La rivoluzione della macerazione, la forza di Radikon

Il Friuli è una grandissima terra di bianchi e su tutti regna indiscussa la Ribolla Gialla. Grazie alla collaborazione tra La Banca del Vino di Pollenzo e Triple A – i vini degli Agricoltori, Artigiani, Artisti selezionati da Velier (in fondo all’articolo per scoprirne di più) –, abbiamo avuto il piacere di approfondire la storia di una delle cantine di Oslavia che più di tutte hanno contribuito a far conoscere e apprezzare il Friuli nel mondo e che hanno sdoganato, precursori assoluti, lo straordinario mondo della macerazione: Radikon.

Saša Radikon, guidato da Fabrizio Gallino, ci ha raccontato la storia un vino intimo e dai tratti ben marcati: il suo Ribolla colpisce per l’energia che sprigiona tutto il carattere della sua terra e la storia della famiglia.

PROLOGO

«Nel periodo di enotecnici ed enologi che facevano consulenza sulla “massima pulizia” del prodotto, mio padre ci cascò. Per fortuna era un po’ tirchio, quindi comprava pochi prodotti e non ha rovinato la nostra terra!». È dalla sperimentazione e dalla curiosità di Stanko Radikon che negli anni Ottanta nasce questa mitica cantina. All’epoca Radikon era fatta di una cantinetta rudimentale, qualche vecchia botte e un torchio manuale. In vigna ancora si applicavano metodi convenzionali.

Quando arrivano le presse soffici e il vino diventa sempre più leggero e beverino, Stanko si accorge di rubare l’anima alla Ribolla, di farle un torto troppo grosso privandola di quella parte fondamentale e contenuta nella spessa buccia che finiva nelle botti delle distillerie, le prime a rendersi conto di quanto fossero preziose.

«Con un passo indietro, ne abbiamo fatti dieci in avanti».

DALLA MACERAZIONE ALLA LIBERTÀ DALLA CHIMICA

I primi esperimenti con la macerazione risalgono alla metà degli anni Novanta, come anche l’abbandono senza compromessi di prodotti sistemici in vigna e cantina. Poi una lunga evoluzione, nella visione e nelle competenze, per trovare anno dopo anno l’equilibrio perfetto tra maturazione dell’uva – rigorosamente pochi grappoli per pianta –, i lieviti indigeni, l’assenza di solforosa e le lunghe, lunghissime macerazioni.

«L’insegnamento più grande di mio padre? Essere generosi nel condividere le proprie esperienze ma lasciar sbagliare gli altri prima di correggere».

 

IL VITIGNO

Un vitigno generoso, tardivo, avido di luce e a proprio agio in un terreno non troppo ricco. La ponca del Collio è a dir poco perfetta per regalare unicità alla ribolla: un’argilla che resta compressa sotto terra fino all’arrivo delle profonde radici che spaccandola permettono all’acqua di penetrare. La ponca si disgrega rilasciando i minerali intrappolati e donando acidità alla ribolla, che altrimenti rischia di virare su sentori troppo grassi e maturi.

Il VINO

Cardine della serata è l’Attesa. Un vino che ha imparato a convivere con il tempo, anzi la lunga attesa è proprio il punto di forza: attesa nella macerazione, attesa nella commercializzazione, attesa nell’assaggio… e attesa nel bicchiere, su cui bisogna tornare più volte per approfondire e interiorizzare un ventaglio così particolare di sfumature.
Aggiungiamo anche attesa della comprensione comune per quei vini considerati “difficli”, d’avanguardia, che tanto ci hanno messo a farsi apprezzare. Una diffusione e comprensione permessa grazie anche a supporto e lungimiranza di Triple A.

La verticale alla Banca del Vino ci ha portati indietro di un ventennio fino al 2000, vino sapido e profondo, passando per la Ribolla 2003, il cui contrasto naso-bocca ha spiazzato i presenti facendola emergere su tutta la batteria, l’elegante 2009 (prima annata in cui Saša, finiti gli studi, è finalmente a tempo pieno in azienda), la sottile 2010, per arrivare alla possente 2012.

La macerazione dura fino a tre mesi, in tini di legno tronco-conici, con tumultuosa di venti giorni e follature frequenti. Dopo la svinatura, a regalare questa complessità sono quattro anni di legno e tre di bottiglia.

Una degustazione giocata sui contrasti, tra eleganza e polpa, tra verticalità e muscoli. La bocca, secca e potente, negli anni è sempre più integrata e regala al vino un equilibrio sorretto da sapidità e acidità, vero fil rouge tra le annate. I tannini infine proteggono il vino in modo magistrale, sopperendo alla totale assenza di solforosa.

Divergenze così accentuate tra un millesimo e l’altro da restare attoniti e soffermarsi sulla bellezza di quello che la natura, con il giusto savoir faire di chi la sa assecondare, riesce a portare nei nostri bicchieri.

E a noi piace proprio per questo!

 

 

La Banca del Vino

Triple A

Immagine iniziale da Triple A – Radikon