La vera introduzione della Sardegna!

Come raccontato ieri nella diretta dedicata alla Sardegna, purtroppo quest’anno la redazione ha fatto un brutto errore ripubblicando l’introduzione dello scorso anno.

Per rimediare, almeno in parte, ecco di seguito quella che sarebbe dovuta comparire!

 

In un anno contraddistinto dall’emergenza coronavirus i cenni arrivati dai produttori sardi sono stati significativi: combattivi, testardi e dotati di tanta forza di volontà, anche in questa situazione hanno fatto emergere il tipico carattere isolano. Sono state veramente poche le realtà che hanno deciso di non imbottigliare per non appesantire la cantina in questo periodo incerto: quelle che lo hanno fatto e non hanno presentato vini sono uscite dalla nostra guida, ma contiamo di ritrovarle più in forma che mai il prossimo anno. 

L’annata 2019 in degustazione ha dimostrato una qualità notevole, grazie anche a un clima meno variabile e meno soggetto ai forti scossoni delle due precedenti. Nonostante qualche perdita quantitativa per i vini da uve a bacca bianca, il livello è certamente buono e degno di nota.

Nel complesso la Sardegna è una regione che ce la sta mettendo tutta per emergere nel panorama italiano e non solo: abbiamo notato con piacere uno sforzo maggiore per mettere sul mercato vini sempre più autentici e rappresentativi. La particolarità dell’isola è quella di contenere al proprio interno differenti microregioni, ognuna caratterizzata da vitigni tipici esclusivamente di quella porzione di territorio. Ne sono esempio il carignano nel Sulcis, il cagnulari nel Sassarese, il nasco e il nuragus nel Campidano, e naturalmente la vernaccia nell’Oristanese e la malvasia in Planargia: un variopinto puzzle in cui i vitigni sono selezionati con cura in base ai terreni e al clima. Quindi, a parte il cannonau e il vermentino che sono coltivati in tutta la regione, ogni vitigno autoctono ha una zona specifica di appartenenza, e assurge a portabandiera del proprio terroir. Occorre però ancora uno sforzo notevole, in quanto le Doc e le Docg sarde non sono ancora adeguatamente rappresentative e in grado di raccontare in profondità il territorio.

Altra nota importante che caratterizza il movimento isolano è la nascita di nuove realtà, di piccole e medie dimensioni. Sono perlopiù aziende condotte da giovani produttori che hanno ereditato delle vigne e hanno scelto di realizzare vino di qualità: agricoltori attenti, imprenditori organizzati e appassionati. Grazie a loro in Sardegna fare vino è sempre più una scelta e non un caso, né un “obbligo ereditato”.  I giovani investono sulla terra e lo fanno con passione e con forza di volontà, informandosi, studiando e ampliando le proprie conoscenze. Ma lo fanno anche unendosi e collaborando tra loro, cercando di diventare attori importanti di questo settore, e non limitandosi a essere microrealtà quasi invisibili.