La seconda volta di Montalcino

 

Forse Montalcino si è salvata per la seconda volta. Il voto espresso il 7 settembre scorso ha decretato la ferma volontà della maggior parte dei produttori di non modificare l’esistente disciplinare del Rosso di Montalcino che vuole questo vino prodotto con sole uve sangiovese.

 

Montalcino oggi è un borgo splendido dove il tempo pare si sia fermato. Sembra naturale che un’area geografica così bella fondi la propria economia sul turismo. Eppure a metà degli anni Sessanta queste zone furono minacciate da una pesante intenzione di industrializzazione, vista allora come unica soluzione alla povertà e alla crescente disoccupazione che affliggeva questo lembo di terra lontano dalle principali città toscane.

 

Ilio Raffaelli, sindaco di Montalcino dal 1960 al 1980, in una celebre intervista al quotidiano toscano, La Nazione, indicò con grande intuito, che ancora oggi lo distingue, la via di Montalcino per uscire dall’isolamento. Non era l’industrializzazione, nemmeno per idea; Raffaelli vide nelle vigne, negli oliveti, nei boschi e nel turismo le possibilità di una ripresa economica. Era il 27 Novembre 1963.

 

Molti risero alla lettura della Nazione il giorno dopo, increduli alle parole del sindaco che frenava le magnifiche sorti e progressive per un improbabile progetto di promozione del territorio, basato sullo sfruttamento della campagna e del bosco che fino allora aveva generato solo povertà. La storia ha poi fatto il suo corso e vediamo, ancora oggi, a chi ha dato ragione.

 

Non credo di esagerare a vedere nel voto della scorsa settimana una seconda svolta nel destino di Montalcino. Alcuni commentatori giudicano la volontà dei produttori di mantenere in purezza il Rosso un pericoloso immobilismo di fronte ai tempi che cambiano.

 

Per me non è così. Montalcino è un territorio unico per il connubio tra vitigno e vocazione del suolo. Il sangiovese, se rispettato, su questi versanti può regalare l’eccellenza. Deve essere chiaro che la qualità, ancorché diffusa, non può essere prodotta in serie.

 

Su questo si deve fondare l’esclusiva qualità di questo territorio. Il voto espresso non è stato dato con gli occhi rivolti al passato, al contrario; l’unico futuro possibile per la qualità del vino di Montalcino è esaltare il legame tra sangiovese e zona di origine. Questo i produttori hanno inteso esprimere con il loro voto.

 

Adesso il Consorzio, per mezzo dei suoi rappresentanti, non li può lasciare soli.