Le due anime del Grignolino

Mercoledì 13 marzo, la Banca del Vino di Pollenzo ha ospitato quattro produttori del Casalese e dell’Astigiano per discutere di un prodotto principe di quelle terre: il Grignolino. Durante la serata, condotta abilmente da Fabrizio “Enofaber” Gallino, sono intervenuti Ermanno Accornero, Mauro Spertino, Nadia Verrua e Savio Dominici. Ogni produttore ha espresso la propria idea di vino e si è presto instaurato un dibattito su quali fossero le diverse filosofie di produzione. Il tema cardine della serata: «Si può parlare di Grignolino, o sarebbe più corretto parlare di Grignolini?».

Un tempo era vitigno di grandissimo pregio, tanto da essere il vino preferito dei Savoia e venir definito il “principe dei vini del Piemonte”. Come ci rivela Mauro Spertino, Giovanni Agnelli lo beveva miscelato con lo champagne, in ricordo del Grignolino spumante bevuto in gioventù con il nonno. Tutti i produttori sono concordi nell’affermare che negli anni Settanta il Grignolino si fosse affermato come prodotto di scarsa qualità e oggi si lotti per riportare in auge il nome di questo vino che ha passato molto, troppo tempo in sordina.

Si è parlato delle due denominazioni d’origine presentate in assaggio: il Grignolino d’Asti Doc, dove dalle viti piantate su sabbie assiane si ricavano vini soavi, molto espressivi da giovani e il Casalese Monferrato Doc, zona i cui terreni ricchi di marne permettono la produzione di vini strutturati e importanti. Con questa suddivisione si delineano idealmente le due anime del Grignolino senza però mettere d’accordo tutti. Secondo alcuni questa classificazione, infatti, avrebbe contribuito a confondere i consumatori, sminuendo così l’identità del prodotto. Per altri invece è importante comunicare la grande versatilità di questo vitigno , perciò una distinzione è necessaria.

I Grignolino presentati sono stati questi:

Grignolino d’Asti Limonte 2018 – Braida

Il 2018 ha messo d’accordo tutti gli ospiti: è stata un’ottima annata per il Grignolino, grazie alla lenta maturazione delle uve. Invecchiato 8 mesi in acciaio, questo vino è caldo, presenta tannini già duri e i sentori di erbe aromatiche ne rivelano la giovinezza.

Grignolino d’Asti Emilio 2017 – Alemat

Al naso si percepiscono immediatamente i descrittori primari del Grignolino, il geranio su tutti. Questo vino macera pochi giorni e matura in acciaio; decisamente pronto, dai tannini gessosi e più fini rispetto al Limonte 2018. Un vino di grande eleganza nonostante l’arsura dell’annata di produzione.

Grignolino d’Asti Ottavio 2017 – Cascina Tavijn

Ottavio è il padre di Nadia, e da lui è stat ispirata a produrre vino naturale e “funky”. L’annata 2017 è stata difficile nell’astigiano, la vendemmia anticipata ha condizionato la veloce ossidazione del vino, oltre la formazione di tannini di maggior forza. Al naso si sentono pepe bianco e fiori; in bocca è molto vivace per acidità e chiude con una lieve nota carnosa.

Grignolino d’Asti Margherita Barbero 2017 – Luigi Spertino

Anche questo vino è omaggio a una persona cara, la bisnonna di Mauro Spertino. Prodotto in anfora, è limpido, chiaro, quasi rosato. È molto beverino e in bocca sprigiona pepe bianco, lamponi, ribes con in chiusura una nota mentolata di eucalipto. Come dice Mauro, questo vino è come le ciliegie: un sorso tira l’altro.

Grignolino del Monferrato Casalese 2016 – Oreste Buzio

Con Buzio siamo passati al Casalese, l’altra faccia del Grignolino. Nettamente diverso dagli altri assaggi anche per metodi produttivi, passa sei mesi in botte grande e un anno in bottiglia. Al naso si percepisce la delicata nota di legno che presto lascia il posto al geranio, alle note minerali di pietra focaia e frutti rossi in composta.

Grignolino del Monferrato Casalese Vigne Vecchie 2012 – Giulio Accornero e Figli

Un esperimento iniziato nel 2006, il Vigne Vecchie di Accornero è un vino importante che cerca di comunicare al massimo come nel Grignolino si possa ritrovare un notevole spessore. Il primo impatto con il naso rivela il suo complesso bouquet, con note di caffè, erbe medicinali e un leggero sentore di vaniglia, ingentilita dalla finissima trama tannica del vino. Il finale presenta una scodata acida e piacevoli note di eucalipto: un vino decisamente fresco.