La Verita ci renderà liberi

Non vorrei riprendere qui quanto detto in tanti altri blog in questi ultimi giorni sul libro di Andrea Scanzi – Il Vino degli altri – e per questo vorrei riportare 4 utili link affinché siate voi a farvene liberamente un’idea:

 

Intravino

Vino al Vino

Il Vino degli altri – Scanzi

Lady Wine

 

Detto questo, mi sono venute in mente alcune idee:

 

1) Il nostro piccolo mondo non è abituato alle “domande domande” lo ha ampiamente dimostrato almeno in tre occasioni: Mondovino, Report e quest’ultimo libro. I produttori non sono scafati e pensano che il giornalista di turno sia quello che in fondo non si prende la briga di fare lo scoop, che si faccia insomma solo comunicazione e non giornalismo (anche scadalistico… perché no!).

 

2) Non è uno scandalo che un produttore decida di mettere in una denominazione che lo permette del vino da fuori regione. Tutto è lecito, se la legge te lo permette. Mi pare uno scandalo che la legislazione vigente promuova un comportamento di questo tipo, ovvero che esistano delle indicazioni regionali (Toscana Igt, come anche Sicilia, Veneto, ecc…) che lascino introdurre una percentuale di vino che giunge da fuori. Mi pare altresì uno scandalo che i consumatori queste cose non le sappiano e in fondo non lo possano sapere (perché solo il nostro mondo di appassionati le conosce essendo troppo complicate).

 

Ora le mie proposte:

1) cambiare una legge ridicola che dà la possibilità a un’azienda di definirsi agricola acquistando il 49% delle uve o del vino da terzi… ma stiamo scherzando???? Andiamoci a leggere il codice civile e vedrete che la definizione di Azienda Agricola viticola è talmente ampia da permettere quasi tutto. Impariamo dai francesi: lì un négociant ha la sua dignità, qui invece è trattato alla stregua di un paria…

 

2) Eliminare in etichetta la terminologia imbottigliato all’origine che tanto nessun consumatore conosce e creare almeno tre categorie distinte da segnalare in modo evidente sulla capsula come fanno i francesi: vignaiolo (che acquista un massimo del 5-10% di uve); selezionatore-commerciante-conoscitore di terroir-o come vogliamo chiamarlo; cooperativa sociale.

 

3) Comunicare in modo chiaro ciò che si fa, senza nascondersi dietro formule fumose degne di un Azzeccagarbugli… Ritorniamo al buon adagio di dire quello che facciamo e fare quello che diciamo!

 

4) proporre al legislatore delle formule  facilmente comprensibili dal consumatore e che non diano origine a fraintendimenti. Se uno è un vignaiolo è un vignaiolo, se uno è un commerciante ha la sua dignità e può raggiungere livelli qualitativi altissimi, così come le cooperative sociali. il problema è evitare che il furbo si possa vendere per quello che non è.