La grande bellezza

Slowine2014_PiattoEd ecco a voi in esclusiva l’introduzione di Slow Wine 2014, da cui traspaiono alcuni punti fondamentali che saranno trattati con estrema attenzione nelle pagine della nostra guida:

1) abbiamo un patrimonio immenso non solo qualitativo, ma anche estetico da preservare

2) i vignaioli sono i baluardi del paesaggio. Ne sono consapevoli?

3) I produttori sono sempre di più all’inseguimento dei mercati stranieri. Cosa vendono? Solo il vino o anche paesaggio, storia, cultura?

4) Il nostro Paese è in grado di creare un sistema culturale che li possa supportare e che esalti il nostro patrimonio?

 

La grande bellezza. Con questo messaggio – che poi è il titolo di un film recente – vorremmo racchiudere il nostro lavoro di un anno intero: un anno trascorso in quello spettacolare e infinito “set” che sono le vigne e più in generale i territori ad alta vocazione enologica d’Italia. La grande bellezza, dunque. Perché c’è una ragione se l’Italia è stata definita il Bel Paese, ed è una ragione – un valore, un sentimento – che va ritrovato e va fissato come il punto di partenza di un nostro auspicato, necessario nuovo Rinascimento. Basterebbe percorrere le tante strade che costeggiano i filari del vigneto Italia per comprendere le nostre parole e la vivida speranza che esse celano. I vignaioli, si è ripetuto spesso, sono anche i custodi del paesaggio, il nostro asso nella manica per attrarre turisti, investitori stranieri, ma anche giovani alla ricerca di un futuro possibile. In questo momento storico ed economico che vede le nostre etichette proiettate verso la conquista del mercato estero, l’Italia del vino deve calare questo asso e la nuova edizione della guida non può che sottolinearlo con forza.

Confermiamo che non esistono altri paesi che possono vantare un livello enologico medio così elevato. La Francia, nostro principale competitor su tutte le piazze del pianeta, ha punte qualitative eccelse, forse inarrivabili, d’accordo: ma anche prezzi conseguenti, e sono cifre che ricordano più i beni di lusso fuori dalla portata piuttosto che il normale uso e “significato” del vino. Le nostre degustazioni ci forniscono l’immagine di un’enologia mai così in forma come in questo momento storico, le nostre denominazioni più prestigiose hanno le spalle larghe per un confronto ad armi pari con i vini più celebrati delle altre nazioni produttrici. Il Barolo, seppur in un’annata calda come la 2009, è da appalusi, il Brunello, dopo lo choc salutare per lo scandalo che ha investito la Docg qualche anno fa, dimostra di essersi ripreso e di essere tornato al top, così come il “perfetto” Barbaresco 2010 e quella miniera di vini eccelsi che è il Chianti Classico. Ma forse il motivo vero per gioire è un altro e va ricercato… fuori dai due giganti di Piemonte e Toscana: oggi esiste infatti una miriade di territori diversi con un numero altrettanto ampio di vitigni autoctoni che stanno sfornando vini espressivi del loro terroir. Alcuni esempi concreti? Le regioni del Meridione non sono più la cenerentola della nostra enologia, così come sempre più interessanti sono i grandi bianchi da invecchiamento dell’Alto Adige, del Soave, del Friuli, delle Marche e della Campania (con il Fiano proiettato verso livelli stratosferici). E non vogliamo parlare dei grandi rossi veneti o del Centro Italia? Con così tante frecce a nostra disposizione, la conquista di mercati importanti come quello americano ed europeo, così come di quelli emergenti, è alla nostra portata, a patto però di saper esaltare le nostre qualità con intelligenza e di riuscire a comunicare con voce forte e univoca le nostre eccellenze.

Giunti ormai alla quarta edizione (quattro anni: l’età minima perché un vino rosso si possa definire “grande”!), possiamo affermare che Slow Wine ha assunto una propria identità precisa che si fonda sui concetti del “buono, pulito e giusto”. Una definizione della qualità moderna che non tiene più in considerazione esclusivamente la piacevolezza organolettica, ma legge la realtà dell’enologia italiana attraverso una lente di ingrandimento diversa, che fa leva su valori decisivi come la sostenibilità ambientale e il rapporto virtuoso del vignaiolo con il proprio territorio. E sulla bellezza, certo. La grande bellezza. Buona visione.

 

Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni