardolino Chairetto Ròdon 2018 invece mostra una componente materica più evidente e una complessità maggiore dovuta all’anno in più in bottiglia. Il Colore scarico e brillante di questi due vini, ottenuto con un contatto di appena sei ore con le bucce, è la firma di Matilde che ricerca la perfetta coerenza tra occhio, naso e bocca.

 

A seguire è stato servito il Bardolino 2019, 80% corvina e 20% rondinella (percentuale comune a tutti i bardolino dell’azienda), dagli aromi penetranti, con sentori di pepe e lampone e dalla beva sapida e minerale, conseguenza diretta del terreno morenico.

 

Infine ha concluso gli assaggi una verticale di tre annate del cru Brol Grande.

bardolino brol grandeIl Bardolino Classico Brol Grande è quello che i cugini francesi chiamerebbero clos monopole, cioè un vigneto cinto da mura, interamente di proprietà dell’azienda.

La prima delle tre annate ad essere versata è stata la 2018, l’unica delle tre ad aver fatto l’affinamento in cemento. Forse ancora giovane, è comunque perfettamente in linea con lo stile dell’azienda.

Si è poi passati alla 2013 che, al contrario del precedente, è stato affinato in botte grande. Elegante, complesso e speziato dimostra come il bardolino non tema la prova del tempo.

La 2016, annata generosa, contraddistinta nel periodo immediatamente precedente alla vendemmia da giornate molto calde e notti fresche, è stata scelta per concludere la serata. Come la 2013 ha svolto il suo affinamento in legno. Un vino dalla forte personalità, in bocca avvolgente, tridimensionale e estremamente minerale.

 

Il paragone con la vicina Valpolicella è, per certi versi, inevitabile, sia per i pochi chilometri che separano queste due zone sia per le uve utilizzate, ma queste due realtà non potrebbero essere più diverse. Le Fraghe è l’empio lampante di come il bardolino possa essere un vino libero, spogliato da qualsiasi opulenza, ma nonostante questo perfettamente in grado di regalare grandi emozioni e i vini di Matilde Poggi sono come lei: eleganti, diretti, veri.