La Talpa 2 – la visita

Ma non è un problema, posso ancora muovermi indisturbato per gli uffici e fare tutto come prima: ascoltare, vedere, sentire. Capire. Infatti ho capito meglio questa storia delle visite in azienda.

L’idea di visitare di persona tutte le aziende che verranno citate sulla guida nasce da un ragionamento molto semplice: se si vuole raccontare per bene un’azienda bisogna conoscerla da vicino, e quindi diventa necessaria una visita. Che non serve per fare un giro per la cantina, assaggiare qualche vino e mangiare due fette di salame. Serve invece per parlare per qualche ora con il produttore, conoscere meglio la sua storia e il suo pensiero e con lui andare a vedere le vigne, per capire dove sono, come sono, come vengono lavorate, ecc. . Facendo magari anche domande molto precise, le cui risposte verranno poi “girate” ai lettori della guida. Le visite quindi sono state un momento fondamentale di conoscenza dell’azienda, indispensabili per poterla raccontare per bene.

Durante l’inverno sentivo Fabio e Giancarlo piuttosto preoccupati sulla dinamica delle visite: “Ma non verrà preso come un controllo poliziesco? Avranno piacere di portarci tra le vigne? Non la prenderanno come una perdita di tempo? Avranno voglia di rispondere alle nostre domande?”. Erano questi i dubbi più ricorrenti. Con il tempo assolutamente fugati.

Per quello che ho sentito le visite sono state momenti bellissimi, di conoscenza reciproca, formative, assolutamente aperte e gioviali. Pochissimi produttori si sono dimostrati restii alle domande e poco propensi a mostrare le cose. Tantissimi invece sono stati molto contenti di poter far vedere da vicino il proprio lavoro a persone competenti e appassionate che trasmetteranno questa conoscenza ai lettori. In molto casi alla fine della visita sono stati i produttori a ringraziare per la visita i vari collaboratori di Slow Food, e non il contrario. E spesso il ringraziamento non solo è stato vero, sentito, ma spesso è stato accompagnato dalla frase “sono molto contento che mi siate venuti a trovare, perché in tanti anni non avevo mai visto nessuno in azienda. Mandavo i campioni per gli assaggi alle varie guide ma non avevo mai conosciuto le persone che le facevano; e loro non hanno mai visto me e la mia realtà”.

Insomma ho capito che questa delle visite è stata un’esperienza importante, formativa e molto umana. E questo lo vorrei dire in particolare a quel tale che in un sito di vino che leggo spesso – http://www.intravino.com/primo-piano/tutto-quello-che-avreste-voluto-sapere-sulle- guide-del-vino-e-che-non-avete-mai-osato-chiedere – (adesso mi tocca informarmi, perché di vino come vi dicevo non capisco niente) ha scritto a proposito della Guida di Slow Food: «… invece se ne escono con la novità delle visite in cantina – ancora rido – a fare i puri equi e solidali». Probabilmente questo signore non capisce perché per lui le visite in cantina sono sempre state un modo per magnà e beve a sbaffo, ma non per tutti è così.

E poi non è vero che ci vanno con i cavalli (e tanto meno con equi puri, semmai con degli equi mezzosangue); di solito ci vanno in macchina.

 

Comunque chiedetemi quello che volete sapere, io mi informerò e appena potrò vi farò sapere. Qualsiasi cosa: sono la Talpa, posso sapere tutto. Credo …

 

(L’altra sera ero in birreria con i miei amici e c’era anche la mia fidanzata con un gruppo di amiche; abbiamo fatto un tavolone unico. Dopo un po’ qualcuno si è messo a parlare della Talpa, e le ragazze hanno subito cominciato ad agitarsi: erano curiose ed eccitate su chi potesse essere questa Talpa. La mia fidanzata in particolare. Io non ho detto niente, e dopo nemmeno perché a lei ad un certo punto le è venuto il mal di testa e si è fatta accompagnare a casa da una amica. Però aspetto il momento buono: voglio proprio vedere che faccia farà quando le dirò che sono io la Talpa … forse diventerà meno scorbutica di com’è adesso … forse passeremo finalmente una serata insieme, magari a casa mia …)