In the Mood for Wine: Tenuta Tiefenbrunner

O del cambiamento climatico in Alto-Adige.

Freschi, fruttati e minerali. Sono queste le caratteristiche dei vini alto-atesini. Il terroir e il clima permettono lo sviluppo di un’acidità e di una mineralità importante. Tuttavia, il surriscaldamento globale mette sempre più in crisi il mondo del vino. Come fare quindi a mantenere le peculiarità delle produzioni dell’Alto-Adige, senza intaccare l’identità della regione?

Christof Tiefenbrunner e l’enologo Stephan Rohregger raccontano le sfide messe in atto per contrastare l’imminente cambiamento climatico nel secondo incontro di “In the Mood for Wine”, accompagnati nel dibattito da Luca Cuzziol.

Tra le più antiche cantine dell’Alto Adige, a Niclara, immersa in un parco arricchito da grotte, caverne e stagni sorge la Tenuta Tiefenbrunner Castel Turmhof. Un castello immerso nel verde, sede della cantina e di un piccolo bistrot nato per valorizzare i prodotti del territorio e i vini dell’azienda. Alla quinta generazione, Christof e la moglie Sabine, seguiti dai figli Anna e Johannes, portano avanti la tradizione della regione realizzando vini che esprimono a pieno il loro territorio, accompagnati da un pizzico di innovazione.

Tiefenbrunner Castel Turmhof

Già Herbert, il padre di Christof, era un grande visionario.

Nel 1943 inizia con la moglie un’attività di imbottigliamento in proprio e nel 1972, realizza il primo impianto di Müller-Thurgau a 800 metri di altitudine. Ai tempi, fu considerato un pazzo. Christof ricorda con estrema tenerezza il momento in cui, a soli 7 anni, il padre gli racconta la sua idea:

«Era entusiasta. Sognava questo momento fin da quando era molto giovane. Il primo anno realizzò una micro vinificazione di 40 litri, ma capì subito che aveva fatto una scelta vincente. Appena scoprì le potenzialità di questo vino, gli attribuì il nome di un importante imperatore austro-ungarico: Philipp Von Fenner. Scrisse il nome del vitigno in secondo piano. Non aveva mai frequentato una scuola di marketing, ma fu un’ottima strategia commerciale».

Fu così che nacque il Feldmarschall Von Fenner, i cui vitigni sono impiantati nei pressi di un maso di proprietà della famiglia. Attualmente la vigna si estende per 3,16 ettari e vengono prodotte solamente 15.000 bottiglie ogni anno. Questo vino incarna a pieno la filosofia dell’azienda: qualità, equilibrio e raffinatezza.

Le condizioni pedoclimatiche del vigneto sono estreme. Ma sono il terroir e l’altitudine a rendere unico questo vino, donando sentori di frutta gialla, complessità e una buona acidità.

 

Ma come riescono a far fronte ai cambiamenti climatici, mantenendo una qualità costante?

I vigneti ad altitudini più elevate germogliano tardivamente, garantendo una maggiore protezione nei confronti delle gelate.

È proprio questo il metodo messo in atto dall’azienda: agire sul luogo dell’impianto, continuando a piantare in zone storiche, protette dai venti del nord e dai camini di aria fredda che provengono dalle montagne. L’inclinazione del terreno è fondamentale: i vigneti con una leggera pendenza permettono lo scivolamento dell’aria, evitando i danni maggiori.

Il cambiamento climatico è la più grande minaccia per il punto di forza dei vini della regione: la freschezza. Alcuni vitigni, tra cui cabernet sauvignon, pinot bianco e pinot nero possono essere impiantati anche ad altitudini maggiori, con ottimi risultati.

tiefenbrunner vigneti

Seguire la natura è la strategia dell’azienda. Hanno provato tecniche di diradamento fogliare, abbassamento della pianta e ritardo della maturazione, ma con scarsi risultati. In questo caso l’unica soluzione è produrre poco, concentrandosi sulla qualità e cercando di mantenere l’equilibrio. È il territorio a dettare i ritmi, e solo seguendoli si potranno produrre grandi vini.

La domanda di vino è in continua crescita, ma è fondamentale non cadere nelle tentazioni del mercato. La coerenza nella produzione e nei propri ideali permette di mantenere degli alti standard qualitativi e una precisa identità aziendale.

Bisogna decidere cosa produrre, e produrlo bene. È inutile concentrarsi su una gamma molto vasta di vitigni per produrre ogni tipologia di vino. In azienda conoscono i propri limiti e la realtà che li circonda.

«Molte volte ci chiedono perché non produciamo spumanti. La risposta è semplice: non avrebbe alcun senso. Dovremmo dedicare parte della nostra produzione di uva alle bollicine, sottraendole ai vini che rappresentano l’identità dell’azienda. Lasciamo fare questi vini a chi è in grado di farli. Capiamo le richieste del mercato, ma mantenere alti standard qualitativi sarebbe difficile. Sacrificare la qualità è fuori discussione».

 

Meno è meglio.

Questo motto racchiude tutta la loro filosofia. Una ricerca continua dell’equilibrio, per permettere il funzionamento di tutti gli ingranaggi. Vini semplici, che esprimano il territorio e che siano in linea la tradizione: questo è quello che cercano.

 

 

 

 

 

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