Dopo il Trentino, è ora il turno dell’Alto Adige: ecco introduzione, premi e riconoscimenti della regione in Slow Wine 2027.
Partecipa anche tu alla degustazione di vino più attesa dell’anno: potrai incontrare i produttori premiati e i nuovi ingressi in guida!
sabato 17 ottobre 2026
Milano – SuperstudioMaxi
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INTRODUZIONE
L’Alto Adige sembra avere trovato una nuova velocità. Non quella delle grandi rivoluzioni che, tra gli anni Novanta e Duemila, hanno trasformato il vigneto, le cantine e la reputazione dei suoi vini, ma un passo meno appariscente e forse più interessante: quello della precisione.
Dopo avere ripensato gli impianti, individuato le varietà più adatte ai diversi ambienti e costruito un modello qualitativo riconosciuto ben oltre i confini nazionali, oggi il territorio lavora sui dettagli. Non si tratta più di dimostrare di saper fare tutto, bensì di scegliere cosa fare meglio e dove. Le 86 Unità Geografiche Aggiuntive, utilizzabili dalla vendemmia 2024, rappresentano molto più di una novità in etichetta. Sono il punto d’arrivo di un lungo lavoro di zonazione e l’inizio di una fase in cui altitudine, esposizione, suolo e microclima possono rendere più leggibile la relazione tra vitigno e luogo. Prevedono, inoltre, rese inferiori e un numero limitato di varietà per ciascuna zona. Ora toccherà a produttori e produttrici dare sostanza a questa geografia e trasformarla in un patrimonio condiviso e comprensibile.
Accanto alle grandi cooperative, che continuano a svolgere un ruolo economico e sociale decisivo, cresce una costellazione di piccole e medie aziende, spesso giovani e portatrici di sensibilità personali, che introducono linguaggi diversi e ampliano il paesaggio stilistico senza intaccare il forte senso di comunità. Il dialogo fra organizzazione collettiva e iniziativa individuale, infatti, rimane uno dei tratti più originali del vino altoatesino. Anche il rapporto con il vigneto è diventato più consapevole. Il lavoro di zonazione, le politiche ambientali e la crescente attenzione per la salute dei suoli indicano una direzione comune.
Al di là delle dichiarazioni programmatiche, anche negli assaggi si percepisce una maggiore volontà di far emergere le differenze tra luoghi e i vini migliori non cercando soltanto pulizia e precisione tecnica (qualità che qui si possono ormai dare quasi per acquisite), ma una voce riconoscibile. Il Pinot Bianco si conferma uno dei riferimenti più affidabili della regione: convince tanto nelle versioni immediate quanto nelle selezioni più ambiziose, nelle quali acquista ampiezza e complessità senza perdere il passo agile e la nitidezza del frutto. Lo Chardonnay appare sempre più risolto: anche quando fermentazione e affinamento chiamano in causa il legno, il vino conserva identità e dinamismo. Sauvignon e Riesling giocano su profili definiti e incisivi, mentre in valle Isarco Sylvaner, Kerner, Müller-Thurgau e Grüner Veltliner restituiscono la fisionomia dei diversi versanti attraverso vini affilati, aromatici e salini. Fra i bianchi aromatici, il Gewürztraminer ha trovato una nuova misura, mentre sul fronte dei rossi, la Schiava continua a parlare una lingua di sorprendente attualità con frutto fragrante, alcol contenuto, succosità, freschezza e versatilità a tavola. Il Lagrein prosegue il felice percorso degli ultimi anni: conserva colore, materia e carattere, ma sempre più spesso rinuncia all’esibizione muscolare per guadagnare in beva e slancio. Il Pinot Nero resta un grande terreno di confronto; in questo territorio non mancano gli appezzamenti vocati, le competenze e le ambizioni che regalano alcune etichette di particolare profondità e finezza.
I RICONOSCIMENTI ALLE CANTINE

LA LISTA DEI TOP WINE


