Le basi dei terroirs del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore

Qualche settimana fa su invito del Consorzio di tutela Conegliano e Valdobbiadene Prosecco ho avuto la possibilità di assaggiare le basi da vasca, provenienti dai diversi terroirs della denominazione, atte a diventare i nuovi Prosecco 2020.

La degustazione si è tenuta nella splendida cornice del Ristorante Salis a Valdobbiadene, affacciato sulle colline del Cartizze ed è stata condotta dall’enologo Marzio Pol.

Gli assaggi di questo tipo sono sempre molto interessanti per comprendere come saranno i nuovi spumanti e danno informazioni utili per capire l’annata e le sue caratteristiche, di questi tempi poi era irrinunciabile la partecipazione, viste le rare occasioni per poter partecipare ad anteprime o girare per cantine.

Dagli assaggi l’annata sembra complessivamente essere molto interessante. Nella parte più bassa, alla base collinare, le rese più basse, l’uva raccolta sana e matura grazie ad una stagione abbastanza clemente, configurano profumi identitari e netti ma soprattutto ricchezza gustativa; nella zona più alta la maturazione più lenta, il raccolto avvenuto più tardi restituisce profumi più fini ed eleganti, leggerezza gustativa, basi più sottili e fini.

Ma procediamo con ordine, partendo dal coneglianese, in un percorso che ci porterà proprio dove siamo, nel Cartizze.  Il primo assaggio è della zona Calpena, i descrittori sono quelli classici, le sfumature di mela e pera, un leggero vegetale, freschezza da buona acidità, un assaggio piacevole e ricco, insomma quella ricchezza gustativa che ci si aspetta da questo terroir. Un carattere un po’ rustico che una versione extra-dry potrebbe alleggerire, chissà, sono supposizioni che facciamo fra chi assaggia. Sicuramente una versione più sul fruttato.

Passiamo al terroir di Refrontolo, saliamo un po’ sulle colline con la seconda base, colpisce l’intensità del fruttato tipico più una piccola nota di acacia e un’impressione di glicine, leggermente più spigolosa della precedente, buona struttura, sapidità e anche qui insomma una bella ricchezza gustativa, soprattutto nel finale.  Che tipo di spumante ci si può attendere? Probabilmente un carattere più spiccato di quanto assaggiato prima, una base più grintosa, l’acidità più spiccata la rende adatta anche ad una versione brut non troppo estrema.

La terza base proviene dalla zona di Solighetto, ancora il fruttato evidente che si alterna a note di timo, di macchia mediterranea, una leggera speziatura, la ricchezza gustativa si attenua, maggiore verticalità, l’acidità come filo conduttore, una base spumante molto interessante, di carattere ma anche leggiadra, sicuramente diventerà un brut, particolare per la zona, molto più simile alle basi di alta collina.

La quarta base che assaggiamo proviene dalla zona di Farra di Soligo ed esprime subito un bell’equilibrio di fruttato tipico a cui si aggiungono delle lievi note agrumate e il fiore d’acacia, maggiore complessità, all’assaggio dà un’idea di volume, di rotondità e la ricchezza gustativa ancora presente. “Prodotto pronto da spumantizzare” dichiara Marzio Pol con sicurezza, “una buona bevibilità ed armonia”.

Arriviamo in zona perché la quinta base viene da Col San Martino, spicca l’acidità e un aroma di banana e poi le note familiari di mela, pera, molto verticale e sapido, un gustativo più leggero, tutto ci dice di un prodotto non pronto, la sensazione acida ancora dirompente. Se proviamo a leggerne l’evoluzione probabilmente dominerà il fruttato, l’intensità è notevole, idoneo per una versione brut forse anche un extra brut, dipende da come si svilupperà l’evoluzione.

Per la sesta base ci spostiamo a Santo Stefano di Barbozza e cogliamo nettamente le sensazioni floreali di acacia e glicine, poi la frutta con la variante della pesca in più, molta complessità, eleganza e finezza che ritroviamo anche in bocca, una leggera nota di agrume, il finale sottile, una vera base spumante di una zona che matura più tardi.  La bevibilità di questo spumante sarà il suo punto di forza, fine e delicato possiamo immaginarlo, armonico: cosa potrà diventare per esprimersi al meglio? Un brut o un extra brut dipende da come i lieviti sapranno mitigarne la freschezza.

Chiudiamo questo percorso sulle basi con l’ultima che proviene dai vigneti che abbiamo di fronte, nel panorama del Salis: spiccano profumi agrumati di cedro e il floreale tipico più intenso che delicato, la base al sorso è molto scorrevole, delicata, sottile, un carattere gustativo saporito, salino, ottima già la bevibilità per un futuro spumante fine ed elegante improntato al floreale, se si riuscisse a tenere la nota di cedro, anche molto originale.

In sintesi, sicuramente prospettive molto buone per l’annata, caratterizzata per ricchezza gustativa: un assaggio che ci conferma complessivamente, se ce ne fosse bisogno, della varietà dei terroirs e dei fili conduttori del Conegliano-Valdobbiadene, un territorio di cui è facile innamorarsi.

Per chi volesse approfondire consiglio vivamente la lettura di tre pubblicazioni molto utili del Consorzio: il rapporto di studi sull’origine della qualità nelle colline patrimonio Unesco e dei terroirs del Conegliano Valdobbiadene Prosecco, la pubblicazione annuale “Bolle di annata 2020”, il consueto rapporto tecnico che dal 2015 descrive cosa accade nei vigneti nella denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, sia da un punto di vista climatico, sia vegetativo, e infine, sanitario e il rapporto “Unicità, autenticità e comunità: la forza del distretto del Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG – Verso il 2021”