Il Nettare della Terra

 

Le parole di István Szepsy non danno adito a molte interpretazioni “Germania, Francia e Ungheria: sono gli unici paesi dove l’espressione dei vini dolci naturali è in grado di provocare autentiche emozioni”

 

 

István e la sua famiglia hanno avuto un ruolo fondamentale nel garantire al Tokaj una continuità storica e qualitativa. Soprattutto quando la gloriosa storia del vino ungherese fu interrotta dagli anni cupi della guerra, prima, e dal regime comunista, dopo. Fu proprio l’ostinata passione di questo grande vignaiolo a permettere alle macerie di una denominazione di diventare solide fondamenta per un futuro radioso e ancora in costruzione.

 

 

A Budapest, in occasione della manifestazione organizzata da Decanter, VinCE 2011, István ha guidato una memorabile degustazione insieme a Pierre Montégut, direttore tecnico di Château Suduiraut. Undici vini: cinque Sauternes e sei Tockaj.

 

 

Proprio il Sauternes, più dei lirici Riesling tedeschi, è il vino che ha sostituito il Tockaj nell’immaginario collettivo di tutto il mondo quale paradigma del vino dolce per eccellenza.

 

La degustazione:

 

Château Lafaurie-Peyraguey 2007

Premier Cru Classé da Sauternes. Impatto olfattivo avvolgente: una complessità fatta da note di frutta tropicale, ananas e lime, crema alle nocciole con una vena balsamica a chiudere. Delizioso equilibrio pur concedendo qualcosa sul piano della vibrazione acida.

 

Château Coutet 2004

Premier Cru Classé da Barsac. Qui domina la balsamicità delle erbe aromatiche con una splendida nota di albicocca in sottofondo. Austero come si conviene a un Barsac. Taglia bene il palato sostenendo in tutto il percorso una calda dolcezza. In equilibrio perfetto.

 

Château Suduiraut 2005

Premier Cru Classé da Sauternes. Annata monumentale, paragonabile alla 1928 o alla 1947. Naso caldo con castagne e nocciola in primo piano su un fondo di menta e salvia. In bocca ha la purezza dell’acqua di fonte scivolando via leggero, complesso, indimenticabile.

 

Château Suduiraut 2001

Annata più fredda, il vino riporta alla mente la freschezza di un Barsac. Note medicinali con timidi accenni citrini. In bocca verte sulla freschezza e sull’eleganza, pagando un poco nella pura piacevolezza.

 

Château d’Yquem 1988

Un mito liquido. Premier Cru Supérieur. Il naso è zafferano e arancia candita, si apre lentamente ma con maestà. Uno splendido percorso gustativo nel quale la grazia è in connubio alla potenza materica. Vino splendido e assoluto.

 

Disznók 5 Puttonyos 2007

Primo Tokaj. Azienda tra le più affidabili della regione di proprietà del gruppo assicurativo francese Axa. Al naso è cristallino con note di noce e pasta di mandorle. Piacevole bevibilità, garantita da una lunga vena acida. Non molto complesso.

 

Szepsy 6 Puttonyos 2006

Classe pura ed eleganza. Un frutto centrato e nitido, pesca in particolare. Sinuosa concentrazione in bocca, sempre ravvivata da una dinamica freschezza. Esempio di equilibrio

 

Béres 6 Puttonyos 2005

Naso avvolgente, molto caldo. Albicocca passita con note di nocciola e caffè. Il palato rivela un dolce equilibrio. Si avverte una forza acida minore rispetto agli altri Tokaj, ma l’armonia è assicurata.

 

Dobogó 6 Puttonyos 2005

Vino minerale ed elegante. Al naso è balsamico e ampio con richiami di frutta secca evidenti. Il palato stupisce per energia e persistenza. Per niente molle riesce a integrare un residuo zuccherino di circa 210 g/l. Mica facile.

 

Szespy 6 Puttonyos 1999

Questo Tokaj è frutto di una vinificazione sperimentale da parte di István. Nessun controllo delle temperature e vinificazione a contatto con le bucce. Uno stile più ossidativo che ne vela la fragranza olfattiva. Il palato però è reattivo e scattante. Vino non immediato ma di sicuro fascino.

 

Disznók 6 Puttonyos 1993

Un vino di nitida purezza ed equilibrio. Naso di caramella d’orzo e menta per un palato croccante e succoso. Non affatica mai ed evidenzia un percorso di straordinaria armonia.

 

 

A distanza di qualche settimana da questa bella degustazione credo di condividere le parole di István, inizialmente interpretate come una provocazione. Nelle mie note ricorrono spesso termini come equilibrio, armonia, leggerezza. Mai, nella mia esperienza, ho assaggiato vini con tale residuo zuccherino dove la bevibilità e l’armonia riuscivano a integrare così facilmente il peso della dolcezza. Anzi, forse sì, ma si trattava di Riesling.