Il grande Bruno Giacosa

È al tempo stesso difficile e facile spiegare il perché di questo successo planetario: difficile perché sono stati spesi in proposito fiumi d’inchiostro, e dunque rischiamo di ripetere quanto già detto; facile perché i suoi vini sono così buoni da spiegare tanto entusiasmo. Aggiungeremo una sola cosa: il carattere delle sue “creature” è specchio fedele del suo carattere, di un certo modo di essere piemontese: riservato, schivo, attento ai fatti più che alle parole o all’autopromozione, quasi severo, ma profondo, ricco di sfumature.

 

I partecipanti al Laboratorio del Gusto (tenutosi in occasione dell’ultimo Salone del Gusto) dedicato ai grandi Barbaresco e Barolo di Giacosa hanno vissuto quindi un’esperienza unica, potendo cogliere grazie al contributo di Dante Scaglione, alter ego di Bruno, e del giovane Francesco Versio (un talento da seguire con attenzione) le mille sfaccettature che l’uva nebbiolo sa conferire al vino quando è nelle mani giuste.

 

Il Barbaresco Asili – parcella di proprietà di Giacosa – proviene da una vigna da considerare uno dei migliori grand cru del Barbaresco: finezza spettacolare, tannini solidi di grande dolcezza, mai aggressivi, tante sensazioni diverse derivanti dalla variegata composizione del suolo.

L’annata 2000 ha una pericolosa facilità di beva, è ampia, forse non particolarmente profonda e decisamente godibile già ora.

Il 2001 è un concentrato di energia, succo, lunghezza; frutto al tempo stesso dolce e austero, grande persistenza, giovanissimo. Durerà un sacco di anni.

Magnifica la freschezza del 2005, attraversato da una vena acida che gli dona invidiabile freschezza; nervoso, scattante: non sottovalutatelo.

 

Il Barolo Rocche del Falletto, altra vigna di proprietà, esprime tutti i tratti più nobili dei Barolo di Serralunga: sensazione di dolcezza e calore, grande forza tannica, intenso sentore terroso, minerale.

L’annata 2000 dona con grande immediatezza note fruttate avvolgenti, con un frutto maturo e un finale molto persistente; ingannevolmente facile.

Il 2001 è un grande Barolo: struttura molto solida, con tannini compatti senz’alcun cenno amaro, dinamico e incisivo sul palato, di grande lunghezza, giustamente acido. Ci farà godere per anni.

Il 2004 è semplicemente un capolavoro, “forse il migliore nebbiolo mai uscito dalla mia cantina”, a detta di Bruno. Noi lo attendiamo con fiducia cieca, poiché le sensazioni (poche e reticenti) che ci ha donato hanno travolto i nostri sensi: e chissà che cosa accadrà quando si aprirà (nel 2024, o 2034, o 2044, o…)