La scalata fino al terzo livello del Master non è cosa per pochi!

DSC_4649Sembra buffo ma il termine “Master” può apparire, a una prima impressione, poco Slow; in quel termine sembra quasi esserci una certa enfasi così lontana dallo stile della Chiocciola. Eppure, a guardar bene, quel titolo così importante calza assai bene a un ciclo di incontri in cui relatore e pubblico, lontani dal cliché delle lezioni di un corso di pura degustazione, interagiscono insieme.

In un Modulo Master di terzo livello questa sinergia è davvero alta, grazie all’esperienza già acquisita dai partecipanti che, grazie al bagaglio di esperienze accumlate, non si sono sentiti arrivati ma ancora più desiderosi di scoprire. Ed è quello che è successo in questo Master romagnolo: navigando tra stili e territori, vitigni e produttori abbiamo pian piano costruito una specie di piccola “cassetta degli attrezzi del degustatore curioso” utile a comprendere che non esistono tipologie più buone o migliori di altre, ma piuttosto situazioni diverse per clima, natura dei suoli, varietà di uve e scelte umane. La scoperta e la valorizzazione delle differenze, l’approccio al terroir e la responsabile interpretazione del contesto locale sono i valori aggiunti che un Master di Slow Food intende comunicare e che, su queste premesse, non facerto sembrare eccessivo un titolo così impegnativo. E, alla fine, siamo cresciuti tutti: sia i partecipanti, sia chi – come me – ha giocato a fare il docente.DSC_4655

 

Per chiudere in bellezza ecco la recensione di 4 etichette che hanno raccolto consensi unanimi!

 

Soave Classico Calvarino 2006

Una delizia che sta cominciando a disvelare i suoi segreti, questo magnifico Calvarino. Come talvolta capita con i grandi Soave, l’apertura del vino è delicata, quasi in sordina e l’aspetto olfattivo si porge discretoin note floreali, frutta a polpa bianca e un piccolo cenno di erbe aromatiche; ma in bocca la dimensione si amplia e si evolve con un allungo e una progressione ferma e coerente. Elegantissimo e raffinato.

Brunello di Montalcino 2001 Tenuta di Sesta

Non c’è davvero dubbio: uno dei più buoni Brunelli del 2001 riassaggiati di recente. Frutto di una belissima annata il nostro campione ha una naso di frutta piena e matura, una spolverata di spezie dolci, il legno del tutto integrato, una bocca che è sostenuta da un tannino vigoroso quanto vellutato, una lunghezza da manuale mentre il vino si fa strada dritto e sicuro. Eloquente, avrà ancora tanto da dire nei prossimi anni.

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Aglianico del Vulture il Repertorio 2007 Cantine del Notaio

Giovane, giovanissimo eppure così godibile; sarà perchè questo vino concilia gli opposti. Viene dal Sud di cui ha il calore, ha le sue radici in un vulcano spento, ma sente anche il freddo di un altitudine montanara. Il Repertorio ha una personalità inconfondibile: saldo l’attacco nel frutto scuro e nel tannino, sviluppa quindi un volume di bocca che conquista senza incertezze. Rigoroso e fermo, lo resterà molto a lungo.

Primitivo Salento Vecchie Vigne 2009 Duca Guarini di Poggiardo

Non c’è dubbio: è una vera bandiera del Sud questo rosso carnoso e morbido ma senza cedimenti, pieno di frutta matura e anche di quei richiami salmastri del mare che dista dalla vigna poche centinaia di metri. Il più vecchio appezzamento aziendale in attività, impiantato con sapienza circa 35 anni fa, è oggi gestito in totale regime biologico. Un appagante e voluttuoso regalo per tutti i giorni, perchè costa meno di 10 euro a bottiglia.