La sostenibilità – tema centrale nel Manifesto del vino buono, pulito e giusto – è una priorità inderogabile per tanti settori produttivi. Nella scorsa newsletter abbiamo parlato delle scelte sostenibili dell’industria della carta, ora è la volta di quelle della filiera del vetro.

L’uso di vetro 100% riciclato post-consumo (WILD GLASS) per bottiglie di vino sempre più sostenibili garantisce, come detto, degli standard di sostenibilità che vanno ben oltre il semplice vantaggio nella filiera logistica, ove si ragiona pressoché unicamente di “sgrammatura” delle bottiglie di vetro (che pure è un tema importante, certo!). Utilizzare granaglie di vetro riciclato, la cui disponibilità proviene direttamente dalle campane di raccolta, significa – repetita iuvant – non consumare suolo, portando inoltre a un considerevole risparmio energetico (è minore la temperatura di fusione, così come l’emissione di CO2 nella trasformazione della granaglia di vetro in massa vetrosa rispetto alla ricetta di sabbie convenzionale). Senza considerare che il minore consumo di risorse si può ottenere anche accettando, per esempio, quei piccoli difetti estetici che prima erano mal tollerati.
Ma non è questo l’unico fronte aperto per la riduzione dell’impatto ambientale nel settore vetrario.
L’industria del vetro, che negli ultimi vent’anni ha dimostrato di voler raccogliere le sfide in fatto di tutela dell’ambiente, sta lavorando alla ricerca di soluzioni innovative, attraverso l’ausilio delle nuove tecnologie, per conseguire l’obiettivo di processi più efficienti e sostenibili, e nel contempo di una significativa riduzione dei consumi. Se da un lato, infatti, è necessario contenere le emissioni dirette di anidride carbonica, dall’altro è indispensabile non trascurare quelle indirette derivanti dal consumo di elettricità, perciò prevedendo l’uso sempre più massiccio di energie alternative o da fonti rinnovabili. Si prenda, per esempio, il caso di Fonderie Valdelsane, fornitore di componenti per lo stampaggio del vetro, che ha completato l’installazione di un impianto fotovoltaico da quasi 1.650 kWh nei suoi stabilimenti di Monteriggioni, grazie a cui prevede di ridurre di 613 tonnellate annue le emissioni di CO2.
Le sfide del settore vetro e l’International Partners in Glass Research

L’innovazione continua, l’aggiornamento delle attrezzature di produzione, la concorrenza, l’uso efficiente dell’energia, il riciclo dei materiali, gli alti costi di produzione, le pratiche commerciali sleali e la carenza di manodopera sono solo alcune delle questioni che le aziende del vetro devono affrontare. Tuttavia, la sfida forse più importante in fatto di processi produttivi attiene essenzialmente all’aggiornamento tecnologico dei forni esistenti e alla costruzione di forni nuovi più efficienti. Sappiamo bene, infatti, che la fusione è la fase più dispendiosa in termini di energia nel processo di produzione del vetro.
L’International Partners in Glass Research (IPGR) – fondata nel 1984 da quattro importanti produttori di contenitori di vetro e un produttore di attrezzature per la formatura – è impegnata nella ricerca di soluzioni a due delle maggiori criticità del vetro: il peso e la fragilità. L’obiettivo è di aumentare e mantenere la competitività del vetro nel settore dell’imballaggio attraverso programmi di ricerca e sviluppo, e una forte cooperazione tra i membri che portino ad aumentare la resistenza, incrementare il controllo di precisione dei processi di produzione e l’ottimizzazione dei processi di formatura.
Inoltre – e questo è probabilmente l’argomento principale per l’industria del vetro in generale, non soltanto relativamente al mondo del vino – è indispensabile migliorare l’efficienza energetica nella fusione del vetro e ridurre le emissioni. Emblematico, in questo senso, è il progetto ZeroCO2-Glass, con cui l’IPGR sta sviluppando un rivoluzionario processo di fusione Co2 neutro in cui la produzione effettiva, a partire da materie prime prive di carbonati, avviene in una innovativa vasca di fusione ad alimentazione sommersa con idrogeno ed elettricità. L’idea è di creare un prototipo di un serbatoio di fusione del vetro con una capacità di lavorazione di circa 2,4 t/giorno, che eviti CO2 sia sul lato dell’input energetico, sia sul lato della materia prima.
Verallia – la notizia è del maggio scorso – ha confermato l’avvio di un forno completamente elettrico in uno dei suoi stabilimenti. Il forno da 57 milioni di euro, alimentato al 100% da elettricità, ha una capacità di 180 tonnellate al giorno e consentirà una riduzione del 60% delle emissioni di CO2, contribuendo alla decarbonizzazione industriale dell’azienda francese.
Vetro, verso un futuro sempre più sostenibile
È chiaro che l’innovazione sarà la chiave per superare queste sfide in termini di sostenibilità. Nuove tecnologie, come i forni elettrici, potranno ridurre significativamente l’uso di energia nella produzione di vetro. Inoltre, l’adozione di pratiche di economia circolare, come il riciclo del vetro, potrebbe aiutare a ridurre l’impatto ambientale del settore. Nel mondo del vino abbiamo la responsabilità di sostenere queste iniziative per garantire che il nostro amato vetro continui a essere un compagno sostenibile per il vino per le generazioni a venire.
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Questo articolo è apparso nel Numero #13 della nuova Newsletter Slow Wine, per chi ama il vino buono pulito e giusto.
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