Lo Champagne biodinamico di Franck Pascal e il problema del credito bancario per i vignaioli

10220152612187_scatHo conosciuto da poco – grazie a Pepi Mongiardino di Moon Import, che ha organizzato una bella degustazione a Bologna – Franck Pascal, giovane vignaiolo di Baslieux-sous-Chatillon che assieme alla moglie Isabelle produce Champagne conducendo, fin dal 2002, le proprie vigne seguendo i principi della biodinamica.

Un tipo che ha idee chiare in merito: “vorrei che il suolo che ho ereditato desse il meglio di se stesso alle vigne. Tutto poggia sul vivente che ha saputo organizzarsi in simbiosi e in sinergia al fine di co-esistere e di co-evolvere. Il suolo nutre la vigna e la vigna crea il suolo: il suolo e la pianta sono tutt’uno…”; “la vita è mantenuta dalle energie da cui sono attraversati gli individui: le calorie, le reazioni biochimiche, l’elettricità, il magnetismo, le energie cosmiche e telluriche… il mio ruolo in veste di vignaiolo è di mantenere queste relazioni bioenergetiche tra il suolo e la vigna, in modo che il vino sia portavoce del terroir e delle energie vitali per il piacere del corpo e dello spirito”.

019xdk69kf2o4_375x500I suoi Champagne sono estremamente vitali, dotati di una forte tensione gustativa e di una personalità davvero particolare, incisiva e profonda: in particolare il Quinte-Essence, un Extra Brut millesimato 2004 che mi ha proprio stupito per forza ed eleganza.

Alla mia domanda “con quale millesimo sei attualmente in commercio?” Franck ha fatto una faccia stupita e mi ha risposto “con questo!”; a quel punto gli ho fatto i complimenti non solo per il vino ma soprattutto per la “forza” che ha avuto nel tenere ferme in cantina queste bottiglie per 10 anni. E scherzando gli ho detto: “avrai dei buoni rapporti con il direttore della banca, che non ti alita sul collo perché tu venda le bottiglie per pagare le rate del mutuo…”. Lui mi ha sorriso e mi ha detto che per fortuna non ha difficoltà e che i direttori di banca in Francia sono molto tranquilli.

La frase mi ha incuriosito. I direttori di banca in Francia sono tranquilli per indole, indipendentemente dalle difficoltà che incontrano tutti i giorni? No, è perché sanno che possono dormire sonni sereni, almeno per quanto riguarda i rapporti con i vignaioli.

In genere prima di concedere un mutuo a un vignaiolo assaggiano il suo vino – quello di Pascal così come quello di tanti altri vignaioli che si sono recati in una qualsiasi banca per accendere un linea di credito – così possono testare la produzione e rassicurarsi sul fatto che la qualità delle bottiglie ripagherà ampiamente, nel tempo, chi le ha prodotte, che deve sentirsi libero di metterle in commercio quando lo ritiene opportuno. Tanto hanno la garanzia che, se per caso le cose dovessero andare male, in quella cantina c’è un capitale che la banca – nello sventurato caso di una confisca – saprà sicuramente rivalutare e “mettere a reddito”.

Banche-clientela-business-snellire-le-pratiche-burocraticheLa qualità dei vini insomma è in Francia garanzia più che sufficiente perchè una banca possa erogare un prestito. In Italia invece non s’è mai vista una cosa simile: non vorrei sbagliare – e in caso contrario esorto chi è incorso in casi fortunati a dircelo … – ma le “regole” per accedere a un mutuo o avere un prestito sono di tutt’altro genere. Perché le banche italiane trattano i vignaioli alla stessa stregua di una parrucchiera che vuole aprire il proprio salone (senza sapere se possiede “la mano” e l’estro per fare questo lavoro) oppure il proprietario dell’ennesima palestra che vuole offrire i propri servizi di fitness, senza averlo ma fatto prima: le uniche rassicurazioni che valgono sono la firma di qualcuno (i genitori, la nonna, la zia…) che dispone almeno di un appartamento di proprietà da mettere come garanzia.

Consiglio per le banche: invece che continuare a infinocchiare i vostri clienti con investimenti killer (causando non solo tracolli finanziari ma anche fisici e morali, che talvolta finiscono in suicidi, come è capitato qualche giorno fa…) perché non assoldate dei bravi degustatori che sappiano capire la qualità e il valore dei vini prodotti dai vostri clienti, che sono per voi una garanzia reale e tangibile?

Sarebbe una cosa facile, ma non lo faranno mai…