Le viti e il sesso

 

Grazie a un nostro collaboratore umbro mi è capitato di leggere un vecchio articolo tratto dall’Espresso del 12 Maggio 2011. Il pezzo ha catturato la mia attenzione soprattutto perché, in modo pavloviano, due sostantivi usati nel titolo hanno acceso le mie poche lampadine cerebrali: vite e sesso.

 

Ora, solitamente divido queste due sfere di interesse, anche perché la mia compagna, appena mi sente parlare di vino, appassisce come un basilico disidratato al sole di Agosto. Invece, sempre per le lampadine fulminate, di cui sopra, la lettura dell’articolo, intitolato “Se la vite non fa sesso”, mi ha attizzato. Ecco un breve riassunto di quello che ho letto

 

Il genetista della Cornell University, Sean Mills, sostiene che la continua selezione genetica delle viti, al fine di assicurare la costanza qualitativa delle varietà pregiate potrebbe minare la resistenza alle patologie. In pratica è stato impedito ai vitigni il sesso libero per preservare la qualità delle uve. Secondo l’articolo “Otto millenni di astinenza minerebbero la tempra di chiunque e la vite non fa eccezione. Il rimescolamento garantisce un corredo genetico variegato grazie al quale, di fronte a una minaccia come un nuovo parassita, c’è sempre qualche individuo più resistente” Secondo Mills a una spasmodica selezione genetica consegue un utilizzo sempre più pressante dei pesticidi.

 

 

Non credo che la selezione clonale sia un viatico verso un maggiore utilizzo di pesticidi. L’attuale viticoltura ha raggiunto livelli eccellenti di basso impatto ambientale senza contare la crescita di aziende biologiche e biodinamiche dove l’utilizzo della chimica è bandito.

 

 

Il fatto che qualcosa si sia perso nello smisurato guadagno ottenuto dalla selezione dei cloni può rappresentare un piccolo rimpianto verso quei sapori del vino che probabilmente non riusciremmo mai a introiettare. Lo stesso discorso può essere fatto per i vitigni prefillossera, piante all’origine di vini che non assaggeremo mai così come erano.

 

 

Oltre a ricordarmi il sesso libero, l’articolo mi ha fatto pensare all’importanza di interrogare i vecchi contadini, ultimi custodi di una memoria agricola, anche solamente visiva, in grado di restituirci il passato delle nostre campagna e, perché no, anche qualche sapore che non sappiamo riconoscere.